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Fca batte la concorrenza nelle vendite di auto e vola in Borsa. Luxottica raddoppia la cedola

In attesa del QE europeo, il Toro si prepara a festeggiare il record più atteso, almeno sul piano simbolico. Per la prima volta in quasi quindici anni il Nasdaq +0,9% ha superato i 5.000 punti, ad un passo dal primato stabilito al culmine della bolla Internet. Il litino tecnologico ha chiuso a 5.008,1. L’ultima volta che ha toccato tali vette era il 27 marzo 2000 (5.048) mentre il record storico intraday (5.132,52 Punti) risale al 10 marzo 2000. Nuovi record storico anche per il Dow Jones, che si è apprezzato dello 0,85%, e per l’S&P 500 + 0,6%.

I CASINO’ VUOTI (-48%) FRENANO SHANGHAI 

I primati delle Borse Usa non hanno però avuto seguito sui mercato asiatici. Tokyo arretra dello 0,3%, dopo un nuovo fiasco dell’Abenomics. I salari reali (-1,5% rispetto ad un anno fa) continuano a scendere, come capita da 19 mesi, a danno della ripresa dei consumi interni e dell’inflazione. Giù anche Shanghai -1,1% e Hong Kong -0,1%. Le entrate dei casinò di Macau nel periodo del capodanno cinese sono precipitate del 48% rispetto al 2014: più che la crisi, pesa la lotta alla corruzione condotta da Ji Xingping. La banca centrale australiana ha deluso le speranze in un ribasso dei tassi.

L’EUROPA TIRA IL FIATO, DOPO OTTO RIALZI DI FILA

Dopo otto rialzi nelle ultime nove sedute, le Borse europee hanno tirato il fiato. A Milano l’indice FtseMib chiude in calo dello 0,1%. Nel corso della mattinata il benchmark di Piazza Affari era arrivato a guadagnare lo 0,6%. La Borsa di Parigi è scesa dello 0,6%, Francoforte invariata, Madrid -0,1%. Sulla chiusura debole delle Borse europee ha pesato la discesa del settore Oil (Stoxx -1,4%), influenzato dal calo del Brent che perde il 2,5% a 61 dollari al barile. Al contrario, il petrolio di tipo americano Wti è rimbalzato ieri dell’1,8% a 50,6 dollari al barile. Eni ha perso lo 0,9%, Tenaris 0,9%, Saipem si è mossa in controtendenza e ha guadagnato lo 0,9%.

SPREAD, L’ITALIA AGGANCIA LA SPAGNA. ATENE FA ANCORA PAURA

Pesa sull’Eurozona anche il rischio di nuove difficoltà della Grecia. Il ministro dell’Economia spagnolo Luis de Guindos ha detto che i paesi della moneta unica stanno valutando un terzo pacchetto di salvataggio per Atene dal valore tra i 30 e i 50 miliardi di euro. “Non c’è alternativa alla solidarietà” ha aggiunto. Ma da Bruxelles è arrivata la smentita di Jean Claude Juncker: “Non è allo studio alcuna misura”, ha assicurato il presidente della Commissione. 

Stabile il mercato del debito sovrano, dopo l’allungo della scorsa settimana. Il rendimento del Btp è fermo all’1,34%, si riduce lo spread a 98 punti, in linea con il titolo di Stato della Spagna. A fine giornata l’euro è invariato rispetto a venerdì, a 1,118 contro il dollaro e a 1,0,6 contro il franco svizzero.

SALGONO LE VENDITE IN ITALIA, FCA INGRANA LA SESTA

Accelera a febbraio il mercato dell’auto. E Fiat Chrysler, ancor prima dei risultati di vendita del mese, migliori della media, ingrana la quarta toccando un prezzo di 14,10 euro, nuovo massimo dal Duemila. A metter benzina nel motore di Fca hanno contribuito più fattori. Innanzitutto, le dichiarazioni di Alfredo Altvalilla, direttore operativo di Fiat Emea (che sta per Europa, Africa e Medio Oriente) che ha confermato di aspettarsi il pareggio di bilancio delle attività europee già a fine 2015, con un anno di anticipo rispetto alla tabella di marcia. 

In serata, poi, sono arrivati i dati del mercato italiano dell’auto. A febbraio sono state immatricolate 134.697 autovetture, con una variazione di +13,21% rispetto a febbraio 2014. Da inizio anno l’incremento è pari al 12,26%. Per il secondo mese di fila Fca fa meglio della concorrenza: +13,5%, l’aumento più alto da marzo 2010 con volumi in crescita per tutti i brand, a partire dal boom di Jeep (+290 % con quasi 2.500 registrazioni). 

TELECOM ITALIA: AVANCES FRANCESI ED ESAMI ROMANI 

Telecom Italia è salita dell’1,3% a 1,08 euro. Nelle prime battute il titolo si era portato sui massimi dall’aprile 2011 a 1,11 euro. A spingere al rialzo il titolo sono state soprattutto le avances di le avances di Orange, preludio di negoziato che potrebbe portare alla nascita di un gruppo italo – francese formato da due ex monopolisti. “Non c’è nessuno scambio di vedute tra Telecom e Orange”, ha precisato Telecom Italia ieri sera. Vincent Bolloré nel frattempo ha aumentato dal 5,15 all’8,15% la sua partecipazione in Vivendi, il gruppo che dovrebbe subentrare a Telefonica nel capitale dell’ex incumbent italiano. 

Cresce intanto l’attesa per il consiglio dei ministri che oggi dovrebbe esaminare il piano strategico per la banda larga. Il governo ha smentito che sia in arrivo un decreto punitivo, affermando attraverso uno dei sottosegretari con delega alle comunicazioni, che quanto riferito dai giornali è inesatto. Se la nuova legge imponesse una data di fine vita alla rete in rame, Telecom Italia avrebbe una ricaduta molto negativa in termini di svalutazione del bene di cui è proprietaria. 

CEDOLA PIU’ CHE DOPPIA PER I SOCI LUXOTTICA

Riflettori accesi stamane su Luxottica che ieri ha approvato i conti del 2014 e deliberato un dividendo al rialzo, pari all’ammontare dell’intero utile netto adjusted (687,4 milioni). La cedola unitaria sarà perciò pari a 1,44 euro , più che doppia rispetto al 2013 (0,65 euro). Il gruppo ha registrato nel 2014 un utile di 642 milioni (+18%). Il fatturato consolidato è di 7.65 miliardi (+4,5% a cambi correnti, +6,1% a cambi costanti). La generazione di cassa è stata di 802 milioni, record assoluto nella storia della multinazionale degli occhiali. 

STM +3,2% FESTEGGIA LE NOZZE TRA I CONCORRENTI

StM chiude in rialzo del 3,2% e si porta sui massimi dal giugno 2011 a 8,20 euro. Il primo produttore europeo di semiconduttori è influenzato dalla notizia della nascita di un concorrente: l’olandese NXP Semiconductors +17,3% si è aggregata con la rivale texana Freescale Semiconductor +11,8% con un’operazione in carta e contante da 11,8 miliardi di dollari (16,7 miliardi se si considera anche il debito). Entrambe le società lavorano principalmente con l’industria dell’automotive: secondo un analista di Bernstein intervistato da Bloomberg, il nuovo aggregato rappresenta una minaccia soprattutto per i produttori di chip analogici, un segmento di mercato dominato oggi da Texas Instruments.

A frenare il listino hanno concorso le banche: l’intero settore è arretrato senza palesi motivazioni con l’eccezione di Carige in rialzo del 10% dopo la notizia che la famiglia Malacalza ha concordato con la Fondazione l’acquisto di una quota del 10,5% a 6,2 centesimi per azione. Venerdì il titolo aveva chiuso a 6,55. In ribasso gli altri titoli del comparto. Monte Paschi scende dello 0,9%, Intesa segna un calo dell’1,2%, Unicredit -0,3%. Arretrano anche le popolari: Pop.Emilia-2,7%, Pop.Milano -0,9%, Banco Popolare -1,4%. 

ESORDIO IN SORDINA PER OVS

Debutto debole di Ovs. Il titolo ha recuperato tutte le perdite della mattinata e ha terminato la sua prima seduta di scambi invariato a 4,042 euro, con 22,5 mln pezzi passati di mano, pari al 9,9162% del capitale. Invariata Piaggio a 2,84 dopo i giudizi positivi degli analisti sui conti del 2014. Equita Sim ha alzato il target price sul titolo a 3,1 euro da 2,9 euro confermando a hold il rating, Citigroup da 2,55 a 3 euro (neutral confermato), Kepler Cheuvreux da 3 a 3,3 euro (buy confermato) e Mediobanca Securities da 2,4 a 2,6 euro, con rating neutral confermato.

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