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Ing, alti dividendi e mercati emergenti

Negli ultimi anni, gli investitori hanno dovuto convivere con fluttuazioni dei mercati mai registrate in precedenza. In aggiunta, la crisi del credito ha influito decisamente sull’approccio e sull’atteggiamento verso gli investimenti. E infine, sono stati messi in discussioni gli assunti alla base della moderna teoria degli investimenti secondo cui il mercato è efficiente e i problemi si risolvono in modo autonomo. Il fatto poi che i rendimenti dei governativi dei paesi percepiti come sicuri (Germania, Usa e Olanda) siano ai minimi pone un rischio di rialzo sui tassi di interesse, con conseguente caduta dei prezzi delle obbligazioni.

Questo scenario, che potrebbe durare per qualche anno, spiega perché l’investimento in dividendi sia così popolare. Quindi, quali sono gli elementi specifici che caratterizzano questo approccio? In primo luogo, i prezzi delle azioni hanno oscillazioni marcate, la crescita economica globale è modesta e con elementi di incertezza. In generale, in questa situazione i dividendi rappresentano una componente più rilevante del ritorno complessivo rispetto a contesti economici meno travagliati.

Un altro fattore da considerare è quello demografico. L’età media nelle economie sviluppate è in aumento e la percentuale di popolazione attiva è in contrazione. L’invecchiamento può avere un ulteriore effetto negativo di lungo periodo sulla crescita, non solo in Giappone, ma anche in tutto il mondo occidentale. E molte più persone, in questo contesto di bassi rendimenti, dipendono dalle performance dei propri investimenti. Se guardiamo alle possibili fonti di ritorno, in generale, è impossibile ignorare i mercati emergenti. E non c’è differenza se consideriamo lo specifico tema dei dividendi. Le economie emergenti stanno diventando sempre più decisive grazie al loro ruolo di traino dell’economia globale. Seppur questi paesi non possano mantenere i tassi di crescita registrati negli anni passati, continueranno a essere caratterizzati da un maggiore sviluppo strutturale rispetto alle economie più sviluppate.

Già oggi, con specifico riguardo ai dividendi, gli emergenti offrono numerose opportunità. In queste aree, il dividend yield medio delle azioni è intorno al 2,7%, ben al di sopra rispetto agli Stati Uniti (2,2%) e al Giappone (2,2%), sebbene negli ultimi cinque anni quest’ultimo abbia registrato un impressionante tasso di crescita dei dividendi. Quest’anno, le società dei paesi emergenti distribuiranno sotto forma di dividendi circa il 35% dei propri utili, un terzo in più rispetto al 2000. In aggiunta, la percentuale di aziende che distribuiscono dividendi è maggiore negli emergenti (85%) rispetto ai paesi sviluppati (82%). Ultimo dato da segnalare, attualmente nei paesi emergenti vi sono oltre 600 società sufficientemente liquide che offrono un dividend yield superiore al 2%.

Si può quindi ben comprendere l’interessante possibilità di diversificazione offerta dagli emergenti, dove la crescita e la sostenibilità dei dividendi sono sostenute dal basso livello di indebitamento e dall’elevata profittabilità. Per il futuro, crediamo che i dividendi rappresenteranno un fattore di rendimento ancora più significativo sull’azionario emerging markets dato che difficilmente i guadagni in conto capitale dell’ultimo decennio potranno essere replicati.

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