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Pallanuoto: Setterosa di nuovo sul tetto d’Europa

Alla fine un comodo 13 a 10. Il Setterosa è campione d’Europa. Contro le campionesse del mondo della Grecia (che ci avevano battuto nella partita di esordio del girone di qualificazione) ha giocato la partita perfetta al termine di un campionato perfetto. Cosa è la perfezione in un torneo di pallanuoto? E’ un portiere eccezionale come Elena Gigli; la capacità di difendere con una zona stretta anche quando si gioca in inferiorità numerica, una straordinaria gestione dell’attacco quando si gioca con l’uomo in più; due straordinari centri boa (talvolta utilizzate insieme) come Teresa Frassinetti ed Elisa Casanova (la capitana, arrivata alla nazionale a 35 anni suonati perchè della stessa generazione della grande Giusy Malato); un favoloso rientro, come quello di Tania Di Mario (già nel precedente setterosa); la grande maturità della giovane Simona Abate da Marcianiese Finora soprattutto terra di pugili), una rigorista (Roberta Bianconi) che non ne ha sbagliato uno per tutto il torneo. Ma soprattutto una straordinaria tenuta nervosa di tutta la squadra, merito di Fabio Conti, l’allenatore.

Insomma nell’anno olimpico gli auspici per le ragazze campioni d’Europa, che giocheranno il torneo di qualificazione a metà aprile, sono propizi. Così come lo sono per i ragazzi del Settebello, che, pur sconfitti (e di brutto) da una Croazia straordinariamente forte sul piano della fisicità, oggi pomeriggio si giocheranno la medaglia d’oro contro i maestri dell’Ungheria. Più che giustificato quindi, dopo i campionati di Eindoven, l’ottimismo e la soddisfazione del presidente della federazione nuoto Paolo Barelli.

Per chi ha visto. sia pure in televisione, quasi tutte le partite del torneo, restano soddisfazioni e soprattutto tante emozioni. Perchè nella pallanuoto, con le squadre che giocano sempre punto a punto, a sentire l’adrenalina non sono soltanto quelli in vasca, ma anche gli spettatori. Quelli che guardano la televisione e che possono vedere la durezza degli scontri fisici, grazie alle riprese sott’acqua, dove si svolgono quei falli che neanche i due arbitri, che sono a bordo vasca, riescono a vedere. In questo senso la pallanuoto è anche uno sport straordinariamente televisivo.

Se poi chi guarda è anche napoletano, per di più nato e cresciuto a Santa Lucia, nel quartiere dove si trovano i circoli nautici, all’emozione si uniscono i ricordi. perchè a Napoli la pallanuoto è anche cultura. Pensiamo al protagonista del “Ferito a morte” di Raffaele La Capria, per il quale lo scrittore si è ispirato al fratello Pelos, già portiere della Rari nantes. E poi Napoli è la città di Gildo Arena e Fofò  Buonocore, se non mi sbaglio, protagonisti del settebello delle Olimpiadi di Londra 1948. E poi ci sono i fratelli Buby e Frtz Dennerlain, con quest’ultimo che non fu nella squadra che vinse le Olimpiadi di Roma 1960 perchè doveva correre i 100 e 200 farfalla.  Nè si possono dimenticare i D’Altrui, padre e figlio, entrambi in nazionale in periodi successivi. Geppino era il capitano degli olimpionici del 1960. Naturalmente la storia della pallanuoto non si ferma a Napoli. Questo è lo sport di Cesare Rubini, che giocò gli Olimpiadi sia in vasca con il settebello che sul parquet con la nazionale di pallacanestro. Per poi diventare l’allenatore delle scarpette rosse del mitico Simmenthal Milano.

Infine vorrei dedicare tre ricordi personali alla straordinaria vittoria del Setterosa. Il primo: non ho più di 10 anni e vado a vedere la prima partita di pallanuoto. A Napoli ai tempi non c’è ancora la piscina coperta (si farà solo nel 1964 per i giochi del Mediterraneo) e Rari e Canottieri giocano il campionato di serie A, in uno specchio d’acqua di mare improvvisato, alle spalle del molo Beverello, dal quale ora partono vaporetti e aliscafi per Capri e Ischia. Il secondo ricordo è quello delle Olimpiadi di Roma 1960. C’ero anch’io quella sera in piscina quando vincemmo la medaglia d’oro, e poche ore prima avevao assistito all’Olimpico alla vittoria di Livio Berruti sui 200 metri. Forse una delle più straordinarie giornate per lo sport italiano. Al netto del calcio.

L’ultimo ricordo si riferisce al giorno del tema d’italiano alla mia maturità classica. Napoli, Liceo Umberto. Tra i privatisti, aggregati alla mia classe, scorgo un ragazzo, molto ben vestito, ma con un occhio nero. Uno dei professori gli si avvicina e gli chiede come mai si è fatto male. Lui risponde: “Veramente ieri sera abbiamo giocato a Recco. Sono tornato a Napoli questa mattina, giusto per gli esami”. Scoprii subito dopo che quel ragazzo si chiamava Dario Monizio, giocava in serie A con la Canottieri che contendeva allora gli scudetti alla Pro Recco. Ma per fare gli esami di maturità viaggiava di notte in cuccetta di seconda classe. Perchè la pallanuoto era un sport rigorosamente dilettantistico.

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