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Elezioni americane: ecco come avviene il finanziamento delle campagne dei candidati

FIRSTonline

Il professor Stefano Luconi, docente di Storia e istituzioni delle Americhe all’Università di Padova, ha recentemente pubblicato con goWare un libro-guida a uno degli eventi centrali del 2024, le elezioni presidenziali americane che si svolgeranno il prossimo novembre. Ecco alcuni spunti interessanti del suo libro nella conversazione che abbiamo avuto con lui.

Primarie già finite?

La corsa alla Casa Bianca è appena cominciata che sembra già finita dopo il caucus in Iowa e le prime primarie nel New Hampshire, due elezioni particolarmente significative per la scelta del candidato repubblicano, visto che, per il momento, il candidato democratico appare essere il Presidente in carica.

È successo che ad appena dopo due settimane Trump, invertendo tutti trend storici e frantumando tutti i record, ha vinto in entrambi gli stati con un margine considerevole sul secondo. Adesso è rimasta un’unica sfidante, Nikki Haley. 

Bisogna dire che il successo netto di Trump è avvenuto in due tipologie di elezione molto diverse, come ci ha spiegato il prof. Luconi nel suo primo intervento. In Iowa si trattava di un caucus, cioè di un’assemblea di elettori esclusivamente repubblicani, mentre in New Hampshire (NH) di primarie aperte, cioè di elezioni con voto segreto alle quali possono prendere parte anche gli indipendenti. 

Un po’ come sono state le primarie del Partito democratico italiano che hanno portato alla segreteria Elly Schlein dopo che nelle assemblee degli iscritti aveva prevalso Sergio Bonaccini. In America Trump ha prevalso con entrambe le tipologie di voto. Ma qualche riflessione ci sta ancora.

Indicazioni dalle primarie repubblicane nel NH

È vero che in NH Trump ha prevalso sul Nikki Haley con un distacco a due cifre, ma l’ex governatrice del South Carolina si è aggiudicata la maggioranza del voto degli indipendenti. 

E questo risultato ha un risvolto importante per l’esito delle presidenziali di novembre. Gli indipendenti sono, infatti, un gruppo spesso decisivo in stati traballanti (Swing States) nei quali, alla fine dei conteggi, si decide l’esito delle elezioni.

D’altra parte la sostanziale conferma nel NH del risultato dell’Iowa mostra che Trump rimane saldamente ancorato alla sua base conservatrice, che è nettamente la maggioranza dei repubblicani. 

Non ci resta che vedere se Nikki Haley riuscirà ad arrivare al supermartedì (Super Tuesday) del 5 marzo. Molto dipende da quanta fiducia continueranno a darle i finanziatori tra i quali il SUPERPAC che fa capo alla Koch Foundation, il più importante contributore del Partito Repubblicano.

Ed è proprio al tema del finanziamento delle campagne dei candidati che è dedicato il nostro terzo incontro con il prof. Luconi.

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La questione del finanziamento delle campagne elettorale è piuttosto tosta, vero?

Sicuramente. Se il portavoce di Putin Dmitry Peskov afferma che le prossime elezioni presidenziali russe sarebbero solo “costosa burocrazia”, il giornalista americano Greg Palast ha sostenuto che il loro corrispettivo statunitense rappresenterebbe la “miglior democrazia che il denaro può comprare”. 

Sembrerebbe che, nel Paese simbolo del consumismo, anche la Casa Bianca sia in vendita e a disposizione dell’aspirante più facoltoso. 

In effetti l’impressione sembra suffragata dalla constatazione che dal 1976 alcune sentenze della Corte Suprema hanno cassato le disposizioni che in precedenza avevano imposto limiti alle spese elettorali e ai contributi versati ai candidati, grazie a una equiparazione tra l’impiego del denaro a scopi politici e la libertà di espressione protetta dal primo emendamento della Costituzione. 

Non esiste una sorta di finanziamento pubblico?

Ci stavo proprio arrivando. Per ridurre le sperequazioni economiche tra i candidati, proprio nel 1976 furono introdotte forme di finanziamento pubblico per le campagne elettorali, in proporzione al numero di voti ottenuti e accessibili anche ai candidati di partiti minori a condizione che conseguano almeno il 5% dei suffragi.

Ci sono delle altre condizioni per accedere a questi fondi?

In effetti sì. Per giovarsene è obbligatorio accettare di contenere le spese. A seguito del dilatarsi dei costi della politica (le uscite complessive della corsa per la presidenza nel 2020 superarono i 4 miliardi di dollari), tali freni sono apparsi troppo restrittivi.

E allora che è successo?

A partire da Obama nel 2008, i principali candidati hanno rinunciato ai contributi pubblici, contando sulla capacità di raccogliere fondi maggiori attraverso donazioni di privati, aziende e gruppi di interesse. 

Allora funziona l’equazione più soldi da spendere = vittoria?

Mark Hanna, lo stratega dell’elezione del repubblicano William McKinley alla presidenza nel lontano 1896, diceva che “Due cose sono importanti in politica. La prima è il denaro. La seconda non me la ricordo”. Però, budget considerevoli non garantiscono la vittoria. Per esempio, nel 2016 Trump sconfisse Hillary Clinton, pur disponendo di oltre 200 milioni di dollari in meno della sua avversaria. Nel 2020 Michael Bloomberg investì circa mezzo miliardo di dollari del proprio patrimonio per poi ritirarsi dalle primarie democratiche dopo aver conquistato appena 61 degli oltre 1000 delegati in palio nel “super martedì”. 

E ultimamente?

In tempi recentissimi, Nikki Haley ha speso il doppio di Trump per le primarie repubblicane nel New Hampshire (31 milioni di dollari dal gennaio dello scorso anno contro i 15,7 milioni di The Donald), ma è stata sconfitta dall’ex presidente.

Parliamo dei PAC, professore. Che cosa sono?

I Political Action Committee (PAC) rappresentano uno dei principali strumenti per influenzare la politica in generale (per esempio l’iter legislativo di una proposta di legge) e l’esito delle elezioni in particolare. In questo secondo caso, si tratta di entità registrate presso la Federal Election Commission (FEC), l’agenzia incaricata di applicare normativa sul finanziamento delle campagne elettorali, non solo per la presidenza ma anche per il Congresso, e di garantire che tutto avvenga all’insegna della trasparenza.

Chi promuove un PAC?

Non sono creati direttamente da un candidato o da un partito, ma da soggetti terzi che finanziano la campagna attraverso donazioni che raccolgono tra i cittadini statunitensi, ma non da stranieri né da aziende che concorrono all’assegnazione degli appalti pubblici. 

Hanno un limite di spesa?

Sì. I PAC sono soggetti a limiti di spesa a favore di ciascun singolo candidato, ma non per quanto riguarda il totale dei fondi dispensati poiché i beneficiari possono essere molteplici. Hanno anche restrizioni nella raccolta dei fondi. Per esempio, se vengono costituiti da organizzazioni sindacali, corporation e associazioni professionali possono sollecitare contributi solo tra i propri membri e non nella società esterna.

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Veniamo ai SUPERPAC. Che c’è di super?

Sono PAC particolari che non devono sottostare a un tetto massimo nell’impiego delle loro risorse finanziarie, pur vigendo anche per loro la proibizione di ricevere denaro da fonti straniere. Tuttavia, per non dare adito al sospetto di alimentare la corruzione politica e dimostrarsi slegati dai futuri o attuali detentori di cariche pubbliche come il presidente, ai SuperPac è vietato di versare i propri contributi direttamente a candidati e partiti così come di coordinare con costoro le strategie di spesa. Possono, invece, impiegare il denaro di cui dispongono per sostenere le iniziative specifiche di coloro a cui vorrebbero far vincere le elezioni e per attaccare i loro avversari. 

Per esempio?

Per esempio l’American Bridge 21st Century, uno dei SuperPAC schierati con Biden con maggiori disponibilità economiche, ha stanziato 140 milioni di dollari in pubblicità per dipingere il presidente in carica come uno strenuo paladino dei diritti riproduttivi delle donne e Trump quale una minaccia per la democrazia, ma non può legalmente consegnare questa cifra nelle mani di Biden, lasciandogliene la gestione. Per dare una dimensione della loro rilevanza, al momento i SuperPAC registrati con la FEC sono oltre 1.900 e hanno una disponibilità corrente di quasi 440 milioni di dollari.

Grazie prof. Luconi. Visto che i giochi per le candidature sembrano già fatti, la prossima settimana parleremo delle due convention nella quali sarà scelto anche il vice-presidente.

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Stefano Luconi insegna Storia degli Stati Uniti d’America nel dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova. Le sue pubblicazioni comprendono La “nazione indispensabile”. Storia degli Stati Uniti dalle origini a Trump (2020), Le istituzioni statunitensi dalla stesura della Costituzione a Biden, 1787–2022 (2022) e L’anima nera degli Stati Uniti. Gli afro-americani e il difficile cammino verso l’eguaglianza, 1619–2023 (2023).

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Libri

Stefano Luconi, La corsa alla Casa Bianca 2024. L’elezione del presidente degli Stati Uniti dalle primarie a oltre il voto del 5 novembre, goWare, 2023, pp. 162, 14,25€ edizione cartacea, 6,99€ edizione Kindle

Stefano Luconi,Le istituzioni statunitensi dalla stesura della Costituzione a Biden, 1787–2022, goWare, 2022, pp. 182, 12,35€ edizione cartacea, 6,99€ edizione Kindle

Categories: Mondo