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La Borsa Usa e la maledizione degli anni che terminano con “7”: mito o verità?

Fra i tantissimi studi statistici di stagionalità disponibili, torna in auge ogni decennio e scatena un dibattito lo studio di stagionalità dell’indice più longevo del mondo, e anche uno dei più seguiti e utilizzati per la sua capacità di dettare il tempo dei movimenti di tutte le borse mondiali: il Dow Jones Industrial che rappresenta i 30 titoli industriali più capitalizzati in Usa.

Questa statistica suggerisce che gli anni che terminano con “7” siano strutturalmente sfavorevoli all’investimento azionario e anzi spesso danno inizio a crisi dei mercati. Ci proponiamo oggi di approfondire questa materia per appurare se sia giustificato adottare delle cautele nell’anno corrente.

Il Dow Jones si presta molto bene a questo tipo di analisi perché sono disponibili le serie storiche dal 1896. Cominciamo con l’esame dell’andamento aggregato dell’indice su una scala decennale. Il campione è costituito da 12 decadi (fonte: Seasonax).

Dal grafico ricaviamo alcuni dati di tipo generale: l’apprezzamento medio in 10 anni dell’indice Dow Jones è del 65% (cioè il 5,13% annuo che è la media di lungo periodo di apprezzamento del Dow Jones), inoltre vediamo che in media i primi due anni di ciascuna decade sono poco positivi, mentre gli anni che finiscono in “5” sono mediamente particolarmente positivi.

Veniamo ora agli anni che terminano in “7”. Il pattern suggerito dal grafico stagionale (all’interno dell’ovale rosso) è che questi anni sono caratterizzati da una prima parte molto positiva e da una discesa anche precipitosa nella seconda parte dell’anno.

Questo per quanto riguarda il pattern medio. Ci proponiamo ora di verificare la persistenza di questo pattern nei vari decenni. Lo facciamo esaminando via via i grafici dei singoli anni che terminano con “7” (fonte: Bloomberg).

Ciascun grafico copre un periodo di due anni: l’anno in esame e i sei mesi precedenti e successivi in modo da dare una idea complessiva. Abbiamo così 12 grafici da esaminare.

Cominciamo con i grafici che sono praticamente coincidenti con il pattern medio. Si tratta del 1897, 1917, 1937, 1947, 1957, 1967, 1987, 1997 e 2007. In tutti questi anni c’è una prima parte dell’anno positiva o neutra, e una seconda parte negativa o fortemente negativa. Qui di seguito i grafici relativi a questi 9 anni:

Ci sono poi due anni, il 1907 e il 1977 in cui non è presente la prima parte dell’anno positiva, il movimento negativo inizia nei primi mesi dell’anno e l’andamento complessivo è fortemente negativo. Di seguito i grafici:

L’unico anno che non segue affatto il pattern prevalente è il 1927. La crisi arrivò pochi trimestri dopo nel 1929.


CONCLUSIONI

L’analisi dei grafici conferma che gli anni che finiscono con “7” sono anni negativi per la borsa americana (in particolare, ma non solo, nel secondo semestre dell’anno) in 11 casi su 12 esaminati

Dal punto di vista operativo, è un elemento che va tenuto in considerazione e che suggerisce prudenza nell’impostare l’operatività azionaria nel corso dell’anno, soprattutto se confermato da altri segnali tecnici, politici e fondamentali. L’andamento positivo della prima parte del 2017 unito al fatto che si sono raggiunti nuovi massimi assoluti, così come avvenne per esempio nel 2007, nel 1987, nel 1967, aumenta la probabilità che il pattern possa ripetersi anche quest’anno. Va anche aggiunto che questi pattern vengono osservati da moltissimi trader e operatori, e anche questo è un fattore che potrebbe scatenare ad un certo punto vendite preventive.

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