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Generali e Fca sotto i riflettori, oro super, Argentina verso il default

Firstonline

Un piccolo segnale positivo dall’Asia saluta la ripresa dopo la pausa festiva. I dati dell’import/export cinese di marzo sono meno negativi di quanto temuto: -6,6% l’export, contro la previsione di -14%, -0,9% l’import, sostenuto dagli acquisti di beni alimentari. Ma le ragioni di ottimismo finiscono qui. I mercati, dopo aver incassato senza particolare euforia l’accordo sul petrolio che probabilmente ha scongiurato il peggio, si avviano a fare i conti con i disastri dell’epidemia che non allenta la sua morsa. Cresce un po’ ovunque la voglia di ripartire, ma sulle sorti dei listini incombe un conto salato: i numeri di JP Morgan e di Wells Fargo, in uscita nel pomeriggio, daranno una prima misura dei danni provocati dal coronavirus.

Salgono con prudenza i listini cinesi. Shanghai +0,9%, Hong Kong, ieri chiusa, +0,7%. Avanzano anche Tokyo ed il Kospi coreano, entrambi su dell’1%. Positiva anche l’Australia (+0,8%).

A WALL STREET VOLA SOLO AMAZION

Anche i future delle Borse Usa segnalano una partenza positiva dopo le incertezze di ieri. Wall Street, ieri aperta, ha vissuto una seduta contrastata, dominata dalle preoccupazioni sia per i picchi registrati dall’epidemia negli Usa, che per le prospettive tutt’altro che esaltanti dei bilanci delle corporations. Il Dow Jones ha perduto l’1,39%, S&P 500 -1,01%. Sale però il Nasdaq (+0,48%), grazie alla spinta assicurata da Amazon (+6,2%), una delle poche vincenti di questa stagione disgraziata: la società di Jeff Bezos, travolta dal boom delle consegne a domicilio, ha annunciato l’assunzione di 72 mila nuovi addetti.

Lungo l’elenco dei perdenti, a partire dalle società di navigazione. Perde colpi anche Ford (-3,2%) che ha annunciato perdite nel trimestre per 600 milioni di dollari.

LE CORPORATION TAGLIANO DIVIDENDI E BUY BACK

La stagione delle trimestrali Usa si apre in un clima di grande incertezza. Finora sono state 13 le società dell’S&P 500 ad aver ridotto o sospeso il dividendo. Il monte cedole di Wall Street, secondo Goldman Sachs (che annuncerà i risultati domani) scenderà del 25%. Ancor peggio il dato sui buyback: solo 371 miliardi di dollari contro 806 di un anno fa.  

IL PETROLIO SALE MA NON TROPPO DOPO L’ACCORDO

L’effetto dell’accordo di Pasqua sul petrolio, raggiunto dopo aver superato l’ostilità del Messico, è stato di breve durata: al rimbalzo iniziale, trainato dal taglio da parte di tutti i 24 Paesi produttori, non solo Opec, è seguito un calo provocato dalla mancanza di fiducia nella ripresa dei consumi. Stamane il Brent, in ripresa, tratta a 31,72 dollari, il Wti a 22,74 dollari, entrambi in lieve rialzo.

L’ORO BRILLLA AI MASSIMI DAL 2013

Il mercato continua a premiare l’oro, più che mai appetito dagli operatori: il metallo giallo tratta stamane a 1.715 dollari l’oncia, ai massimi dal 2013.

Il più grande fondo ETF sull’oro, l’SPDR Gold Trust, è arrivato a detenere 1.009 tonnellate di oro, il massimo dal giugno del 2013.

L’euro è in lieve apprezzamento a 1,094 (+0,3%), dal -0,3% della chiusura di venerdì.

PROVE DI RIAPERTURA IN ITALIA, ANCORA LITI SUL MES

I nuovi casi di coronavirus in Italia sono 1.363, in calo rispetto ai quasi duemila di lunedì. Per il decimo giorno di fila diminuiscono i ricoveri in terapia intensiva. Ma i morti superano quota ventimila e i contagi sono 159.516, con la Lombardia in controtendenza: aumentano malati e decessi.

Il governo valuta la riapertura dalla prossima settimana di alcune parti delle filiere della moda, automotive e metallurgia.

In Europa, in attesa del vertice dei premier che la settimana prossima dovrà decidere quantità e modalità del nuovo fondo di intervento proposto dalla Francia, arriveranno in settimana i dati sull’inflazione e sull’andamento della produzione industriale, comunque in profondo rosso.

OGGI LA DIAGNOSI DEL FMI, ARGENTINA VERSO IL DEFAULT

Oggi uscirà l’outlook del Fondo Monetario Internazionale. In teleconferenza, la capo economista Gita Gopinath farà il punto sulla frenata delle economie, ormai la più grave dai tempi del ’29. I colloqui tra i Grandi proseguiranno con il vertice del G20: probabile una moratoria di almeno sei mesi per i debiti di buona parte degli Emergenti.

Sembra quasi scontato che l’Argentina, per la nona volta in meno di un secolo, si accinga a fare default.

IN SETTIMANA IL BEIGE BOOK USA, VENERDÌ IL PIL CINESE

Segnali importanti anche da altre economie leader. Domani la Fed pubblicherà il Beige Book, mentre giovedì gli Stati Uniti diffondo i dati sulle nuove richieste di sussidi di disoccupazione.

Il dato più atteso della settimana, però, riguarda la Cina. Venerdì sarà pubblicato l’andamento del prodotto interno lordo del primo trimestre, cioè il primo numero ufficiale sulla gravità della crisi nel Paese che per primo è stato investito dalla pandemia. Per la prima volta nella sua storia, la Repubblica Popolare potrebbe chiudere il trimestre con un dato negativo.

TEST IN BORSA PER IL LEONE, TAVARES ASSECLETA SU FCA

Da seguire in Piazza Affari la reazione dei mercati alla decisione di Generali che venerdì ha confermato il dividendo di 0,96 euro per azione, seppur suddiviso in due tranche: una pari a 0,50 euro per azione pagabile a maggio e una pari a 0,46 euro per azione pagabile entro fine anno, soggetta a verifica consiliare sulla sussistenza di requisiti patrimoniali e regolamentari. Riflettori accesi anche su Fiat Chrysler: i gruppi di lavoro per l’operazione Fca-Psa stanno accelerando le operazioni per realizzare la fusione, malgrado il coronavirus. Lo ha detto il Ceo di Peugot, Carlos Tavares, in un memo interno.

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