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Le banche trascinano al rialzo Piazza Affari

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Piazza Affari riduce i guadagni a fine seduta, ma resta in territorio positivo guadagnando lo 0,19% a 22.368,29 punti, ed è l’unico listino europeo a farlo: sono infatti in rosso tutte le altre Borse, da Londra che perde quasi un punto percentuale, a Parigi e Madrid che cedono circa mezzo punto ciascuna, fino a Francoforte che limita i danni col -0,29%.

Le grandi protagoniste della seduta milanese sono le banche, in particolare le Popolari: svetta sul FtseMib Bper, che guadagna quasi il 4%, molto bene anche Ubi Banca e Banco Bpm sopra il 2%. In mezzo a loro si inserisce Unipolsai, che avanza del 2,66%. Ci sono però delle eccezioni: Unicredit perde lo 0,8%, Intesa Sanpaolo è piatta e Banca Mediolanum, che si appresta ad abbandonare il FtseMib venerdì 15 dicembre, per lasciare posto a Pirelli a partire dal 18, guadagna solo lo 0,21%.

Le banche beneficiano dell’apertura da parte della Bce sul contestato piano sul trattamento degli Npl. La responsabile della supervisione bancaria della Bce, Daniele Nouy, ha detto che Francoforte potrebbe anche ritardare le nuove regole, ma per adesso rimane ferma sui punti centrali della proposta, ammettendo però che la tempistica indicata finora è troppo stringente per gli istituti di credito.

Gli altri driver finanziari della giornata sono l’apertura record di Wall Street, dove il Dow Jones ha superato quota 24mila punti per la prima volta nella storia. Anche l’S&P 500 ha subito toccato nuovi massimi intraday. Questi indici, e il Nasdaq Composite, si preparano a chiudere il mese di novembre con solidi guadagni. Gli investitori sperano nell’approvazione della riforma fiscale che il presidente americano Donald Trump ha promesso un anno fa e che spera di portare a casa entro Natale. Forse già oggi il Senato metterà al voto la bozza messa a punto dai repubblicani, anche se intanto è arrivata un’altra notizia choc da Oltre Oceano: dopo la minaccia di una guerra nucleare contro la Corea del Nord, Trump ha anche annunciato il siluramento del segretario di Stato Rex Tillerson.

E poi c’è il petrolio. I ministri dei produttori di petrolio dell’Opec hanno raggiunto un accordo di principio per estendere i tagli alla produzione di petrolio fino alla fine del 2018, secondo quanto riporta l’agenzia Dow Jones. L’attuale accordo dell’Opec prevede tagli alla produzione di circa 1,8 milioni barili al giorno e scade a marzo. Oggi le quotazioni le greggio hanno chiuso contrastate: sensibile rialzo per il Brent a +0,62% sopra i 63 dollari al barile, leggera flessione invece per il Wti a 57 dollari al barile. L’accordo comunque non ha entusiasmato gli investitori sui titoli energetici italiani: Saipem cade del 3%, Eni si salva sul +0,36%, meglio Tenaris sul +0,66%.

E’ proprio Saipem, nonostante la firma di un nuovo contratto da 400 milioni per attività off shore in Arabia Saudita e Africa Occidentale, il peggior titolo del FtseMib, ma sono in netta controtendenza anche Ferrari, Exor e Mediaset. Lo spread Btp Bund oggi ha chiuso in calo a 138,5 punti base.

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