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I big dell’energia all’Europa: settore non redditizio, si rischia il black out

Erano in 10, oggi a Bruxelles, a chiedere all’Europa di ripensare le politiche energetiche comunitare. Solo 10, ma molto influenti, considerato che si tratta dei big dell’energia del Vecchio Continente. Al tavolo, tra gli altri, c’erano Enel, Eni, Rwe, Eon, Iberdrola, Gdf Suez e Vattenfall.

Dopo una prima iniziativa lanciata a primavera dall’amministratore delegato di Gdf Gerard Mestrallet, seguita il mese scorso da un’audizione di fronte al parlamento europeo, i numeri uno delle utilities hanno spiegato come la crisi economica, assieme alla crescita delle rinnovabili in Germania e allo sviluppo del gas di scisto negli Stati Uniti, ha causato un calo dei prezzi dell’elettricità nel mercato all’ingrosso e in quello dei consumatori, rendendo decine e decine di migliaia di gigawatt di capacità termica non redditizie e mettendo l’Europa – stando a quanto dicono loro – in una situazione di rischio in materia di sicurezza degli approvvigionamenti.

“Il rischio di black out non è mai stato così alto”, ha assicurato l’ad di Gdf. Giovedì, il presidente della Bundesnetzagentur, l’agenzia delle reti tedesche, aveva fatto sapere di aver ricevuto richieste di chiusura di 28 impianti considerati non redditizi alle condizioni di mercato attuali.

I big dell’energia puntano al consiglio europeo di febbraio e marzo sulla competività e sui “quadro 2030” sulle politiche in materia di clima ed energia. I produttori hanno già cominciato una serie di incontri bilaterali con il presidente francese François Holland, e sperano di parlare anche con il premier spagnolo Mariano Rajoy, quello belga Elio di Rupo, l’inglese David Cameron e soprattutto in Germania con Angela Merkel-

Le grandi aziende, che chiedono che i consumatori finanzino ulteriormente i picchi di domanda (attraverso un meccanismo di capacità), sanno che uno dei nodi del problema è la messa di opera di un nuovo mercato delle quote di CO2.

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