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Kiev colpita da missili e droni russi, Merz avverte: il bilaterale Putin-Zelensky non ci sarà

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Kiev ha vissuto ieri una delle giornate più drammatiche dall’inizio dell’estate. Per ore le sirene hanno scandito il tempo di una città assediata, mentre droni kamikaze e missili russi piovevano sui quartieri residenziali e sulle infrastrutture civili. Le prime stime parlavano di 19 morti, tra cui quattro bambini, ma oggi il bilancio è salito ad almeno 23 vittime confermate, con decine di feriti e dispersi. Secondo le autorità locali, si tratta dell’attacco più grave dopo quello del 31 luglio, che causò oltre 30 morti. Migliaia di famiglie hanno passato la notte nei rifugi, mentre interi palazzi sono rimasti sventrati: un impatto devastante che lascia la capitale stremata e incredula. Eppure, mentre i soccorritori scavavano tra le macerie, sul fronte diplomatico andava in scena un’altra frattura: il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha spento le ultime speranze di un incontro tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, contraddicendo apertamente le aperture lanciate dal presidente Usa Donald Trump. Così, mentre l’Europa discute di tregue e sanzioni, gli Stati Uniti hanno scelto un’altra strada: un nuovo pacchetto di armi da 825 milioni di dollari per rafforzare Kiev.

Mosca rivendica l’attacco, Zelensky: “Missili al posto della tregua”

Il Cremlino ha rivendicato l’operazione, definendola un’azione “di successo” contro obiettivi militari ucraini. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha sostenuto che le vittime civili sarebbero state causate dall’attivazione della difesa aerea di Kiev, accusando al contempo l’Ucraina di colpire regolarmente il territorio russo con droni. Peskov ha parlato di “operazione riuscita”, mentre il ministero della Difesa ha fatto sapere di aver intercettato 44 droni ucraini nella notte, soprattutto nella regione di Briansk e in Crimea. Una narrativa che però stride con le immagini delle macerie e con le testimonianze dei soccorritori, che parlano di condomini, scuole e persino uffici dell’Unione europea e del British Council colpiti direttamente dai missili russi.

In questo clima, il presidente ucraino Zelensky, che nelle scorse settimane aveva mostrato aperture a un cessate il fuoco, ha denunciato che Mosca risponde a ogni tentativo di dialogo “con i missili”. Nel suo messaggio alla nazione ha ricordato i bambini uccisi, tra cui un bimbo di appena due anni, e ha invitato il mondo a reagire con fermezza: “Ogni silenzio internazionale viene interpretato da Mosca come un via libera a nuove stragi”. Le sue parole riflettono il crescente pessimismo a Kiev sulla possibilità di una tregua, dopo mesi di aperture formali e colpi di scena diplomatici regolarmente seguiti da nuove offensive.

Maxi attacco su Kiev: condanna unanime dall’Occidente

Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha chiesto a Putin di sedersi al tavolo dei negoziati, assicurando che “l’Europa trasformerà l’Ucraina in un porcospino d’acciaio”. Dello stesso tenore le parole del segretario generale della Nato, Mark Rutte, che ha ammonito: “Non possiamo essere ingenui con la Russia, Kiev deve avere tutto ciò che serve per difendersi”.

Dal vertice Difesa informale di Copenaghen sono arrivate altre voci: la ministra lituana Dovile Sakaliene ha definito “spiacevole” vedere Putin accolto “su un tappeto rosso” in certi consessi internazionali, pur lodando il sostegno concreto degli Stati Uniti. L’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha poi sollevato la possibilità di inviare addestratori europei in Ucraina occidentale, mentre il sottosegretario tedesco alla Difesa Sebastian Hartmann ha indicato come obiettivo finale un cessate il fuoco che consenta a Kiev di trattare da una posizione di forza.

Merz chiude al bilaterale Putin-Zelensky

Sul fronte diplomatico, il cancelliere tedesco ha messo la parola fine a ciò che restava delle speranze di un faccia a faccia tra i due presidenti. “A differenza di quanto era stato concordato tra Trump e Putin a Washington, è evidente che non ci sarà alcun incontro tra Zelensky e Putin”, ha dichiarato ai giornalisti, poco prima di una cena con Emmanuel Macron nella residenza estiva del Forte di Brégançon.

L’intervento arriva dopo il vertice del 18 agosto alla Casa Bianca, in cui Donald Trump aveva ribadito la volontà di creare le condizioni per un bilaterale, il primo dal 2019. E nei giorni scorsi, incontrando il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, lo stesso Trump ha insistito: “Putin e Zelensky dovrebbero incontrarsi, potrebbero esserci conseguenze se non lo fanno. Vediamo cosa succede in una o due settimane, a quel punto interverrò”.

Merz ha però replicato con fermezza, sottolineando che i bombardamenti russi hanno reso ancora più fragile qualsiasi ipotesi di trattativa: “Dobbiamo riesaminare la questione”, ha detto, lasciando intendere che le violenze di Mosca pesano come un macigno su ogni tentativo diplomatico.

L’Italia e il nodo delle sanzioni, Washington rafforza Kiev con nuove armi

Anche Roma ha ribadito la propria posizione. Palazzo Chigi ha confermato che l’Italia non invierà truppe in Ucraina, limitandosi a valutare eventuali attività di monitoraggio e formazione solo fuori dai confini e dopo un cessate il fuoco. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha però aperto a nuove sanzioni economiche contro Mosca, definendo “inaccettabili” gli attacchi contro i civili.

Intanto, dall’altra parte dell’Atlantico, gli Stati Uniti hanno approvato la vendita di sistemi d’arma per un valore di 825 milioni di dollari, tra cui missili a lungo raggio e attrezzature difensive avanzate. La decisione, annunciata dall’amministrazione Trump, ha una doppia valenza: da un lato rafforzare le capacità di Kiev, dall’altro inviare un messaggio politico diretto a Mosca.

Una pace sempre più lontana

Il massacro di Kiev segna così un ulteriore passo indietro nel già fragile processo diplomatico. Da Bruxelles a Roma, da Berlino a Washington, i leader occidentali continuano a invocare il dialogo e a discutere di garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Ma la realtà sul terreno racconta un’altra storia: mentre si parla di trattati e negoziati, le bombe continuano a cadere. Con 23 morti, decine di dispersi e una popolazione stremata, la prospettiva della pace sembra oggi più remota che mai.

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