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Mega fusioni: il 2019 può essere l’anno dei record

FIRSTonline

È tornata l’era delle mega fusioni societarie. Secondo i calcoli di Bloomberg, nei primi sei mesi del 2019 sono stati conclusi a livello globale ben 41mila merger per un valore complessivo ci 4.650 miliardi. È verosimile perciò che quest’anno si chiuderà con un nuovo record, visto che al momento l’asticella del primato è ferma ai 5.670 miliardi del 2015.

Ma questa tendenza non è destinata a fermarsi di qui a pochi mesi. Al contrario, molti sono i matrimoni di gran lusso che dovrebbero andare in porto al più presto nel 2020: in Italia, com’è ovvio, gli occhi sono puntati sulle nozze tra Fca e Peugeot (valore: circa 50 miliardi di euro), ma si attendono anche fiori d’arancio per le coppie Lvmh-Tiffany (15 miliardi) e Xerox-Hp (27 miliardi), che negli ultimi 10 giorni hanno annunciato l’intenzione di unirsi.

A livello finanziario, le fusioni miliardarie sono favorite in questa fase dai tassi d’interesse bassi (con la prospettiva di una loro ulteriore riduzione) e dall’andamento positivo dei mercati azionari. Un quadro che garantisce enormi riserve di liquidità.

In termini industriali, invece, è chiaro che l’ampliamento dimensionale aumenta le capacità d’investimento e consente alle aziende di aggiornarsi con meno fatica sul fronte dell’innovazione tecnologica, che procede a ritmo sempre più spedito.

Questa dinamica è evidente soprattutto nel settore dell’auto, dove gli investimenti sulle elettriche sono saliti a 300 miliardi e anche lo sviluppo della guida autonoma sta facendo passi da gigante. Non a caso, Volkswagen ha creato un asse con Ford, mentre Bmw e Daimler si sono alleate nella mobilità cittadina e Toyota ha investito in Uber Grab.

Altro settore particolarmente interessato dalle fusioni negli ultimi anni è stato quello della chimica, con le maxi operazioni Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta. Di fatto, se a questi tre operatori si aggiunge Basf, si completa il poker dei protagonisti in grado di controllare da soli l’evoluzione del settore chimico a livello globale.

E ancora: nell’occhialeria il consolidamento è avvenuto per mano dell’italiano Leonardo Del Vecchio, che ha dato vita al colosso Essilor-Luxottica, mentre nella farmaceutica stanno andando in scena diverse scalate. Le ultime in ordine di tempo sono quelle di Bristol Meyers su Calgene (74 miliardi di dollari) e di Abbvie su Allergan (63 miliardi).

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Categories: Finanza e Mercati