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Elon Musk e la Cina. L’accusa: “Sei una spia”. Tesla smentisce

Imagoeconomica

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti potrebbe presto fare una nuova vittima. Tesla, il colosso dell’auto elettrica fondato e guidato da Elon Musk ha ricevuto un’accusa pesantissima da parte delle autorità cinesi: “spionaggio”. Secondo Pechino i veicoli dell’azienda californiana raccoglierebbero dati sensibili su proprietari e passeggeri cinesi, trasmettendoli direttamente al Governo americano. Le preoccupazioni riguardano in particolare la possibile registrazione ininterrotta da parte delle videocamere delle auto, i dati raccolti sul dove, quando e per quanto le macchine vengono usate e la lista dei contatti telefonici, una volta sincronizzati gli smartphone alle auto. Per questo motivo la Cina, dopo una serie di controlli, ha deciso di vietare l’acquisto e l’uso delle Tesla a funzionari pubblici, militari e dipendenti civili di aziende di Stato per salvaguardare la sicurezza nazionale. 

Se l’embargo dovesse diventare permanente, il danno per Tesla, che in Cina nel 2020 ha venduto circa 500mila auto l’anno realizzando il 30% dei suoi ricavi globali, sarebbe enorme. 

Anche per questo, a smentire le accuse di spionaggio ricevuto è stato direttamente Elon Musk. “Le auto Tesla non fanno spionaggio, né in Cina né in America”, ha affermato il Ceo di Tesla, spiegando che “Se un’azienda cinese o americana si prestasse a fare spionaggio subirebbe degli effetti negativi molto gravi. Se la Tesla utilizzasse le sue auto per fare spionaggio in un paese, verrebbe vietata anche in altri, e questo è un forte incentivo per garantire la confidenzialità dei dati”. 

Le accuse di spionaggio nei confronti di Tesla ricordano quelle fatte, a parti inverse, dagli Stati Uniti nei confronti di Huawei. Due anni fa, l’ex amministrazione guidata da Donald Trump aveva infatti accusato l’azienda cinese di spiare gli Usa, vietando alle società statunitensi, tra cui Google, di fare affari con la società. Pochi giorni fa, l’amministrazione Biden ha deciso di intensificare le limitazioni imposte alle poche aziende Usa che potevano ancora intrattenere rapporti commerciali con la casa cinese, colpendo i contratti di fornitura legati a terminali dotati di connettività 5G.     

Ricordiamo che due giorni fa, in Alaska, si è tenuto il primo vertice Usa-Cina da quando Joe Biden è diventato Presidente. I colloqui sono stati “duri e diretti”, ha ammesso il consigliere per la sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan al termine dei due giorni di faccia a faccia. Pechino, da parte sua, ha parlato di discussioni “schiette, costruttive e disponibili”, spiegando però che “ci sono ancora alcune importanti differenze tra le due parti”.

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