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“Pensioni d’oro”, protestano le categorie: “Noi tra i maggiori contribuenti”

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Contro il taglio delle “pensioni d’oro” che il governo legastellato sta mettendo nel pacchetto previdenziale, si scagliano anche le associazioni di categoria. In particolare, attraverso un documento congiunto inviato all’attenzione della presidenza del Consiglio, hanno fatto sentire la loro voce diplomatici, magistrati e avvocati in pensioni, oltre al Forum nazionale dei pensionati, alla Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità (CIDA) e a Confedir, la sigla che riunisce i dirigenti della Pubblica amministrazione. “Le pensioni delle categorie professionali che rappresentiamo – recita il testo – sono state oggetto di una assurda campagna denigratoria solo perché superiori alla media. I nostri pensionati sono addirittura stati additati come dei parassiti”.

Nelle intenzioni del Governo, in particolare del Movimento 5 Stelle, c’è di evitare l’eventuale scure della Corte Costituzionale introducendo il taglio delle cosiddette pensioni d’oro in modo temporaneo: i tagli ci saranno per le pensioni più alte dall’8% fino ad un massimo del 20% e per un periodo di due anni. Per la precisione, perderà l’8% della propria pensione chi ha un reddito complessivo che va dai 90.001 euro ai 130mila euro, il 12% chi ha un reddito complessivo che va dai 130.001 ai 200.000 euro, il 16% chi ha un reddito complessivo superiore ai 200.001 euro e fino a 500.000 euro, il 20% infine chi invece ha un reddito che sfora i 500.000 euro. Il taglio dovrebbe riguardare anche i trattamenti previdenziali erogati da Presidenza della Repubblica, Consulta, Camera e Senato.

“Tutto ciò è inaccettabile e non più sopportabile”, lamentano però le associazioni di professionisti. “Chi è oggi titolare di pensioni di importo medio-alto, ha versato contributi altissimi e ha subito una imposizione fiscale particolarmente pesante nel corso di tutta la vita lavorativa: le figure professionali che rappresentiamo, infatti, rientrano in quel 12% di contribuenti che versano il 54% dell’Irpef complessiva, garantendo il gettito indispensabile al mantenimento del nostro modello di welfare. Un modello – aggiunge la nota congiunta – che tutela anche chi non ha versato tasse e/o contributi o ne ha versati pochi”.

Le associazioni contestano anche lo spirito del provvedimento, ovvero quel “contributo di solidarietà” che si vorrebbe mettere a carico di chi percepisce pensioni più elevate. “Non si tratta di applicare più equità, come si vorrebbe far credere. Anzi si verrebbe a determinare, in realtà, una gravissima discriminazione ai danni di quel ceto medio e produttivo al quale ci onoriamo di appartenere e che costituisce la spina dorsale del Paese. Qualsiasi provvedimento – chiude il comunicato – che colpisca oggi le pensioni medio-alte risulta privo di motivazioni di interesse pubblico ed è quindi palesemente incostituzionale“.

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Categories: Pensioni

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  • Sempre a scrivere imprecisioni. Le percentuali si applicano sulla quota eccedente i 90.001. Fermo restando i 90,000 euro garantiti come possono tagliare es.8% da 90.001? Scrivete senza ragionare