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Formigoni & Co gongolano per una possibile vittoria in Lombardia, inaspettata fino alla vigilia

Esultare per un pareggio, anche se questo significa probabile ingovernabilità (e forse ritorno alle urne) per un Paese già allo stremo, esausto della classe politica e con gli occhi dell’Europa puntati addosso (oggi, per la cronaca, subito spread a 300)? Al Pirellone, nelle prime ore dello spoglio dei voti del Senato, succede anche questo. E a farlo sono i soliti protagonisti, quelli della “vecchia politica”, quelli che il Movimento 5 Stelle avrebbe voluto mandare a casa “ma che in realtà- sostiene Ignazio La Russa – non ha fatto altro che togliere voti decisivi al centrosinistra”.

E dunque si gongola, nei corridoi del Pirellone, ex sede della Regione Lombardia, dove adesso sono rimasti solo i gruppi consiliari e la sala stampa. Ai microfoni dei giornalisti si presenta intorno alle 18,30 l’ex inquilino di questo palazzo storico di Milano (e poi della nuova sede, poche centinaia di metri più in là): Roberto Formigoni, berlusconiano e milanista doc, esulta per il “pareggio” come neanche i cugini interisti dopo il derby di ieri sera.

A telecamere spente il Celeste polemizza con il candidato di Fare per fermare il declino, Carlo Maria Pinardi, e con i giornalisti di Sky colpevoli di concedergli troppo poco spazio. In compenso, qualche minuto prima si era “rifatto” con quelli delle altre tv, dove aveva persino imposto un incipit senza domande: “Parlo io, poi casomai mi fate le domande”. Quando si accendono le telecamere, il sorriso è smagliante e purtroppo per il centrosinistra abbastanza veritiero: “Non c’è stato l’atteso boom del centrosinistra, e neanche il pronosticato crollo del centrodestra e del Pdl. E’ la disfatta di Bersani, e con ogni probabilità quella di Ambrosoli domani (quando avverrà lo spoglio per il voto regionale, ndr)”.

La Russa addirittura fa commemorazioni epiche ma un tantino sproporzionate: “Questo risultato mi ricorda quello del ’94, quando l’armata invincibile di Occhetto fu sconfitta da Berlusconi”. Già, sconfitta. Qui invece si parla di una situazione di leggera prevalenza del centrodestra al Senato, grazie alle regioni chiave (Lombardia in primis), e di una vittoria – tutta da confermare – del centrosinistra alla Camera. A far saltare il banco è stato, come si prediceva, il movimento di Beppe Grillo. “La sinistra si era illusa che Grillo avrebbe tolto voti solo a noi, ma i fatti dimostrano che li ha tolti anche a loro. E io, comunque vada a finire, mi sto divertendo un sacco”. Chissà se invece si stanno divertendo gli altri 60 milioni di italiani, quelli che non appartengono alla casta e che con ogni probabilità saranno nuovamente chiamati alle urne.

Il rischio incombente, infatti, è quello dell’ingovernabilità. Ma mentre l’ex governatore Formigoni quantomeno se ne avvede, il leader di Fratelli d’Italia appare senza ritegno. “L’ingovernabilità? E’ un problema della sinistra, non nostro”. No, onorevole, è un problema di tutta l’Italia.

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