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Конфиндастриа (Итальянские промышленники) встречаются в Аргентине и Бразилии, чтобы опередить события в Меркосур: «Диверсификация — залог успеха».

La delegazione della Confindustria guidata dal presidente Orsini ha portato in Sudamerica oltre 100 imprese italiane, soprattutto Pmi, per avvantaggiarsi su un mercato promettente e verso cui saranno gradualmente diminuiti i dazi. “Non vogliamo soltanto esportare di più, ma generare crescita e valore reciproco”

Конфиндастриа (Итальянские промышленники) встречаются в Аргентине и Бразилии, чтобы опередить события в Меркосур: «Диверсификация — залог успеха».

La missione di Confindustria in Argentina e Brasile, culminata ieri con l’incontro di San Paolo alla presenza di oltre 100 imprese italiane e del ministro degli Esteri Antonio Tajani, poteva sulla carta sembrare una spedizione da strette di mano e foto opportunity. E invece è stata immediatamente operativa e potrà consentire all’Italia di avvantaggiarsi rispetto agli altri partner europei in Sudamerica, dando seguito all’entrata in vigore – per ora provvisoria – del trattato di libero commercio con il blocco del Mercosur, composto da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay.

L’accordo Ue-Mercosur ha già fatto crescere l’export italiano del 21% a maggio 2026

L’accordo andrà ratificato dai Parlamenti dei singoli Paesi, compresa l’Italia dove c’è ancora la resistenza soprattutto del mondo agricolo, a cui strizza l’occhio una parte della maggioranza di governo, ma ieri da questo punto di vista il ministro Tajani è stato chiaro, precisando che da parte sua sarà fatto di tutto per mandare in porto un’intesa che può significare tantissimo per il tessuto economico italiano, in particolare per l’export ma non solo. Intanto, l’accordo entrato in vigore provvisoriamente lo scorso 1° maggio ha già prodotto i primi risultati: l’export italiano verso il Mercosur è stato a maggio pari a 745 milioni di euro, in crescita del 21,1% rispetto allo stesso mese del 2025.

L’Italia in Sudamerica ha già un vantaggio culturale ed economico

Il nostro Paese ha un vantaggio culturale ed economico, più volte rimarcato durante la missione dai vari rappresentanti istituzionali, compreso il presidente di Confindustria Emanuele Orsini: in Sudamerica vivono circa 50 milioni di discendenti di emigrati italiani, in Brasile operano già 1.400 imprese a partecipazione italiana, in Argentina sono 300. Per consolidare questo vantaggio Confindustria ha velocemente organizzato la prima missione business oriented organizzata da un Paese europeo nell’area dopo l’approvazione dell’accordo Ue-Mercosur: una settimana intensa di incontri B2B e tavoli bilaterali che si concluderà domani nella capitale Brasilia.

Ecco i 5 settori strategici scelti da Confindustria per la missione

I cinque settori strategici scelti per gli incontri B2B – alimentare, macchinari e impiantistica, pharma e dispositivi medici, tecnologie digitali e transizione energetica – sono quelli in cui il nostro Paese è già molto forte e potrà esserlo ancora di più beneficiando del progressivo azzeramento delle tariffe commerciali, ad incominciare proprio dall’alimentare di cui siamo il primo esportatore Ue verso il Sudamerica ma su cui fino al 1° maggio gravavano ancora dazi oltre il 30% ad esempio per vino e olio d’oliva. Le tariffe si stanno gradualmente abbassando, favorendo un ingresso ancora più massiccio in mercati in forte espansione: l’Argentina quest’anno dovrebbe crescere al 3,5%, il Brasile quasi al 2%.

Orsini (Confindustria): “Diversificare i mercati per rendere più forte l’economia italiana”

A pieno regime, l’export italiano verso quei Paesi potrebbe raddoppiare, dai 7,5 miliardi di euro del 2025 ai 14 miliardi stimati da Confindustria. “Ma io credo che questo valore sia persino stato sottostimato”, ha detto il presidente dell’Istituto del commercio estero, Matteo Zoppas. “In uno scenario geopolitico sempre più complesso e mutevole – ha commentato il presidente degli industriali Emanuele Orsini -, diversificare i mercati significa ridurre le dipendenze e rendere più forte e resiliente l’economia italiana. Nel Mercosur non vogliamo soltanto esportare di più, ma costruire partnership industriali, investimenti e filiere comuni capaci di generare crescita e valore reciproco”.

I problemi da risolvere: la tutela del made in Italy e il divieto per la carne brasiliana

Sebbene le intenzioni di questo contatto siano assolutamente costruttive, non mancano tuttavia i nodi da sciogliere sull’accordo Ue-Mercosur. Ad esempio, dal 3 settembre Bruxelles ha bloccato le importazioni di carne e altri prodotti di origine animale dal Brasile, facendo storcere il naso al Paese sudamericano che invece ha fretta di mandare a regime il trattato soprattutto per vendere carne bovina, di cui è primo produttore globale, in Europa: esportarla negli Usa è diventato più complicato per via dei dazi e la Cina, altro partner strategico, sta aumentando la produzione interna. Infine per l’Italia c’è sempre la questione del made in Italy: il Mercosur si impegna a proteggere legalmente 355 Indicazioni Geografiche europee, di cui ben 57 italiane, ma il rischio di contraffazioni e итальянское звучание остается высоким.

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