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Grecia e tassi Usa, che stress per i mercati

Si riparte (quasi) da zero. Oggi Alexis Tsipras avrà un nuovo incontro con Angela Merkel ed altri premier europei. Il Brussels group, intanto, prenderà in esame il nuovo piano inviato da Atene. L’accordo tra le Grecia e suoi creditori può essere raggiunto nei prossimi giorni, ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Vladis Dombrovskis. “Ma occorre – ha aggiunto Dombrovski – volontà politica, prima di tutto e soprattutto da parte greca. Quindi meno manovre tattiche e più lavoro sulla sostanza”. Stamane, intanto, ha ripreso a trasmettere la radio di Stato greca, già chiusa nel quadro dei risparmi chiesti dalla Trojka. 

Nel frattempo l’umore resta fragile. Oltre al problema greco, spaventa il rialzo dei tassi di mercato: gli operatori si stanno attrezzando nella previsione di una svolta al rialzo dei tassi Usa. Ne soffrono in particolare i listini Emergenti, ai minimi da marzo.

MSCI RINVIA L’INGRESSO DEI TITOLI CINESI

Grande delusione stamane alla Borsa di Shanghai dopo la decisione di rinviare l’ingresso dei titoli cinesi nel paniere Global Msci, decisione che avrebbe comportato acquisti da parte dei fondi di titoli cinesi per almeno 40 miliardi di dollari. La Borsa di Shanghai ha perduto il 2% recuperato nel corso della seduta. Tokyo sale dello 0,7%.

Wall Street ha cercato di reagire dopo tre giorni di ribassi. Ma il tentativo è riuscito a metà: S&P 500 +0,04%, Dow Jones -0,01%. Nasdaq in calo dello 0,15%.

Stabile il cross euro/dollaro a 1,128. Torna a salire il petrolio: Brent a 64,6 dollari al barile (+3,1%), Wti a 59,9 dollari (+3,1%).

EUROPA IN ROSSO: MILANO -0,5%

E’ stata un’altra giornata negativa per le Borse europee. A Milano l’indice FtseMib è sceso dello 0,5% a 22.527 punti al termine di una seduta all’insegna della forte volatilità. L’escursione intraday ha visto un minimo a 22.303 punti (il livello più basso dal 7 maggio) e un massimo a 22.758 punti. La Borsa di Parigi ha perso lo 0,1%. Francoforte -0,5%, l’indice Dax ha chiuso a 11.001 punti.

IL BUND SFIORA L’1%. OGGI L’ASTA DEI BOT A 12 MESI

Sotto pressione anche i titoli governativi europei. Il Bund decennale ha chiuso la giornata con un rendimento dello 0,93% (+6 punti base). Il Btp 10 oscilla su 2,28%. In questa cornice stamane il Tesoro mette all’asta 6,5 miliardi di Bot a 12 mesi contro 7,15 miliardi in scadenza. All’asta di maggio i titoli vennero assegnati allo 0,027% in salita rispetto all’asta precedente. 

FCA, LINEE DI CREDITO PER 4,8 MILIARDI

Si è parlato molto di Fiat Chrysler all’assemblea degli azionisti di General Motors. Il Ceo Mary Barra ha riferito agli azionisti che “il board ha esaminato e discusso con cura la proposta di intavolare una trattativa in vista di un merger tra le due società arrivata da Marchionne via e mail”. Al termine della discussione “abbiamo convenuto che “noi abbiamo le dimensioni. Se guardiamo agli ultimi quattro anni prendiamo atto del progressivo miglioramento dei margini negli ultimi quattro anni e le buone prospettive per il 2016”. Insomma, no su tutta la linea. 

Eppure non mancano gli azionisti che hanno detto che “In linea teorica un merger può aver senso” come ha detto David Herro di Harris Associates, che è il secondo azionista di Gm. Ma anche un socio rilevante di Exor, la finanziaria di casa Agnelli. Gli analisti fanno però notare che i soci activist preferiscono che la liquidità Gm finisca in dividendi piuttosto che in merger. 

Ieri Fca ha inoltre sottoscritto con dodici banche una linea di credito revolving sindacata per 4,8 miliardi euro, disponibile in due tranche, 2,4 miliardi immediatamente (con durata 37 mesi ma estendibile). La linea di credito “sarà a disposizione per le esigenze aziendali per i fabbisogni legati al capitale di funzionamento del gruppo e sostituirà ed amplierà la linea di credito revolving da 2,1 miliardi di euro della durata di 3 anni firmata da Fca il 21 giugno 2013 e la linea di credito revolving da 1,3 miliardi di dollari della durata di 5 anni firmata da Fca US il 24 maggio 2011”.

SAIPEM -7%: L’AUMENTO SPAVENTA I LISTINI

Un’altra giornata da dimenticare per Saipem, peggior blue chip di Piazza Affari con una caduta del 7,08% che spinge il titolo sotto la soglia dei 10 euro. Ultimo prezzo 9,76 euro. Eppure nei primi scambi il titolo era partito in rialzo segnando un massimo di 10,81 euro (+2,7%).

A movimentare la giornata è stata la notizia che il Fondo Strategico Italiano potrebbe rilevare il 20% della società di oil equipment consentendo così alla controllante Eni +0,3% (oggi proprietaria del 42,9%) di deconsolidare Saipem. 

La notizia è stata accolta con favore in un primo momento. Ma la situazione è peggiorata quando si è fatta strada la previsione che l’ingresso di Fsi avverrà attraverso un aumento di capitale, ipotesi detestata dal mercato. Secondo gli analisti di Banca Akros, è difficile che l’operazione si concretizzi, visto che ridurrebbe il vantaggio per Eni dalla vendita. 

RIMBALZA MPS. CITI E LAZARD PER LA BPM SPA

Rallentano, seppur di poco, le sofferenze del sistema bancario: secondo i dati mensili di Banca d’Italia il tasso di crescita annuo ad aprile è risultato pari a 14,8%, rispetto al 14,9% di marzo. Ma continua a rallentare anche l’attività di credito verso il settore privato: ad aprile la flessione complessiva resta ferma all’1,4%. 

In un report dal titolo “mantenere la rotta durante il maremoto QE” Mediobanca Securities afferma che le banche italiane sono quelle meglio posizionate “per beneficiare del QE della Bce”. Per gli analisti ci dovrebbe essere un impatto negativo medio del 7% sulle stime di Eps 2016 per gli istituti di credito italiani, contro il -12% del settore bancario europeo.

Rimbalza Monte Paschi (+3,4%) all’indomani della fine della trattazione dei diritti dell’aumento di capitale. Deboli titoli e diritti Carige con l’azione (-5%) ancora leggermente sopravvalutata rispetto alla parità col diritto nel secondo giorno per l’aumento di capitale da 850 milioni. Unicredit invariata, Intesa -0,6%, Banco Popolare +0,3%.

Bpm +1,05%. Il Consiglio di Gestione ha scelto Citigroup e Lazard come advisor finanziari per assistere la banca nel progetto di trasformazione in spa e nell’analisi e valutazione di eventuali possibili opzioni strategiche in vista dei potenziali processi di consolidamento del settore bancario.

TONFO DI RCS DOPO I NUOVI TAGLI

Nuova doccia fredda per i soci di Rcs Mediagroup (-4% a 1,12 euro). Il management ha presentato ai sindacati un piano di risparmi sul costo del lavoro di circa 30 milioni di euro attraverso misure di efficienza che non prevedono licenziamenti ma, tra l’altro, il ricorso alla solidarietà; gli esuberi totali individuati sono oltre 400. 

Il management non ha invece fornito dettagli sulla cessione di Rcs Libri, per la quale sono da tempo in corso trattative in esclusiva con Mondadori fino al 29 giugno. 

Rcs aveva annunciato un obiettivo triennale di risparmi, da raggiungere alla fine di quest’anno, di 220 milioni. Con i 13 milioni archiviati nel primo trimestre del 2015 è arrivata a efficienze cumulate per 177 milioni; restano quindi 43 milioni di risparmi da portare a casa entro l’anno per centrare il target. 

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