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F1: trent’anni fa la tragedia di Gilles Villeneuve, indimenticato campione della Ferrari

Il circuito era quello di Zolder, in Belgio, lo stesso che, prestato molti anni dopo al ciclismo, vide il trionfo mondiale di Mario Cipollini nel 2002. Il giorno era l’8 maggio del 1982, esattamente trent’anni fa. Le ore le 13 e 52, quando mancavano ormai pochissimi minuti al termine delle qualifiche del Gp di Formula Uno.

Lui era il pilota preferito da Enzo Ferrari, quel gentiluomo venuto dal Canada che faceva sognare i tifosi del Cavallino a suon di sorpassi e giri veloci: Joseph Gilles Henri Villeneuve, per tutti Gilles. Più di un pilota, uno di famiglia, che rimase nel cuore del Drake e degli appassionati per il suo carisma e per il suo modo di interpretare la vita e lo sport oltre che per le sue (poche) vittorie.

“Era l’uomo più genuino che abbia mai conosciuto, oltre che il più veloce in pista”, fu il significativo omaggio del rivale sudafricano Jody Scheckter, che pure fece meglio di Villeneuve nel Mondiale del 1979, vinto proprio davanti all’indimenticato Gilles. Che, da parte sua invece, di Mondiale non ne vinse neanche uno: 6 Gp vinti su 68 disputati, 13 podi e sole due pole position. Ma tutto il resto era pura poesia: tenacia, coraggio, capolavori di talento e adrenalina tra sorpassi e curve spericolate.

Fino a quel tragico schianto, in un sabato di inizio maggio: a bordo della sua Ferrari 126 C2 Villeneuve affronta alla sua maniera quella che sarà l’ultima curva della sua breve ma leggendaria esistenza. La “Terlamenbocht”. La sta per imboccare a 260 km/h, in quinta, quando si trova davanti la più lenta March numero 17, guidata da Jochen Mass.

La collisione, violentissima, racchiude nella sua beffarda dinamica l’essenza dello spirito che ha reso Villeneuve forse il corridore più amato di tutti i tempi. Mass infatti vede arrivare la Ferrari di Gilles e si sposta a destra, pensando di farsi sorpassare a sinistra. Ma questa soluzione troppo semplice non piaceva al combattente canadese, che voleva assolutamente recuperare posizioni in griglia (in quel momento era sesto) e imboccare la curva nella parte stretta.

La vettura schizza in aria, fa oltre 25 metri di volo con due looping. Villeneuve viene proiettato fuori dalla monoposto e perde anche il casco, le sue scarpe vengono ritrovate a 200 metri dal luogo dell’incidente, il suo casco a 100 metri, il volante a 180. La vettura è letteralmente disintegrata. Le immagini fanno il giro del mondo e ancora oggi sono scioccanti, almeno quanto quelle del tragico incidente di Ayrton Senna a Imola nel ’94 e di tutti i piloti che hanno lasciato impavidamente la propria vita sull’asfalto.

Trasportato subito all’ospedale di Lovanio, le speranza del pilota di sopravvivere sono ridottissime e, in ogni caso, destinate ad un puro stato vegetativo dal collo in giù per le gravissime ferite riportate. La moglie Johanna capisce che il vero Gilles se n’è già andato, e autorizza a staccare la spina.

Così, trent’anni fa, se n’è andato a soli 32 anni un genio della Formula Uno.

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