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La Juve non sa più vincere, per l’Inter occasione d’oro

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La Juve vede i sorci nero-verdi, ma anche un altro pezzo di scudetto. Al Mapei Stadium, proprio come da previsioni, è andata in scena una partita spettacolare, ricca di colpi di scena e capovolgimenti di fronte, che ha visto i bianconeri alternare momenti di dominio ad altri di grande, grandissima, sofferenza. Per loro fortuna però le contendenti al titolo fanno a gara a chi spreca più punti, ed ecco così spiegato il paradosso di avvicinarsi all’obiettivo nonostante tre partite consecutive senza vittoria, per giunta con 9 gol subiti. La Lazio, fermata sullo 0-0 dall’Udinese, è rimasta a 8 punti di distanza e comunque non sembra più avere il passo per creare problemi, l’Inter invece, in caso di vittoria a Ferrara (ore 21.45), si porterebbe a meno 6, 7 considerando gli scontri diretti a sfavore.

Insomma, al nono scudetto consecutivo mancano solo tre successi e questo nell’ipotesi in cui i nerazzurri facessero bottino pieno da qui alla fine: il bicchiere, in chiave tricolore, è decisamente pieno, ma le cose cambiano se si ragiona in prospettiva Champions. Milan, Atalanta e Sassuolo hanno dimostrato, dopo Lazio (in campionato e in Supercoppa) e Napoli (Coppa Italia), che la Signora va in enorme difficoltà se viene aggredita, un difetto che Sarri non sembra proprio riuscire a correggere e che, evidentemente, preoccupa molto in chiave europea.

Ieri sera, dopo un inizio che lasciava pensare a una passeggiata (2-0 in 12’ firmato Danilo-Higuain), i bianconeri si sono ritrovati addirittura sotto 3-2 (29’ Djuricic, 51’ Berardi, 54’ Caputo), riuscendo solo a pareggiare con un colpo di testa di Alex Sandro (64’), il tutto con Szczesny migliore in campo, alla luce di parate spettacolari e decisive. Lo scudetto si avvicina, eppure nell’ambiente si respira una strana insoddisfazione: il progetto “bel gioco”, del resto, è tutt’altro che realizzato.

“Un allenatore pretende continuità, ma in questo momento facciamo fatica ad averla sia fisicamente, sia mentalmente – la replica di Sarri – Sta succedendo un po’ a tutti, tranne rare eccezioni, alterniamo momenti ottimi all’interno dei match ad alcuni di passività difficili da capire. Lo scudetto? Dobbiamo fare nove punti nelle prossime cinque partite, senza fare calcoli…”.

La palla passa così all’Inter, attesa dal posticipo di Ferrara contro la Spal (ore 21.45). Sulla carta, evidentemente, non dovrebbe esserci partita ma i nerazzurri, specialmente nel post lockdown, hanno sprecato già troppe chance contro le cosiddette “piccole” per non drizzare le antenne.

“Dobbiamo restare con lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di lunedì, cercando di fare il massimo e ottenere i tre punti – ha ammonito Conte – Conterà il nostro atteggiamento, la voglia e l’entusiasmo di continuare a fare bene e vincere. Affrontiamo una squadra che ha una classifica deficitaria, ma queste partite danno grandi stimoli: bisognerà fare grande attenzione”.

Vietato distrarsi insomma, anche perché questo vorrebbe dire perdere il secondo posto. Il tecnico nerazzurro, costretto a rinunciare nuovamente a Lukaku, schiererà un 3-4-1-2 con Handanovic in porta, Skriniar, De Vrij e Bastoni in difesa, Candreva, Brozovic, Gagliardini e Biraghi a centrocampo, Eriksen sulla trequarti, Sanchez e Lautaro Martinez in attacco. 4-4-2 invece per Di Biagio, che proverà a salvare quantomeno la faccia (la salvezza, matematica a parte, sembra ormai irraggiungibile) con Letica tra i pali, Cionek, Vicari, Bonifazi e Reca nel reparto arretrato, D’Alessandro, Valdifiori, Dabo e Strefezza in mediana, Cerri e Petagna coppia offensiva.

Spettatrice interessata, oltre a Juve e Atalanta, la Lazio di Inzaghi, ormai scivolata al terzo posto e in forte odore di quarto. Il pareggio di Udine però può essere visto anche in chiave positiva, anzitutto perché interrompe una serie di sconfitte che cominciava a preoccupare, poi perché l’obiettivo Champions, il vero designato a inizio stagione, dista ormai solo 3 punti.

“Ci abbiamo provato fino alla fine in tutte le maniere, soprattutto nel primo tempo in cui eravamo più lucidi nelle scelte – ha spiegato Inzaghi – Nel secondo invece potevamo fare meglio, era una partita che avremmo dovuto vincere ma purtroppo in questo momento va così: dobbiamo andare avanti, ci mancano ancora tre punti per la Champions che qui manca da 13 anni, siamo vicini…”.

Il mercoledì di campionato ha regalato emozioni anche nella lotta per l’Europa League, con Roma e Milan vittoriose e il Napoli, comunque già qualificato, fermato invece sul pareggio dal Bologna. Successi complicati sia per i giallorossi che per i rossoneri, i primi insidiati dal Verona fino al novantesimo, i secondi costretti a rimontare un buon Parma. Sul 2-1 della Roma pesano i gol di Veretout (10’, rigore) e Dzeko (45’, colpo di testa), a fronte di un Hellas rientrato in partita grazie al tacco di Pessina (47’), ma incapace di trovare il 2-2 nonostante la bella prestazione.

“È sempre difficile affrontare squadre come il Verona, ma penso che abbiamo vinto giocando bene – le parole di Fonseca – Abbiamo avuto 6-7 palle gol, ci siamo difesi bene limitando i pericoli e creato molte chiare occasioni da gol, anche se non siamo stati bravi a sfruttarle”.

Problema che sembrava attanagliare anche il Milan, sotto 1-0 all’intervallo (44’ Kurtic) nonostante un predominio piuttosto evidente. Nella ripresa però, ancora una volta, è emerso il buon momento dei rossoneri sia dal punto di vista fisico che tecnico, come si evince dal pareggio di Kessié, autore di una gran giocata che ha spostato l’inerzia del match (55’).

Subito dopo Romagnoli, già vicino al gol nel primo tempo, ha trovato il 2-1 di testa e quando Calhanoglu, splendidamente servito da Bonaventura, ha realizzato il 3-1, s’è capito che la vittoria, la quinta nelle ultime sette partite, era ormai in tasca. Il successo vale l’aggancio al Napoli a quota 53 e un meno 4 dal quinto posto occupato dalla Roma, ma soprattutto un + 7 sul Sassuolo che, a meno di clamorosi colpi di scena, vale un bel pezzo di Europa.

“La forza mentale della squadra è cresciuta tanto, ora è consapevole delle proprie qualità – l’analisi soddisfatta di Pioli – Il nostro è stato un percorso dovuto, non si può pretendere che un allenatore nuovo e una squadra nuova possano avere subito la continuità di rendimento. Avevamo dato segnali importanti già prima della pausa, ora stiamo raccogliendo i frutti di questi 5/6 mesi insieme: stiamo ottenendo risultati importanti, ma non dimentichiamoci che restano ancora cinque partite”.

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