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Fmi: occhio a emergenti e assicurazioni

FIRSTonline

L’integrazione commerciale e finanziaria dei mercati emergenti nell’economia e nel sistema finanziario globale “è cresciuta in modo significativo negli ultimi due decenni”. Uno degli effetti è che la propagazione di shock partiti proprio dai mercati emergenti verso i prezzi azionari e i tassi di cambio delle economie avanzate “è cresciuta in modo sostanziale e ora determina oltre un terzo della variazione dei rendimenti degli asset in questi Paesi”. È quanto si legge nel primo dei due capitoli analitici del Global Financial Stability Report, il rapporto sulla stabilità finanziaria globale redatto dal Fondo monetario internazionale. Il documento completo sarà pubblicato il 13 aprile, durante i lavori primaverili dell’istituto a Washington.

Secondo il Fmi, sul mercato dei bond “non si assiste a una tendenza corrispondente”, dal momento che il suo andamento “continua a essere in larga parte determinato da fattori globali”. L’aumento dell’integrazione dei mercati finanziari ha amplificato le ricadute da un Paese all’altro, alcune delle quali positive e desiderabili, per esempio la migliore incorporazione delle notizie, altre negative, come la trasmissione di un eccesso di volatilità dovuta a frizioni finanziarie: “Più che la dimensione economica, è il grado di integrazione finanziaria a incidere sull’importanza di un Paese nel propagare o subire contagi”.

Per il Fondo, è più probabile che l’eventuale trasmissione di uno shock avvenga tra Paesi con fondamentali macro-finanziari simili e all’interno di settori analoghi: “I comparti più dipendenti da finanziamenti esterni sono più soggetti a contagio e lo stesso vale per le aziende con minore liquidità e più alto indebitamento”. L’istituto di Washington fa notare che i cambiamenti strutturali verificatisi sui mercati finanziari, in particolare per quanto riguarda l’intermediazione dei fondi comuni nei flussi di capitale, “sembrano avere incrementato l’importanza del portafoglio di investimenti come canale di propagazione degli shock dai mercati emergenti”. Per questo, “diventa importante tenere conto degli sviluppi economici e politici dei mercati emergenti quando si valutano le condizioni macro-finanziarie”. Il Fmi fa anche notare che “data l’importanza del ruolo dell’indebitamento corporate e dei flussi dei fondi comuni nell’amplificare le ricadute di uno shock, sarà essenziale definire un sistema di sorveglianza macroprudenziale e politiche per contenere i rischi sistemici provocati da questi canali”.

Sempre dal rapporto del Fmi emerge che nell’ultimo decennio il settore assicurativo è cambiato molto ed è aumentata l’importanza del comparto a livello sistemico: “Le compagnie di assicurazione giocano un ruolo importante come intermediari finanziari e nel garantire tutele contro i rischi economici e finanziari”, proprio per questo “il contributo degli assicuratori sulla vita ai rischi sistemici nelle economie avanzate è aumentato negli ultimi anni, pur restando comunque inferiore a quello delle banche”.

L’aumento del peso delle compagnie assicurazione nel creare rischi sistemici è dovuto in particolare a un incremento dell’esposizione al rischio aggregato, determinato dalla maggiore sensibilità degli assicuratori ai tassi di interesse. Le compagnie di assicurazione, dice il Fmi, “sono fonte rilevante di rischi patrimoniali di lungo termine per l’economia reale e sono tra i maggiori investitori istituzionali, detenendo circa il 12% degli asset finanziari globali, ovvero 24.000 miliardi, di cui circa l’85% in mano alle assicurazioni che erogano polizze sulla vita”.

Per questo, secondo il Fmi, “la crisi finanziaria ha messo il settore assicurativo sotto i riflettori come fonte di possibili rischi finanziari sistemici”, dal momento che hanno passività di più lungo termine rispetto alle banche, maggiore diversificazione degli asset e un’interconnessione meno estesa con il resto del sistema finanziario. Come fa notare l’istituto di Washington, “nel caso di uno shock avverso, è improbabile che le compagnie di assicurazione onorino il loro ruolo di intermediari finanziari, specie quando neppure altri attori del sistema finanziario non riescono a rispettare il proprio ruolo”.

Detto questo, non sembra che la maggiore esposizione sia determinata da cambiamenti del portafoglio di investimenti delle compagnie di assicurazione, sebbene società più piccole e deboli di alcuni Paesi abbiano assunto rischi maggiori. Alla luce di queste considerazioni, secondo l’istituto di Washington, “le autorità di supervisione e regolamentazione dovrebbero tenere un approccio maggiormente macroprudenziale al settore”, cosa considerata “necessaria se la supervisione deve andare oltre l’analisi della solvibilità e del rischio contagio di singole società e valutare i rischi sistemici derivati da esposizione comune”. Tra i passi da fare per rafforzare le politiche macroprudenziali ci sono l’adozione internazionale di standard patrimoniali e di trasparenza per l’intero settore e una diversa supervisione per i warrant degli assicuratori più piccoli e deboli.

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Categories: Finanza e Mercati