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Prada: per l’Ipo avanti tutta, come previsto

 

LUNEDì NERO/1. BORSE ASIATICHE TUTTE IN RIBASSO 

ROUBINI: “CRESCE IL RISCHIO DI UN PERFECT STORM”

 

Parte all’insegna del ribasso la settimana finanziaria: le Borse asiatiche chiudono in territorio negativo per la quarta seduta consecutiva (l’ndice Msci Asia è sotto dell’1%), il Nikkei 225 cala dello 0,8% (Toyota perde il 2,6%) al pari dell’indice Hang Seng della Borsa di Hong Kong. 

“Sui cieli dell’economia globale si sta profilando una tempesta perfetta” ha detto  a Singapore Nouriel Roubini sottolineando il rischio di un brusco crollo dello svilluppo a partire dal 2013. Il “perfect storm” comprende: problemi di bilancio negli Usa, rallentamento della congiuntura in Cina, stagnazione in Giappone, dove per la prima volta da quattro mesi sono in calo gli ordinativi delle macchine utensili. Per giunta, si teme che i dati sulle vendite al consumo negli Usa che saranno resi noti domani, possano indicare il primo calo da 11 mesi a questa parte. 

La Borsa di Shangai registra un calo dell’1,1%: è previsto che i dati della produzione industriale di maggio confermeranno domani il rallentamento dell’economia cinese: il consensus di Bloomberg è per un aumento “solo” del 13,1% per cento su base annua, mentre l’inflazione cresce al 5,5 %.

 

 

 

LUNEDI’ NERO/2. L’ONDA NEGATIVA PARTE DA DUBAI

TEL AVIV NON SI SCALDA PER FISCHER VERSO L’FMI 

 

I listini del Medio Oriente hanno registrato l’onda lunga negativa in arrivo da Wall Street, Ne ha fatto le spese, in particolare, la Borsa di Dubai che è scesa ai minimi dal 25 maggio, sotto la spinta delle perdite dei colossi dell’immobiliare. Anche la Borsa di Tel Aviv scende dell’1,3 per cento, nel giorno dell’annuncio a sorpresa di Stanley Fischer: il governatore della banca centrale di Israele, già  insegnante al Mit di Ben Bernanke e di Mario Draghi, si è candidato per la guida del Fondo Monetario Internazionale di cui è stato direttore generale negli anni della crisi asiatica.

 

LUNEDì NERO/3. IN USA SI ATTENDE LA FRANA

ANCORA SINDROME GRECA SUI LISTINI D’EUROPA 

 

Le statistiche, spiega The Wall Street Journal, non promettono nulla di buono. Nonostante le perdite di venerdì, che hanno portato il Dow Jones sotto la soglia dei 12mila punti, il calo dell’indice americano dai massimi di aprile è solo del 6,7 per cento. Un anno fa “un cocktail analogo” (crisi della periferia dell’euro, rallentamento dell’economia Usa) provocò un calo del 14 per cento che si protrasse fino alla metà di luglio. Inoltre, il listino americano registra ancora un guadagno, il 3,2 per cento, rispetto all’inizio del 2011. Nessuno tra gli intervistati dal giornale Usa, per ora, prevede disastri. Ma, nel dubbio, i money manager stanno ritirando capitali dall’Europa, il vero epicentro della crisi.  

La settimana si apre, nel Vecchio Continente, all’insegna dell’incertezza: non si placa il confronto, inedito, tra governo tedesco e Banca Centrale Europea, che pure può contare sull’appoggio di Josef Ackermann di Deutsche Bank, che in un lungo (e critico) ritratto sul numero domenicale del New York Times viene giudicato “uno dei banchieri più pericolosi del pianeta” perché si ostina a voler raggiungere un roe nell’ordine del 20-25%. come negli anni pre-crisi. Intanto, rileva il Financial Times di stamane, gli scambi sui titoli di Stato della periferia dell’Europa rappresentano ormai solo un sesto di quelli di un anno fa, ai minimi dal 2001. L’unica nota positiva arriva dall’analisi del fondo sovrano norvegese: la crisi, secondo i gestori di Oslo, sta costringendo l’Europa a prendere finalmente le misure corrrete. Nel medio termine, perciò, l’outlook è positivo. Nel breve, pero’, il fondo ha venduto sia i titoli greci che quelli del Portogallo

 

 

PRADA: LA DOMANDA SUPERA DI CINQUE VOLTE L’OFFERTA

INTESA INCASSA 400 MILIONI ( SU 100 INVESTITI NEL 2006)

 

Le previsioni di meteo Borsa parlano di un lunedì nero, sull’onda della frana di Wall Street di venerdì. Ma ci vuole altro per impressionare Patrizio Bertelli: stavolta non c’è tempesta che tenga, Prada sbarcherà sul listino di Hong Kong, con tutti gli onori. Insomma, non vale il detto non c’è due senza tre. Perché già due volte, nel 2001 e nel 2007, Prada ha dovuto rinunciare alla Ipo per le pessime condizioni dei mercati. Anche stavolta i listini non brillano, nemmeno nel Far East. Ma per Prada si può fare un’eccezione: alla vigilia dell’operazione le prospettive sono più che positive, come conferma dal Far East la stessa Goldman Sachs. La domanda di titoli Prada ha già superato di più di cinque volte l’offerta di titoli, che riguarda il 16,5 per cento del capitale. A questo punto l’unica incertezza riguarda il prezzo del  collocamento: la forchetta è stata fissata tra 36,5 e 48 dollari HK (ovvero tra 4,69-6,17 dollari Usa). Nel caso il prezzo tocchi la soglia massima (impresa non facile di questi tempi, come dimostra Samsonite collocata ai valori più bassi della forchetta) la “griffe” italiana avrà raccolto 2,6 miliardi di dollari a fronte di una capitalizzazione di circa 14,6 miliardi di dollari, ovvero di poco superiore ai 10 miliardi di euro. 

Un ottimo affare per Bertelli e Miuccia Prada. Ma anche per Corrado Passera. Banca Intesa, infatti, scenderà per l’occasione dal 5,11 all’1 per cento della maison, con un incasso  attorno ai 400 milioni di euro. Mica male, se si pensa che a fine 2006, quando Intesa entrò nella società in soccorso alla griffe, il 5% di Prada era stato valutato poco più di 100 milioni. Insomma, un volta tanto, la “banca di sistema” ha fatto un ottimo affare. 

 

HONG KONG SEDUCE ANCHE IL MANCHESTER UNITED

MA STAVOLTA GOLDMAN SACHS GIOCA CONTRO

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Non solo moda. Secondo Phil Glazer, l’odiato proprietario del Manchester United, la società di Wayne Rooney può valere nella Borsa asiatica almeno 1,7 miliardi di sterline, più del doppio dei 790 milioni pagati a suo tempo dal miliardario Usa per l’Opa sul club dei Reds. Prima di dare il via all’operazione, a detta del “Sunday Times”, Glazer vuole vedere l’esito dell’Ipo di Prada. Ma salta all’occhio una differenza non da poco: Goldman Sachs è al fianco della griffe milanese. Al contrario, tra i più fieri nemici dei Glazer, colpevoli di aver spremuto il club inglese, costretto a cedere gioielli come Cristiano Ronaldo, figura Jim O’Neill, prestigioso chief economist della casa Usa, grande tifoso dei Reds. Lo stesso O’Neill ha cercato, senza successo, di mettere a punto una cordata per tentare una scalata al Manchester United acquistando i debiti dei Glazer.    

 

L’IPO FERRAGAMO CONSOLA LA BORSA ITALIANA

MA L’OFFRTA AL RETAIL NON ARRIVA A 40 MILIONI

 

 

Dati i precedenti, da Rhiag a Moncler, anche stamane in Piazza Affari si fanno gli scongiuri in vista della sospirata prima matricola dell’anno: Salvatore Ferragamo. Anzi, quando venerdì mattina si era diffuso a Parigi il rumor di un prossimo grande colpo di Lvmh, lo stesso Raffaele Jerusalmi, ceo di Borsa italiana, ha temuto il peggio. Ma i progetti della famiglia proprietaria della maison fiorentina, a quel che si sa, non contemplano la cessione, seppur miliardaria. L’offerta, che riguarda 38 milioni di azioni circa (pari al 22,73% del capitale) valorizza infatti Ferragamo tra 1,35 e 1,77 miliardi. I titoli, compresi in una forchetta di prezzo tra 8 e 10,5 euro, saranno collocati al 90 % tra gli investitori istituzionali. Al retail italiano è riservato il 10% dell’offerta ovvero 3,8 milioni di pezzi. In valore, insomma,  si chiede al mercato fra i 34 e i 40 milioni: poca roba per un nome storico così importante, ma di questi tempi ci si deve accontentare. 

 

L’IPO DI GROUPON SCALDA I MUSCOLI

 

I conti sono presto fatti: le commissioni per i consorzi di collocamento hanno resto in media, quest’anno, il 5,2 per cento contro lo 0,6% assicurato dal collocamento delle emissioni di corporate bond. Si spiega così l’attenzione con cui i bancheri di Wall Street seguono le Ipo della tecnologia, dopo il boom di Linkedin. Tutto è pronto, in particolare, per l’offerta di Groupon, l’ultima star del commercio e dell’advertinsin via web, curata da Morgan Stanely, Goldman Sachs e Credit Suisse. Sei banche avrebbero già prenotato titoli per 750 milioni di dollari. Si tratta di: Citicorp, Deutsche Bank. JP Morgan. Bank of America, Barclays e Allen & Co. 

 

FIAT, PARTE IL ROADSHOW PER UN NUOVO BOND

EXOR FA IL PIENO DI AZIONI PROPRIE

Oggi parte il roadshow a Londra di Fiat per il lancio di un bond, probabilmente da 1 miliardo di euro, per far fronte alle scadenze e mantenere un’elevata liquidità dopo i cash out per sostenere la salita in Chrysler. “Riteniamo l’obiettivo sia almeno 5 anni e il costo probabilmente superiore a quello di marzo (6,375%)”, hanno ipotizzato gli analisti di Equita. Secondo gli esperti di Intermonte, il Lingotto “intende sfruttare condizioni di mercato ancora favorevoli per l’emissione di bond corporate” e hanno ricordato che l’ultima emissione della casa torinese era avvenuta in marzo con uno yeld del 6,375% su 5 anni. L’importo esatto e la durata del prestito obbligazionario saranno comunque decisi in base alla risposta del mercato. 

 

Intanto Exor ha comunicato di aver effettuato la scorsa settimana diversi acquisti di azioni proprie .  Dall’inizio del Programma sono state acquistate n. 107.500 azioni ordinarie, n. 107.500 azioni privilegiate e n. 27.800 azioni di risparmio per un investimento complessivo di circa € 5,1 milioni.

Attualmente EXOR detiene 4.217.000 azioni ordinarie (2,63% della categoria), 10.347.284 azioni privilegiate (13,47% della categoria) e 449.495 azioni di risparmio (4,90% della categoria)

 

     

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