X

La Borsa corre e torna sopra i 27mila punti, in calo lo spread

Carlo Musilli - FIRSTonline

Una stagione delle trimestrali migliore del previsto, la speranza che la crisi ucraina possa risolversi senza danni e l’andamento sostenuto di Wall Street contribuiscono al sentimento positivo dei mercati europei. I listini continentali chiudono in netto rialzo guidati da Piazza Affari, che vola del 2,72% e supera la soglia psicologica dei 27mila punti base (27.128) grazie alle banche, benché non tutte abbiano tenuto il passo. 

Seguono Madrid +1,96%; Amsterdam +1,87%; Francoforte +1,59%; Parigi +1,46%; Londra +1,12%. 

A New York sono in progresso DJ, S&P500 e Nasdaq, dopo i guadagni di ieri e alla luce dei conti di numerose aziende superiori alle attese. Salgono i prezzi e scendono leggermente i rendimenti dei T-Bond, dopo che il mercato ha messo sotto pressione i titoli di Stato nelle ultime sedute in vista del dato sui prezzi al consumo di gennaio, in uscita domani, atteso a +7,2%, che corrisponde al ritmo più elevato da 40 anni.

Si abbassano i rendimenti anche in Europa e sul secondario italiano scende lo spread: 151 punti base (-1,97%), con un tasso del Btp 10 anni di +1,7% e di +0,19% per il Bund di pari durata.

Tra le materie prime rialza la testa il petrolio, dopo le recenti vendite: il Brent sale a 91,8 dollari al barile, con un progresso dell’1,12%.

Sono scarsi i movimenti sul valutario: l’euro guadagna circa lo0,2% e cambia intorno a 1,144.

Piazza Affari vola con banche, auto e utility

Le trimestrali superiori alle stime, l’attesa di un rialzo dei tassi e il miglioramento del giudizio degli analisti tonificano le banche a partire da Banco Bpm, che si apprezza dell’8,08%. Il titolo si avvantaggia anche della promozione di Citi a “Buy”, con prezzo obiettivo a 3,60 euro da 3,35 precedente.

In controtendenza Bper, -0,88%, nonostante il raddoppio dell’utile netto nel 2021, ma con un quarto trimestre in rosso per oltre 61 milioni a causa di rettifiche pari a 122,8 milioni. Il titolo da inizio anno ha guadagnato il 10% circa.

Le prese di profitto pesano anche su Mps, -3,12%, dopo il balzo di ieri. Brillano però le big, Intesa +3,03% e Unicredit +1,53%, insieme a Mediobanca +2,12%.

Tra gli industriali si mettono in luce le Iveco +6,94% dopo i conti e le vendite delle vigilia. Si intensificano gli acquisti su Cnh, +5,61%. In scia Exor +5,17%, che guarda anche a Stellantis +4,06%.

Tra i primi dieci maggiori rialzi del Ftse Mib ci sono Buzzi +6,11%; Nexi +4,77%; Stm +3,85%; Finecobank +4,3%; Amplifon +4,16%.

Rialzano la testa le utility a cominciare da Terna +3,55%. Enel recupera il 2,31%.

I progressi riguardano anche il settore oil, con l’eccezione di Saipem -2,85%, che non risale dal precipizio nel quale è piombata. In lieve calo Pirelli  -0,23%.

L’Islanda alza i tassi

La seduta odierna ha messo in ombra una serie di problemi che restano comunque sul tavolo, come l’orientamento verso una politica più restrittiva da parte delle banche centrali.

Reuters osserva che la propensione al rischio potrebbe risentire delle decisioni poiché i mercati si sono abituati a liquidità abbondante  e a tassi bassi per un lungo periodo di tempo.

In questo contesto per esempio il rendimento delle obbligazioni a 10 anni del Giappone ha toccato lo 0,215%, il massimo da gennaio 2016, quello dei Treasury era salito ai livelli del 2019 e in Europa i periferici, in particolare i titoli italiani sono stati messi sotto pressione nelle ultime sedute. Questa tendenza ha dato sprint ai titoli delle banche, ma ha anche pesato sulla voglia di azioni.

Uno scoglio però non può arginare il mare e se l’inflazione continua a salire un aggiustamento è necessario. Sul punto interviene oggi il presidente della Bundesbank Joachim Nagel osservando che gli esperti dell’istituto centrale tedesco stimano un’inflazione in Germania nel 2022 superiore al 4%, perciò “se la situazione non cambierà entro marzo mi schiererò a favore della normalizzazione della politica monetaria” della Banca centrale europea. “Ci sono segnali che l’aumento dei prezzi dell’energia sta durando più a lungo e sta influenzando i prezzi di altri beni e servizi, in un contesto di forte domanda”.

Intanto la banca centrale della piccola Islanda ha alzato dello 0,75% al 2,75% il tasso di riferimento per far fronte all’inflazione e in ragione di dati sulla crescita economica più elevati del previsto. Per la banca centrale dell’isola si tratta del quarto rialzo in poco più di sei mesi e del rialzo più forte da quando, a maggio 2021, l’istituto ha deciso di tornare a una politica monetaria restrittiva.

Sul fronte Usa sono salite le probabilità che a marzo la banca centrale intervenga con un rialzo di 50 punti base, contro 25 stimati precedentemente. Il presidente della Federal Reserve di Atlanta, Raphael Bostic, prevede tre o quattro rialzi dei tassi d’interesse nel corso del 2022, ma ribadisce che la Banca centrale non ha un piano specifico e si adeguerà all’andamento dell’economia.

Germania alla canna del gas

Pesa sull’umore la crisi ucraina, viste anche le conseguenze sul piano energetico. Il clima politico in questi giorni sembra leggermente migliorato, ma intanto la Germania lancia un allarme sulle sue riserve di gas: il livello è sceso in modo preoccupante, al 35-36%. Poco tempo fa era già sceso al 40% contro l’82% del 2020.

I prezzi dell’energia hanno un risvolto sull’industria e sulle famiglie con il caro-bollette anche in Italia.

Sul punto il premier Mario Draghi, in occasione della sua visita a Genova, ha annunciato un “intervento di ampia portata” per alleviare il peso e un nuovo provvedimento sarà varato nei prossimi giorni.

Guardando a un futuro decisamente più lontano si accendono nuove speranze di energia illimitata e a basso costo grazie alla svolta nel programma europeo Jet sulla fusione nucleare. Il consorzio Eurofusion ha annunciato gli ottimi risultati di un esperimento che avvicina alla fusione. “Abbiamo dimostrato che possiamo creare una stella in miniatura all’interno dei nostri macchinari e mantenerla lì per cinque secondi, ottenendo delle alte performance”. Fatto che ci proietta in “un campo realmente nuovo”, sostiene il dottor Joe Milnes, a capo del laboratorio dove è in funzione il reattore.

Ocse: l’Italia ha toccato l’apice della crescita

La crescita diventerà più moderata in alcune delle principali economie, tra cui l’Italia, nei prossimi mesi, secondo il superindice Ocse. A gennaio l’indicatore si è assestato a 100,5, con una flessione di 0,07 punti, mantenendosi comunque sopra il trend di lungo termine che è pari a 100. Per Canada, Germania, Italia e Regno Unito il superindice conferma che è stato superato il picco della ripresa e che l’economia va verso una moderazione della crescita. Anche nell’area euro nel suo insieme, nel Giappone e negli Stati Uniti l’attività ha già superato l’apice ciclico, ma il superindice da allora è rimasto relativamente stabile.Per la Francia l’indicazione è quella di una crescita a ritmo costante attorno al trend di lungo termine. In Cina (settore industriale) c’è una perdita di impulso ed emergono indicazioni simili all’India. Continua il rallentamento in Brasile, mentre la prospettiva per la Russia è di una crescita stabile.

Related Post
Categories: Finanza e Mercati