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Il missile coreano e il dollaro affondano banche e Borse

Missili sui cieli del Giappone. Euro in orbita sui mercati oltre quota 1,20 sul dollaro. La miscela provoca un’accelerazione della discesa dei mercati europei, che replicano la caduta di stamane dei listini asiatici. A Milano l’indice Ftse Mib lascia sul terreno l’1,5% attorno a quota 21.400 punti. La Borsa peggiore è Francoforte (-1,8%). Forti ribassi anche a Parigi (-1,4%), Madrid e Londra (-1,3%).

Il cross euro/dollaro sfonda decisamente quota 1,20 per la prima volta dal gennaio 2015. Il picco giornaliero è stato toccato a 1,2070. Sul clima generale continua a pesare la crescente tensione in Corea dopo che il regime di Pyongyang ha lanciato un missile a lunga gittata che è passato oltre i confini settentrionali nipponici intorno alle 5,57 locali, facendo scattare i sistemi di allarme. È stato convocato con urgenza il Consiglio di sicurezza dell’Onu e il vertice si terrà oggi stesso.

L’oro si spinge fino a 1.325 dollari l’oncia per la prima volta dal gennaio 2016. L’avversione al rischio innescata dal nuovo lancio missilistico della Corea del Nord appesantisce i Btp, che allargano sensibilmente rispetto alla carta tedesca. Lo spread Btp/Bund ha toccato un massimo a 178 punti, in vista di quota 180, che non viene raggiunta dallo scorso 14 luglio. Il tasso a dieci anni (giugno 2017) ha ritoccato quota 2,10% dopo la punta di 2,17% vista la scorsa settimana. Il rendimento del bund decennale scende a +0,33%, sui minimi da giugno.

Rendimento dei Bot a sei mesi in aumento all’asta di stamane ma ancora in territorio negativo e vicino al minimo storico. Il collocamento dei titoli di Stato si è chiuso con un rendimento lordo del -0,356%, in aumento di 1 punto base rispetto all’asta precedente di fine luglio. Il valore più basso mai segnato è del -0,372%. Buona la domanda, con richieste per oltre 10,3 miliardi (contro i 6 offerti).

Buone le notizie macro dall’eurozona. La fiducia dei consumatori tedeschi calcolata per il mese di settembre è cresciuta più delle attese ai massimi da ottobre 2001. Il Pil della Francia nel secondo trimestre è cresciuto dello 0,5%, dato in linea con le attese. Si tratta del terzo trimestre di crescita consecutivo.

L’uragano Harvey incombe sulle quotazioni del petrolio: è ferma la produzione delle raffinerie sulla costa del Texas. Brent +0,2% a 52 dollari, Wti +0,7% a 46,90 dollari. Perde colpi Tenaris (-1,5%). Eni -0,7%, Saipem -2%. Saras +1,5%, approfitta della temporanea chiusura di alcuni impianti di raffinazione nel Texas colpito dall’uragano.

Vendite massicce nel comparto bancario: l’indice italiano perde l’1,5%. Quello europeo l’1,3%. Banco Bpm cala del 2,7% dopo il rialzo di ieri in attesa della scelta del nuovo partner assicurativo. Banca Generali -3,2%. Citigroup ha tagliato a Sell, target 26 euro. Anima -2,8%: lo stesso broker ha riavviato la ricerca con un giudizio Neutrale e un target price di 6,7 euro.

Telecom Italia cala del 2,8%. Pesa l’assenza di novità sui fronti che potrebbero creare valore, a partire dall’ipotesi scorporo della rete. Bernstein ha abbassato il giudizio a Neutral. Fa peggio Mediaset (-3%).

Fiat Chrysler prosegue la fase di correzione (-1,8%) dopo i recenti rialzi sull’ipotesi di scorporo di alcuni asset, come Jeep e Ram, Maserati-Alfa o la componentistica di Magneti Marelli. Lo Stoxx europeo di settore cala dell’1,6%. Giù anche Exor in calo del 3%. Ferrari -1,6%.

Soffrono i titoli dollar sensitive: Brembo -2%, Buzzi -2%, Leonardo -2,4%, Stm -2,4%.

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