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Olimpiadi 2026 a Milano: benefici per 3 miliardi, lunedì il verdetto

Imagoeconomica

Il giorno della verità è lunedì 24 giugno: per convincere il Comitato olimpico a Losanna ad assegnare a Milano e Cortina le Olimpiadi invernali del 2026 si mobiliteranno non solo il sindaco Beppe Sala e il presidente (uscente) del Coni, ma anche il Governo nella persona del sottosegretario allo Sport Giancarlo Giorgetti, e testimonial d’eccezione come il ct della nazionale Marcello Lippi, i vertici di Inter e Milan e 16 ex atleti azzurri medagliati. La sfida con Stoccolma è ancora tutta da giocare, ma intanto una cosa è certa: per Milano, l’evento a 5 cerchi sarebbe una nuova Expo. In termini di immagine ma soprattutto di ricadute economiche sul territorio, che la Bocconi ha stimato in quasi 3 miliardi solo per Milano e la Lombardia, con un valore aggiunto di 1,2 miliardi e una crescita importante anche sul fronte del lavoro, con 22 mila occupati in più da qui al 2026.

Lo studio dell’ateneo lombardo segue quello de La Sapienza di Roma, che già aveva calcolato il beneficio fiscale dell’evento per lo Stato centrale: a fronte dei 415 milioni che si spenderanno per sostenere i costi per la sicurezza, ci saranno 601,9 milioni di entrate per l’erario. I Giochi dunque si confermano una grande opportunità, nonostante la loro durata sia molto più breve rispetto all’Expo (17 giorni contro 6 mesi), così come molto inferiore sarà l’afflusso di pubblico: tra Lombardia e Veneto i biglietti da vendere sono 2,5 milioni, contro i 21 milioni di persone che hanno visitato i padiglioni dell’evento che ha cambiato il volto a Milano nel 2015. “Un circolo virtuoso nel sistema produttivo e sociale locale, i cui effetti complessivi saranno largamente superiori al costo degli investimenti affrontati per la realizzazione dell’infrastruttura generando anche ricadute fiscali”, ha detto Marco Percoco, il direttore del Green, il centro studi della Bocconi che ha realizzato l’analisi .

OLIMPIADI A MILANO E CORTINA, I CONTI TORNANO

Nel conto è stato considerato tutto: gli effetti diretti che arriveranno dalla costruzione e dalla gestione delle Olimpiadi in Lombardia, indiretti, l’indotto. È così che si è arrivati a quantificare che per ogni euro investito (la Lombardia ne stanzia 321 milioni) ne arriveranno 2,7, con un beneficio totale di 868 milioni. Un effetto moltiplicatore che riguarderà anche le spese operative, che ammonteranno a 473 milioni portando a un totale di 951 milioni, con un valore aggiunto di 460. Infine, i visitatori — compresa la cosiddetta famiglia olimpica o gli addetti ai lavori — che dovranno dormire, mangiare, muoversi, fare shopping, visitare musei e divertirsi. In questo caso, gli esperti partono da una stima di 357 milioni che metteranno in circolo però un miliardo e un valore aggiunto di 445 milioni. Secondo la Bocconi, uno spettatore internazionale che si fermerà in media 2 giorni avrà un budget di 220 euro al giorno ( al netto del biglietto per le gare), simile a quello di un turista.

Più basso il conto quotidiano per un atleta: 50 euro. La nota spese di un giornalista sarà di 250 euro, ma la trasferta sarà di 12 giorni. Miniera d’oro per ristoranti e hotel, ma anche per le casse del Comune che, per la tassa di soggiorno, incasserà 2,3 milioni (800 mila la cifra per la Valtellina). E la tassa di soggiorno è solo una delle voci che compongono l’impatto fiscale: in generale, si parla di 304 milioni dovuti in gran parte al gettito Irpef e all’Iva. Il vero obiettivo, però, è dare un ulteriore slancio a Milano, come avvenne con Expo, al di là dei numeri: “Affinché quelle scintille si trasformino in uno sviluppo duraturo – dice ancora Percoco della Bocconi – è necessario rendere più attrattivo il territorio non solo per i turisti di quei 15 giorni, ma per i talenti e le imprese che potranno venire a vivere a lavorare in Lombardia dal 2026”.

OLIMPIADI MILANO E CORTINA, CONSENSO ALLE STELLE

Ce la faranno, Milano e Cortina, a convincere il Cio? Secondo Giorgetti, la partita è apertissima e anzi si deciderà nelle ultimissime ore, “tra domenica e lunedì”. Il sindaco Sala parla di “battaglia all’ultimo voto”, ma non nega che quello che circola nelle stanze di Palazzo Marino è un “moderato ottimismo”. Oltre alla solidità della candidatura, un altro punto sul quale insisterà l’Italia nel rush finale è il consenso popolare: da noi si sfiora ormai il plebiscito, mentre gli svedesi sono sempre più indifferenti o addirittura contrari. Almeno secondo un sondaggio realizzato da Ipsos per il quotidiano Dagens Nyheter: solo il 34% degli intervistati a Stoccolma e dintorni è favorevole (meno del 55% fotografato dal Cio lo scorso marzo), con un 37% di contrari.

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