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Milano-Cortina, le Olimpiadi tra entusiasmo e misteri

Imagoeconomica

“La differenza l’hanno fatta le persone, la loro competenza e la loro passione”. Con queste parole, pronunciate a Trento in occasione della seconda edizione del Festival dello Sport, il membro del CIO Octavian Morariu ha resto omaggio alla candidatura di Milano Cortina 2026, uscita vittoriosa lo scorso luglio dallo scontro finale con Stoccolma. Un trionfo che fino a poche ore dall’assegnazione sembrava in bilico, come ha ammesso lo stesso presidente del Coni Giovanni Malagò: “Sono state decisive le ultime ore. La Svezia aveva una candidatura forte e si candidava alle Olimpiadi invernali per l’ottava volta, senza mai averle ottenute. Loro si sono giocati le loro carte migliori subito, mentre noi abbiamo recuperato nel pomeriggio, presentando il video migliore che avevamo e lasciando spazio alle nostre giovani atlete Sofia Goggia e Michela Moioli, cercando di essere più naturali possibile. Abbiamo improvvisato e ha pagato: non avessimo ottenuto i Giochi, avrei fatto un passo indietro”.

Morariu ha confermato la versione del presidente del Coni, ricordando che “le due candidature erano comparabili sotto molti aspetti, ma a fare la differenza sono state le persone. Abbiamo trovato nella delegazione italiana un team di professionisti eccellenti, esperti e con una grande capacità di lavorare con competenza. E’ stata decisiva l’unità d’intenti tra atleti, organizzatori, politici e amministratori locali. Ed è vero: nella presentazione a porte chiuse del mattino, Stoccolma era andata meglio. Nella sessione risolutiva del pomeriggio è poi venuta fuori tutta la vostra passione”.

Incassati i complimenti del Comitato olimpico internazionale, che peraltro contribuirà per tre quarti alle spese organizzative di un’edizione che si preannuncia particolarmente low cost, anche perchè divisa tra due Regioni (il costo per l’Italia dovrebbe essere di 300-400 milioni di euro, con una ricaduta sul territorio di 25.000-30.000 posti di lavoro), Malagò deve però ora affrontare i veleni interni. Il presidente del Coni a Trento ha infatti glissato sulla polemica che proprio in questi giorni sta divampando, dopo che il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora (M5S) ha sollevato il caso sulla nomina del futuro CEO del nascente Comitato organizzatore dei Giochi di Milano Cortina 2026.

Spadafora ha lamentato di non essere a conoscenza dell’esistenza di un incarico formale conferito alla società statunitense di head hunting Spencer Stuart: una circostanza che se fosse vera sarebbe scandalosa, visto che il compenso al manager sarà di fatto pagata con soldi pubblici e non pochi, visto che l’accordo informale concordato tra Sport e Salute (la società controllata dal Mef che ha sostituito Coni Servizi dopo la riforma Giorgetti) e Spencer Stuart prevede il riconoscimento di 10mila euro + Iva, ma soprattutto del 30% dello stipendio del CEO incaricato, che andrà a percepire circa mezzo milione lordo. Insomma un impegno economico da 150mila euro in tutto, al momento affidato senza gara.

Anche sul nome del manager non sono mancate le polemiche: il Coni ha consegnato al ministro una short list definitiva di tre nomi, ai quali però ne è stato aggiunto fuori tempo massimo un quarto, quello di Stefano Domenicali, ex manager Ferrari, ora presidente e Ad di Lamborghini, amico personale di Malagò e molto apprezzato anche dal sindaco di Milano Beppe Sala. In attesa di diradare i dubbi su questa cruciale nomina, c’è da rilevare che l’avventura olimpica di Milano e Cortina non è ancora partita ufficialmente ma è già stata funestata – dopo gli entusiasmi iniziali e l’ottimismo ancora ostentato a Trento – da una prima onda di misteri e veleni. E’ solo di poche settimane fa, tra l’altro, lo scandalo delle lettere inviate da Malagò al Cio per chiedere di punire l’Italia e fermare la riforma dello Sport.

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