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Emergenti, dopo la tempesta bilancio a due facce: vendere o opportunità d’acquisto?

Bilancio in chiaroscuro per le Borse dei Paesi emergenti. Da inizio anno non hanno arginato le perdite: Turchia -4,75%, Brasile -7,5%, Messico -6,2% e Russia -13% colpita anche dalle tensioni in Ucraina. Male anche Hong Kong (-7,6%) e lo Shenzen -7,3%. Sono invece riusciti a resistere alle vendite: India +2,98%, Sud Africa +1,42% Argentina +12,11%.

Il tapering della Fed, i tassi di crescita più lenti in Cina, i timori generati dalla brusca svalutazione del peso in Argentina e l’instabilità politica in Turchia hanno costituito una “tempesta perfetta”, che alla fine di gennaio ha portato gli investitori a fuggire dai mercati emergenti  (tutti i settori dei mercati azionari, obbligazionari e valutari hanno subito flessioni). Nel nuovo contesto di riduzione degli stimoli monetari, gli squilibri dei Paesi emergenti sono tornati sotto i riflettori dopo anni in cui l’abbondante liquidità è confluita in maniera piuttosto indifferenziata in tutti gli emergenti in cerca di rendimenti. Anni in cui molti però sono rimasti con le mani in mano sul fronte delle riforme strutturali e oggi si ritrovano di fronte a un deterioramento delle partite correnti, un aumento dell’inflazione interna e un calo dei rendimenti societari.

Di fronte alla drastica uscita di capitali e alla svalutazione,  i Paesi più deboli si sono visti così costretti ad alzare i tassi di interesse per frenare la svalutazione delle loro valute. Con una mossa a sorpresa la Reserve Bank of India ha alzato i tassi di riferimento di un quarto di punto percentuale portandoli a quota 8%. La Turchia, alle prese anche con una crisi politica, è ricorsa a un aumento shock dei tassi che è andato oltre le attese nel tentativo di mettere un freno al tracollo della lira: l’overnight è stato portato dalla banca centrale dal 7,75% al 12% mentre il repo settimanale, che è diventato il nuovo tasso di riferimento, addirittura dal 4,5% al 10 per cento. Dopo Ankara , anche il Sudafrica ha alzato i tassi contro ogni previsione: per la prima volta dal 2008 ha stretto il costo del denaro, dal 5 al 5,5%.

STRATEGIA 2014: TEMPO DI RIPOSIZIONARSI O DI GUARDARE ALTROVE?

Oggi gli analisti sono divisi: è tempo di rientrare o si rischia un bagno di sangue? In molti ritengono che tutto il 2014 sarà un anno difficile, visto che l’uscita dalle politiche di stimolo monetario della Fed non è semplice ed è tutt’altro che finita, anche se ormai avviata su un ritmo moderato e costante. I deflussi di capitali dall’aerea degli emergenti sono quindi uno scenario che continuerà a pesare sui mercati. In più c’è chi sottolinea che le prospettive economiche sono peggiorate e che la redditività delle aziende ha subito pressioni. Per altri, gli scossoni e il fuggi fuggi rappresentano invece una opportunità di acquisto. Il pericolo di una crisi epocale come quella del 1997 (che nel 1988 portò al default della Russia) sembra non spaventare più di tanto gli esperti. Allora, con i tassi di cambio fissi e il dollaro come valuta di riferimento interna, gli aggiustamenti strutturali erano più complicati. Oggi le valute possono muoversi anche bruscamente facilitando gli aggiustamenti in termini di riduzione del deficit della bilancia dei pagamenti o di riduzione del tasso di inflazione.

Se la fuga ha colpito in modo abbastanza indifferenziato tutti gli emergenti, quello che sembra certo, è che da qui in avanti il tema centrale sarà quello della differenziazione in termini di fondamentali (per esempio bilancia dei pagamenti, forza della valuta e contributo delle esportazioni al Pil). La chiusura dei rubinetti della Fed, per quanto  su un ritmo “moderato”, porterà alla luce le debolezze strutturali di alcune economie emergenti in un anno, il 2014, di elezioni per diversi Paesi emergenti, contribuendo a creare un divario tra quei paesi che sono stati in grado di mantenere saldi i propri conti e quelli che non si sono adoperati in tal senso. Nel documento “Emerging Markets Equities 2014 Outlook: The turning point for EM equity markets?” la società Natixis, per esempio, ritiene che l’outlook per l’Asia sia migliore rispetto a quello di Europa, Medio Oriente e Africa e anche rispetto all’America Latina, perché i paesi nell’area asiatica sono meno dipendenti da finanziamenti esterni a causa della maggiore crescita del Pil prevista per il 2014 e di un avanzo delle partite correnti di circa il +2%. “Inoltre – spiega Natixis- le valute, con l’eccezione dell’India e dell’Indonesia, appaiono meno vulnerabili rispetto a quelle di altre aree emergenti. In tale contesto, i mercati emergenti dell’Asia appaiono ben posizionati, ed iniziamo l’anno con una preferenza per il Nord-est asiatico rispetto al Sud-est Asiatico”. In Cina potrebbero fare bene i settori consumo, l’IT, i servizi finanziari e le utility attive nell’ambito dell’energia pulita che potrebbero trarre beneifcio dalle riforme annunciate dal governo. Queste riforme, se effettivamente implementate, potrebbero per Natixis portare ad un outlook economico positivo per il paese e risolvere i problemi che hanno causato il calo costante dei titoli azionari cinesi negli ultimi 3 anni. Ci sono poi la Corea del Sud e Taiwan che potrebbero beneficiare della ripresa della domanda da parte dei mercati sviluppati. Tuttavia, avverte Natixis, gli ostacoli derivanti dal rafforzamento dello yen giapponese potrebbero danneggiare la Corea del Sud poiché metterebbero sotto pressione la competitività delle società coreane.

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