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Spagna, elezioni: vince Sanchez ma vola l’ultradestra e la maggioranza non c’è

FIRSTonline

Niente da fare. La Spagna ha votato per la seconda volta in sei mesi (la prima era stata il 28 aprile) e per la quarta volta in quattro anni, ma dalle elezioni politiche continua a non emergere una possibile maggioranza.

Il Partito Socialista del premier Pedro Sánchez rimane il più rappresentato in Parlamento, ma vede i propri seggi calare da 123 a 120.  “Voglio fare un appello a tutti i partiti politici – ha detto Sanchez – perché bisogna lavorare con generosità e responsabilità per sbloccare la situazione politica”. 

Risultato deludente anche per Podemos (da 42 a 35 seggi). “Da lunedì saremo alleati con i Socialisti – ha detto il leader Iglesias –Noi siamo chiari nelle nostre alleanze”.

Sul fronte della sinistra, tuttavia, per la prima volta entra alle Cortes (con tre seggi) Más País, il partito di Iñigo Errejón nato da una scissione dalla formazione di Pablo Iglesias (3 seggi).

Insieme, le sinistre arriverebbero a 158 seggi, molto sotto la quota per la maggioranza assoluta (176), ma comunque sopra le destre, che in caso di alleanza si fermerebbero a 152 seggi.

Proprio a destra è andato in scena un vero e proprio sconvolgimento.

Per Ciudadanos queste elezioni si risolvono in una vera disfatta: il partito crolla da 57 a 10 seggi.

Per contro, l’ultradestra di Vox registra un’impennata vertiginosa, passando da 24 a 52 seggi. “Siamo la terza forza politica – esulta il leader del partito, Santiago Abascal – Siamo stati protagonisti dell’impresa più rapida e folgorante della politica spagnola. Siamo riusciti ad aprire tutti i dibattiti proibiti. Oggi si consolida una alternativa patriottica e sociale che chiede l’unità della Spagna”.

Cresce anche il Partito Popolare, che risale da 66 a 88 seggi. “Oggi il Pp ha ottenuto un buon risultato elettorale, ma il paese non ha ottenuto un buon risultato”, commenta il leader del Partido Popular, Pablo Casado. 

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