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Le Borse aspettano segnali dalla Fed ma nessuno crede al rialzo dei tassi

Segnano il passo le Borse in attesa delle decisioni della Federal Reserve, che inizia oggi i suoi lavori. Nessuno (o quasi) prevede una decisione sul costo del denaro, ma le indicazioni del comunicato finale serviranno a capire le intenzioni della banca centrale Usa. Nell’attesa, Wall Street cala: Dow Jones -0,13%, S&P -0,19%, Nasdaq -0,06%. Male anche le piazze asiatiche: Tokyo -1,1%, Hong Kong -0,5%. Frenano sia Shanghai (-1,3%) che Shenzhen (-1,9%). 

WALL STREET IN ANSIA PER LE VENDITE DI IPHONE

A caratterizzare la seduta è stato il tonfo di Apple, -3,2% alla vigilia dei conti trimestrali. A condizionare il titolo i risultati negativi di alcuni fornitori chiave dell’iPhone 6: il titolo Dailog Semiconductor ha subito un calo del 10%. In forte discesa anche i titoli dell’energia: Exxon -2,1%, Chevron -2,7%.

A confermare, alla vigilia del vertice dei banchieri Usa l’andamento piatto del costo del denaro ci ha pensato Nike: il colosso dell’abbigliamento sportivo (rating AA- per S&P) ha emesso un titolo a 30 anni per un miliardo al 3,875%. 

PREVISTO AVVIO IN CALO IN EUROPA. OGGI L’ASTA CTZ

Prevista stamane un’apertura con il segno meno per le Borse europee, in sintonia con l’andamento della prima seduta della settimana. A Milano l’indice FtseMib ha perduto ieri lo 0,5%. Francoforte ha chiuso in calo dello 0,2%, Parigi dello 0,7% e Madrid dello 0,3%. Sul fronte macro, da segnalare la prima stima del Pil del terzo trimestre del Regno Unito. 

Lo spread Btp-Bund si è allargato, ma resta sotto la soglia psicologica dei 100 punti base. Al via oggi con l’offerta dei Ctz, le aste di fine mese del Tesoro. Domani toccherà ai Bot semestrali, giovedì il ministero dell’Economia metterà a disposizione degli investitori un ammontare compreso tra 6,25 e 7,75 miliardi di euro in Ccteu e Btp a cinque e 10 anni.

STM, I SOCI PUBBLICI VOGLIONO MENO DIVIDENDI

Brusca caduta ieri di Stm (-4,8%). Pesa la discesa dell’indice dei semiconduttori Usa (-2%), ma ancor di più le voci sulle pressioni di Italia e Francia, i due soci di riferimento, sul management. Secondo Bloomberg gli azionisti pubblici, forti del 27,5% del capitale per ciascuno, chiederanno di accelerare sugli investimenti, in modo da preservare l’occupazione a costo di rinunciare ad una parte dei dividendi. Per or non è stata presa alcuna decisione, precisa l’agenzia. Il pay out della società, dal 2011, è del 40%, con un rendimento del 5,2%, tra i più alti del settore tecnologico europeo. Il gruppo presenterà la trimestrale giovedì. 

LE VOCI BRASILIANE DANNO UNA SPINTA A TELECOM

Star della giornata è stata Telecom Italia (+1,7%), miglior blue chip. Il titolo è arrivato a guadagnare il 4% in mattinata, spinto da ipotesi di un’aggregazione in Brasile. Ma Tim Brasil ha diffuso un comunicato nel quale nega trattative in corso con il fondo LetterOne, controllato dal miliardario russo Mikhail Fridman e con la rivale Oi che, al contrario, aveva reso nota una proposta del fondo pronto a investire fino a 4 miliardi di dollari in caso di nozze con Tim Brasil.

Da giovedì scorso il rialzo di Telecom Italia sfiora il 12%. A trainare il titolo il rimbalzo dei titoli del settore in Europa ma soprattutto gli acquisti di Vivendi, salita nel capitale oltre la soglia del 20%. Da inizio 2015 il titolo guadagna il 30% circa.

LUXOTTICA MACINA UTILI, GLI ANALISTI VOGLIONO DI PIU’

Delude la trimestrale di Luxottica (+0,9% prima dei conti). Al 30 settembre 2015 il gruppo ha registrato un fatturato in crescita del 14,4% a 2,155 miliardi (1,883 miliardi nello stesso periodo dello scorso anno) e un utile netto in crescita del 22,9% a 200 milioni di euro. La previsione degli esperti, tuttavia, era di una performance superiore sia in termini di vendite (2,224 miliardi), sia di utile netto (214 milioni).

Nel corso della conference call con gli analisti l’ad Adil Khan ha detto che la rule of thumb “non può essere sostenibile all’infinito”. La regola, che prevede un incremento doppio degli utili rispetto a ricavi in crescita (a cambi costanti), è stata rispettata da Luxottica dal 2010. “Ma non abbiamo mai detto che sarebbe stata perpetua: sei anni di fila mi paiono già impressionanti”, ha concluso Khan.

VICINA LA RESA DEI CONTI IN UNICREDIT

Contrastato il settore finanziario. Unicredit -0,7%: sembra imminente una decisione sul caso Bulgarella. Il Ceo Federico Ghizzoni vuole chiudere in tempi rapidi la vicenda scaturita con l’inchiesta della Procura di Firenze sulle attività del gruppo Bulgarella, che vede indagati il vice presidente Fabrizio Palenzona e i due dirigenti Massimiliano Fossati e Alessandro Cataldo. I due manager saranno sostituiti probabilmente già in settimana. L’obiettivo è di non arrivare a ridosso dell’11 novembre quando verrà presentato il piano strategico.

In calo Intesa (-0,2%). MontePaschi +0,1%. Positiva Banca Popolare di Milano (+0,5%), mentre scendono Banco Popolare (-1,5%), Ubi (-0,4%) e Mediobanca (-2%). 

Generali -1,5%. Mediobanca (giudizio neutral, target 18,50 euro) ha inserito il titolo nel Portafoglio Short raccomandato al posto di Danieli -1%. UnipolSai -1,3%. 

ALLA VIGILIA DEI CONTI RALLENTA FERRARI

Alla vigilia del Cda Fiat Chrysler perde lo 0,6%. A Wall Street intanto Ferrari scivola in ribasso del 2,3% a 55 dollari, dopo aver toccato un minimo di 54,535 dollari, il prezzo più basso dalla quotazione.

OIL DEBOLE. OGGI IL PIANO SAIPEM

Debole anche in Europa il settore petrolifero: l’indice Eurostoxx Oil & Gas cede l’1,6%. Total -2% a Parigi. Eni -1,5%, Tenaris -0,9%. Fa eccezione Saipem (+1,2%) alla vigilia del Cda che dovrà affrontare la definizione del piano di rilancio del gruppo e l’ingresso nel capitale del Fondo Strategico. Saras ha chiuso la seduta con un guadagno dell’1,8% a 1,7480 euro. Enel sale dello 0,1% ma nel settore utility prevalgono le perdite. A2A -1,4%, Snam -0,6%. 

ASTALDI -7,4% IN FONO AL LISTINO

Da segnalare infine il crollo di Astaldi (-7,4%) sulle indiscrezioni secondo cui l’amministratore delegato Stefano Cerri starebbe per lasciare l’azienda. Pesa anche la voce che il ricavato della cessione delle quote dell’autostrada Brescia-Padova potrebbe essere inferiore alle previsioni.

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