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Elezioni Irlanda del Nord: la vittoria degli indipendentisti sempre più vicina. Alta tensione per Bojo

FIRSTonline

Si aprono le urne in Gran Bretagna, ma gli occhi sono tutti puntati sui nazionalisti repubblicani dello Sinn Féin, guidato da Michelle O’Neill, nell’Irlanda del Nord che per la prima volta dopo un secolo sono in pole position per vincere alle elezioni di oggi, giovedì 5 maggio, scavalcando gli unionisti protestanti del Partito democratico unionista (Dup) per la prima volta.

Alle urne si andrà per rinnovare il parlamento decentrato, nato in seguito agli accordi di pace del Venerdì Santo siglato a Belfast nel 1998, che e segnò la fine di 30 anni di violenze e spargimenti di sangue. Il partito politico protestante di destra ha tradizionalmente occupato lo scranno principale nella camera che ha la facoltà di legiferare in settori come salute, istruzione e giustizia. A febbraio gli unionisti hanno fatto cadere l’ultimo esecutivo per opporsi al protocollo dell’Irlanda del Nord che ha di fatto creato un confine post brexit nel Mar d’Irlanda.

Con lo Sinn Féin che mira all’unione con la repubblica irlandese – anche se un referendum non fa ancora parte del programma – e il partito unionista – che punta verso la Gran Bretagna – questa elezione sembra destinata a far risalire grandi tensioni nel paese. I sondaggi hanno evidenziato la corsa dei cattolici verso il controllo del Parlamento, attribuendo allo Sinn Féin il 26 % delle preferenze, contro il 19% del Dup. Se i risultati dovessero dare loro ragione l’Irlanda si troverà di fronte una svolta storica.

Le elezioni in Uk e la svolta epocale nell’Irlanda del Nord

Secondo l’accordo del 1998 Sinn Féin e il Dup sono obbligati a governare insieme a Belfast, con il primo ministro espresso dal partito che ottiene più voti e il vicepremier espresso dall’altro. Ma la destra ha espresso chiaramente di non voler entrare in altri accordi di condivisione del potere, solo se il protocollo dell’Irlanda del Nord venisse rivisto nella parte dell’accordo tra Bruxelles e Londra che disciplina il commercio doganale di Belfast con il resto della Gran Bretagna nel post Brexit.

Il protocollo impone che non si torni a un confine “fisico” tra l’Éire e l’Irlanda del nord, ma di fatto ha allontanato quest’ultima dal resto del Regno Unito, data la sua permanenza sia nel mercato comune europeo sia nell’unione doganale. Ciò è insostenibile per gli unionisti, in quanto questa situazione mette in discussione la continuità territoriale con l’Uk, provocando grandi divisioni dentro il Dup, che ha perso molti consensi all’interno del partito, fino a portare alle dimissioni degli ultimi due leader.

Tuttavia, i negoziati sul protocollo tra i diplomatici britannici ed europei sono in stallo. Secondo alcuni rumors, il governo britannico starebbe considerando di rompere unilateralmente le parti dell’accordo non gradite, nonostante dall’Ue sia arrivato il monito che questo significherebbe una violazione degli accordi firmati dallo stesso Boris Johnson, travolto dalla bufera party-gate.

Le elezioni mettono sotto pressione BoJo

Le elezioni locali nel Regno Unito si terranno in Scozia, in Galles e in parti dell’Inghilterra, dove saranno in palio più di 6mila seggi e che potrebbero segnare il capolinea politico del premier Boris Johnson. Da quando si sono svolte le ultime elezioni locali nel 2018, il panorama politico è cambiato, sia il partito Laburista che quello Conservatore hanno sostituito i loro leader britannici, mentre tutti sono stati colpiti dalla pandemia, la guerra della Russia all’Ucraina e la crisi del costo della vita.

In gioco è l’unità del Regno Unito. In Scozia, dove è prevista la vittoria del partito nazionalista Snp, la richiesta di un secondo referendum per l’indipendenza sarà inevitabile, dato che insieme all’Irlanda del Nord è quella che meno ha digerito il divorzio dall’Unione europea. Ma la partita più grande sono le elezioni dell’Irlanda del Nord, il punto debole del post Brexit, e motivo di tensioni interne e con l’Ue.

Secondo gli ultimi sondaggi d’opinione vedono infatti in svantaggio il Partito democratico unionista rispetto ai nazionalisti irlandesi del Sinn Fein, attribuendo alle due formazioni rispettivamente il 19 e il 26 per cento delle preferenze. Uno scenario che metterebbe ulteriore pressione su Downing Street, già alle prese con le mire indipendentiste della Scozia.

Venti d’Irlanda: i nazionalisti verso la vittoria

Se la vittoria dei nazionalisti è diventata così concreta ci sono diversi fattori che hano contribuito. In primis, il Sinn Féin ha saputo reinventarsi, distanziandosi dai temi più divisivi del dibattito politico, quando veniva associato al gruppo terrorista separatista IRA, l’esercito rivoluzionario irlandese tra i protagonisti dei cosiddetti Troubles, di cui era visto come una specie di corrispettivo parlamentare. Altra importante motivazione è la grande perdita di consensi degli unionisti del Dup, legata soprattutto a Brexit e intnesificatasi con il caro vita e lo scandalo del party-gate del premier inglese.

Se pochi mesi fa l’Irlanda del Nord ha festeggiato un secolo di appartenenze al Regno unito, con la vittoria dello Sinn Fein, non festeggerà di certo altri cento anni, ma forse nemmeno un altro decennio.

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