X

Giro d’Italia: Amador in rosa, oggi Dolomiti

In un Giro, sempre in attesa di capire quale sia il suo padrone, continua la girandola della maglia rosa: l’hanno indossata i tedeschi (con Marcel Kittel), gli olandesi (con Tom Dumoulin), gli italiani (con Gianluca Brambilla), i lussemburghesi (con Bob Jungels): ieri sul traguardo di Cividale del Friuli, al termine della prima tappa in odore di Dolomiti, il simbolo del primato è finito per la prima volta sulle spalle di un corridore costaricano, Andrey Amador, proprio nel giorno in cui il compagno di squadra di Alejandro Valverde mostra i primi affanni sulle rampe di Monte Porzus e del Valle, rimediando nella discesa finale. Primi affanni in salita anche per Bob Jungels che non crolla anche grazie all’aiuto del sempre generosissimo Brambilla ma non riesce a colmare il distacco, fissato in 50” al traguardo, dal gruppo dei migliori con dentro anche Amador, che gli strappa la maglia rosa per 26”.  Anche Vincenzo NIbali non resta a mani vuote: precedendo Valverde, si piazza terzo intascando 4” sufficienti allo Squalo per scavalcare in classifica il rivale spagnolo. Siamo ancora alle sottili schermaglie, più psicologiche che di sostanza: la Movistar conquista la maglia rosa ma lo sguardo con cui Nibali si volta a vedere Valverde battuto nello sprint è di quelli che preannunciano battaglia. E Valverde appariva abbastanza scocciato di aver mancato l’abbuono finito a Nibali. E il murciano era più confuso che convincente quando diceva di aver fatto lo sprint non sapendo che c’era in palio ancora un abbuono. Al traguardo prima di Nibali erano arrivati solo in due: Mikel Nieve vincitore in solitaria della tappa e un altro Movistar, Giovanni Visconti, secondo a 43”.

Nieve è al suo secondo successo al Giro. Il primo l’aveva ottenuto a Gardeccia Val di Fassa nell’edizione del 2011, quella vinta sulla strada da Alberto Contador ma poi assegnata a Michele Scarponi per la squalifica a scoppio ritardato dello spagnolo per il doping rilevato al Tour 2010.  Per il Team Sky, orfano di Mikel Landa il cui ritiro ha di fatto saltare quasiasi piano di successo al Giro, è una vittoria che risolleva un po’ il morale dello squadrone britannico che con Chris Froome domina il Tour ma che al Giro fa flop pur variando da tre stagioni l’uomo su cui puntare: Wiggins nel 2014, Richie Porte nel 2015, Landa quest’anno.

Dopo 13 tappe il Giro vede ancora cinque corridori – nell’ordine Amador, Jungels, Nibali, Valverde e Krujiswjick – racchiusi nello spazio di 43”. Ma anche  Maika, Zakarin, Chaves, Uran e Fuglsang che completano la top ten non sono affatto fuori della partita. Che oggi si fa tosta come non mai con il tappone dolomitico, 5500 metri di dislivello da scalare,  sei passi da affrontare negli ultimi 150 km prima dell’arrivo a Corvara, su tornanti che hanno fatto la leggenda del Giro: Pordoi, Sella, Gardena, Giau, Falzarego, Valparola attendono l’impresa. Occhi puntati su Nibali e Valverde ma anche su un tipo come Chaves, il colombiano che attende la vera montagna per rimediare al tempo perso nella cronometro del Chianti. Sarà anche la tappa che passando sul Passo Sella – intitolata Montagna Pantani di questo Giro d’Italia – non potrà non riportarci alla mente l’impresa del Pirata del 3 giugno 1998 quando in fuga con Giuseppe Guerini conquistò la maglia rosa a Selva di Val Gardena, lasciando a Guerini la gioia della vittoria di tappa.

Related Post
Categories: Sport