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Investimenti, Furno (Nemesis): “La storia dell’oro non è finita, azioni più sane delle obbligazioni”

Elezioni e ingovernabilità cambieranno probabilmente il passo dei mercati che negli ultimi mesi sembravano aver ritrovato la strada della fiducia. E chi si è fatto prendere la mano da un ottimismo eccessivo, ora dovrà probabilmente rivedere, con calma e sangue freddo, la propria strategia di investimenti.

Non c’era motivo per l’euforia dei mesi passati sui listini – commenta Pier Alberto Furno, ad e senior portfolio manager di Nemesis Asset Management, società di gestione basata a Londra – non era supportata da dati economici e lo abbiamo poi visto con i downgrade di Francia e Inghilterra. E ora siamo giunti al punto cruciale con questi risultati elettorali, l’ingovernabilità creerà di nuovo discussioni politiche, ci saranno di nuovo summit europei e i problemi rimarranno lì”.

Per chi come Furno non si è fatto prendere dall’entusiasmo lo scenario non è sostanzialmente cambiato: l’oro non ha mai lasciato il portafoglio e l’approccio alle azioni è stato selettivo  in una logica value. Perché lo scenario base è che alla fine di tutto la soluzione finale vedrà l’aumento dell’inflazione. “Non penso che i governi abbiamo altra soluzione, a parte il default, se non l’inflazione come fattore voluto per risolvere il problema del debito – dice Furno – Per me quindi la storia dell’oro non è finita, sia come protezione sia come rendimenti. In uno dei nostri fondi, l’oro è al 9% dell’asset allocation”.

Spazio anche alle materie prime, sia soft che i metalli. “Le prime – spiega – Furno – continuano  a essere necessarie grazie ai polmoni economici come Cina e Brasile, per le seconde, oltre a rappresentare una protezione all’inflazione, la domanda di certe industrie come quella tecnologica continua a esserci”.

Sul frontedell’equity, i mercati accuseranno il colpo sulla scia delle vendite di coloro che nei mesi passati avevano preso posizioni spinti sull’euforia. Ma il rischio per i portafogli, mette in guardia Furno, non è nell’azionario, bensì nell’obbligazionario. “All’inizio i mercati azionari reagiscono male – spiega Furno – chi si è fatto prendere la mano si è scottato ed esce e si rifugia nelle obbligazioni dove il rischio è però quello di bruciarsi definitivamente. Cercare sicurezza nelle obbligazioni di Stato è un suicidio puro. Se investiamo nel bund paghiamo il prezzo della sicurezza psicologica perdendo capitale, soprattutto se la tesi finale è quella di uno scenario inflattivo”.

Così come non piacciono le obbligazioni corporate, tanto che neanche queste trovano spazio nell’asset al location di Nemesis. Il portafoglio è infatti fatto dal 60% di equity e il resto diviso tra commodity e cash. La liquidità, al momento detenuta con una percentuale elevata,  ha infatti un ruolo importante nella strategia. Nello scenario inflattivo, non è infatti un parcheggio per i rendimenti ma ha l’obiettivo di avere a disposizioni munizioni per sfruttare la volatilità dei mercati per investire o aumentare l’esposizione di società messe del mirino e di cui si sta aspettando il ridimensionamento dei corsi azionari.

L’equity per Furno rimane infatti l’investimento più sano in ottica di lungo termine, seppur con un approccio cauto. “Sul lungo termine rimaniamo positivi – spiega Furno – le azioni resteranno un investimento più sano che andare a finanziare i debiti comprando obbligazioni. Certo, non ci siamo fatti prendere la mano, siamo cauti e puntiamo su un approccio value e bottom up che mette nel mirino società di nicchia che generano cash flow”.

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