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Scintille tra Enel e Telecom su Metroweb

FIRSTonline

Perde colpi ma non troppo il Toro, nonostante le prese di beneficio dopo due giorni davvero ruggenti. A sostenere le Borse stata è l’ascesa dei prezzi del petrolio: sia il Brent (50,71 dollari al barile) che il Wti (50,21) hanno superato la soglia dei 50 dollari, anche grazie ai problemi dei produttori (Canada e Nigeria) ed al blocco dell’attività delle raffinerie francesi.

Ma a giustificare la pausa contribuisce l’avvicinarsi del week end lungo (lunedì le Borse Usa saranno chiuse per il Memorial Day) e, soprattutto, l’attesa per il discorso di Janet Yellen. Oggi, alle 19.15 italiane, il presidente della Fed terrà un attesissimo discorso all’Harvard Radcliffe Day, da cui potrebbero emergere le prossime scelte della Banca centrale a due settimane dalla riunione del board. Nell’attesa Wall Street ha limitato i danni: Dow Jones -0,13%, S&P -0,02%, Nasdaq in terreno positivo (+0,14%).

Positivi i listini asiatici, solo sfiorati dai rialzi della settimana. L’indice Nikkei sale dello 0,4% nonostante nuovi segnali di deflazione in arrivo (-0,3% l’indice dei prezzi al consumo). Gli operatori confidano che il premier Shinzo Abe colga l’occasione del G7 per annunciare il rinvio dell’aumento dell’Iva nella prossima primavera. Bene Sidney (+,0,5%), deboli Hong Kong (-0,4%) e le Borse cinesi.

MILANO INVARIATA. SHOCK SULLE BANCHE DA MADRID

Seduta contrastata per le Borse europee, segnata dallo shock per l’annuncio di un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro del Banco Popular Espanol: Il titolo è crollato in ribasso del 23% a Madrid, sui minimi da 26 anni. In forte calo anche Bankia (-2,5%) e Banco de Sabadel (-4,6%).

A Milano l’indice Ftse Mib, dopo aver toccato un minimo a 18.071 punti e un massimo a 18.242 punti, ha chiuso con un +0,09% a 18.216 punti. Londra +0,04% ha accelerato a fine seduta. Parigi +0,69%, Francoforte +0,66%.

Tra i settori, le banche correggono in ribasso dello 0,6% dopo aver accumulato un guadagno del 7% in due sedute. In mattinata la perdita era arrivata a superare il 2%.

NUOVO RECORD PER I CTZ, LO SPREAD A 120

Il Tesoro ha collocato 2,5 miliardi di euro, il massimo dell’offerta, di Ctz marzo 2018, ad un rendimento sceso a -0,137% da -0,063% dell’ultima asta di marzo, toccando il nuovo minimo storico. L’accordo sulla Grecia ha rasserenato i mercati del debito dell’eurozona: sul secondario, il tasso del decennale è sceso in area 1,35%, Lo spread con l’analoga scadenza del Bund si tiene poco oltre i 120 punti base. Il rendimento del decennale di Atene si è riportato, dopo l’entusiasmo iniziale, oltre il 7%.

IMMOBILIARE, LAVORO, ORDINATIVI: ECONOMIA USA AVANTI TUTTA

In attesa della Yellen, continuano ad arrivare notizie positive dal fronte dell’economia reale, a conferma che l’imminente rialzo dei tassi è giustificato dalla ripresa. In particolare:

1) trova conferma il boom del mercato immobiliare. La vendita di case in via di perfezionamento è cresciuta in aprile del 5% sul mese precedente, molto più del +0,7% stimato dagli economisti. Si tratta della crescita percentuale più ampia dal 2010. Su base annua la crescita è del 2,9% contro stime di +0,2%.

2) I dati macroeconomici comunicati prima dell’apertura segnalano una buona tenuta del mercato del lavoro, con le nuove richieste di sussidio di disoccupazione in calo di 10mila unità a 268mila: il consensus si aspettava 275mila. 

3) In aprile, gli ordini di beni durevoli sono saliti del 3,4%, grazie a robuste commesse nell’aviazione. Al netto di questa componente il rialzo si riduce allo 0,4%.

APPLE GUARDA A TIME WARNER, CROLLA ABERCROMBIE (-17%)

Ad agitare le acque delle Borse Usa ci ha pensato uno scoop del Financial Times: Eddie Cue, il manager di Apple (+0,8%) che gestisce iTunes, Apple Music e iCloud, si è fatto avanti con Olaf Olafvson, responsabile delle attività corporate di Time Warner per parlare della possibilità di aggregazione. Per ora non si segnalano sviluppi, ma la notizia conferma l’interesse della Mela (forte di 216 miliardi di dollari in cassa) per il segmento media: tra gli obiettivi ci potrebbe essere anche Netflix (+3%).

Da rilevare il collasso di Abercrombie&Fitch, crollata in ribasso del 17% sulla scia del calo delle vendite (-4% quelle nei negozi aperti da almeno un anno, contro il +1,5% atteso dagli analisti). Pesa la riduzione del numero di turisti negli store americani, situazione che potrebbe continuare anche nei tre mesi in corso.

TELECOM ITALIA IN RALLY (+4,2%) DIMENTICA METROWEB

La miglior blue chip di giornata in Piazza Affari è stata Telecom Italia (+4,2% a 0,8665 euro). Brillano anche le azioni di risparmio (+4% a 0,7080 euro), malgrado la società abbia precisato nel corso dell’assemblea di mercoledì che non ci sono le condizioni per convertirle in ordinarie a causa del meccanismo della legge del recesso. 

Il mercato non sembra attribuire grande peso al rischio che Metroweb vada nelle mani di Enel. Al contrario, è assai piaciuta la dichiarazione del vicepresidente Arnaud De Puyfontaine, secondo il quale non è necessaria una ricapitalizzazione di Telecom Italia. Da inizio anno il titolo arretra del 25%. Il presidente Recchi, a proposito di Metroweb, si è limitato a dire: “Bene così, noi continueremo il nostro piano di investimenti che vuol dire avere più soldi da mettere nelle infrastrutture”.

STARACE (ENEL): DISPONIBILI A COLLABORARE, MA SOLO SULLA RETE

L’assemblea degli azionisti Enel (+0,79%) ha offerto all’ad Francesco Starace l’occasione per una replica a tutto campo sulla banda larga e non solo. “Su Metroweb – ha detto – abbiamo appreso da varie comunicazioni che Cdp avrebbe inclinazione a vendere a noi ma non abbiamo ancora una informativa ufficiale”. Ma rispetto a Telecom la linea è chiara: “Siamo totalmente disponibili a qualsiasi collaborazione o dialogo con Telecom a livello della rete ma non commerciale, non come utilizzatori delle strutture di Telecom, per evitare duplicazioni o sovrapposizioni. Noi non ci mettiamo a fare servizio di telefonia”.

Starace ha anche detto di non temere l’ingresso dell’Eni nel campo delle energie rinnovabili: “Abbiamo costruito un sistema che ci permette di affrontare la concorrenza. Ricordo anche l’accordo con F2i per la realizzazione o l’acquisizione di impianti in Italia fino a 1.000 MW”.

Infine, una battuta all’indirizzo di Edison che ha proposto di rimborsare il canone Rai ai nuovi clienti. “Questo è il primo pensiero venuto a tutti i venditori circa un anno fa, quando si è cominciato a parlare di inserirlo in bolletta – ha detto –. Noi abbiamo valutato di fare uno sconto ma non riconducibile al canone Rai”.

La concorrenza tra Enel e Telecom produce intanto i primi frutti. Vola nell’Aim Go Internet (+4,23%), che collaborerà con Enel dopo il piano per la banda ultralarga con il comune di Perugia. Anche Telecom ha annunciato nel corso dell’assemblea l’avvio della posa della banda nella città umbra.

UBI E BPER SOTTO TIRO: SPAVENTA L’INCOGNITA VENETO BANCA

Sotto pressione Ubi Banca, in calo del 6% a 3,49 euro bruciando i guadagni della vigilia (+7%). A scatenare le vendite sull’istituto, peggior blue chip di giornata, il timore che venga riaperto su spinta del governo, il dossier Veneto Banca per cui è sempre più complicata la prospettiva di un aumento di capitale. Per le stesse ragioni le vendite sono piovute sull’altra potenziale candidata all’operazione, la Banca Popolare dell’Emilia-Romagna (-3,3%).

Ancora sotto tiro Unicredit (-3,8%) in attesa di indicazioni sul dopo Ghizzoni. Al di là delle nomine, si acuisce il confronto tra le fondazioni azioniste e i soci internazionali sull’aumento di capitale (5-7 miliardi). Per gli azionisti stranieri la ricapitalizzazione è necessaria per rialzare il Cet 1 oltre la soglia minima del 10%. I partner italiani suggeriscono invece le cessioni della polacca Bank Pekao e della turca Yapi Kredit. L’agenzia Standard & Poor’s ha confermato i rating dell’istituto ‘BBB-‘ a lungo termine e ‘A3’ a breve termine. L’outlook rimane stabile. 

Banco Popolare chiude sulla parità. Intesa guadagna lo 0,5%. Anche Montepaschi sale dell’1%.

POSTE ITALIANE, IL 29,7% IN BORSA DOPO NOVEMBRE

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Debole Poste Italiane (-0,80%) dopo il conferimento da parte del Tesoro di una quota del 35% alla Cdp tramite un aumento di capitale riservato da 2,9 miliardi di euro della Cassa a un prezzo – ex dividendo – pari a 6,4 euro per azione (6,75 euro per azione con dividendo, pari alla valutazione di Ipo). Per Kepler Cheuvreux, che ha confermato sul titolo la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 8 euro, la cessione sul mercato del 29,7% ancora in mano al Mef potrebbe avvenire dopo la presentazione del piano industriale a novembre.

Dopo tre anni e mezzo di raccolta netta positiva in aprile, i fondi comuni hanno rivisto il rosso. Nel mese scorso, secondo la mappa di Assogestioni, i comparti aperti hanno registrato una raccolta netta negativa di 1 miliardo di euro con una battuta d’arresto rilevante rispetto ai +7 miliardi di marzo. Nei primi quattro mesi del 2016 la raccolta dei fondi resta comunque positiva per 12,4 miliardi.

Azimut -2,3%, Banca Mediolanum -1,70%, Quasi invariata Anima (+0,09%). In controtendenza Banca Generali (+3,3%).

DELUSIONE PER AUTOGRILL, FCA RADDOPPIA SU LEVANTE

Rimbalzano le società petrolifere. Eni +0,2%: Equita Sim ha mantenuto invariata la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 15,5 euro. Tenaris +2,3%, ma Saipem perde l’1%. In evidenza Saras (+4%), favorita dagli scioperi delle raffinerie francesi.

Delusione per i soci di Autogrill (-4% a 7,79 euro). Il titolo ha preso la via del ribasso dopo le parole del presidente Gilberto Benetton che a margine dell’assemblea della società ha raffreddato l’attesa di un accordo con un partner internazionale. “Sono pochi i gruppi che si possono combinare con noi ha detto — Forse bisogna aspettare momenti più opportuni. Abbiamo avuto incontri in passato, ma non c’erano le condizioni”.

In territorio negativo Fiat Chrysler (-1,17%). Il gruppo ha annunciato in una nota che da lunedì prossimo la produzione del Maserati Levante nello stabilimento Mirafiori di Torino passerà a due turni di lavoro giornalieri, e saranno complessivamente utilizzate nello storico complesso industriale torinese più di 1. 200 persone. 

Tra le medium cap avanzano Landi Renzo (+4,9%), grazie alla promozione di Citigroup e Sogefi (+6,7%), sull’onda dell’esito positivo di un lodo arbitrale a favore del gruppo.

Sempre in fermento Rcs Mediagroup: +2,4% a 0,7550, sopra il livello dell’offerta di Bonomi. Il mercato continua a scommettere su un rilancio da parte di Cairo grazie a nuovi alleati.

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