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Draghi non scalda i mercati, Wall Street cala, export Cina crolla

Imagoeconomica

“In una stanza buia non corri, ma ti muovi a piccoli passi”. È la metafora usata da Draghi per spiegare le decisioni prese ieri dalla Bce, che gli consentiranno di arrivare a fine mandato, nel prossimo dicembre, senza aver mai alzato il costo del denaro. Magra soddisfazione, vista la situazione. Stavolta, scrive Bloomberg, per alcuni membri del board “colomba” Draghi è stato giudicato troppo conservativo da una parte del direttorio, che avrebbe voluto tagliare le previsioni in modo ancora più radicale. Ma il presidente della Bce, consapevole di muoversi in un quadro estremamente delicato sotto il profilo politico, ha badato al sodo, garantendo liquidità ad un sistema in grave crisi di fiducia, che si riflette “nei vari settori e in vari paesi, uno dei questi è certamente l’Italia”. Senza fare “regali” alle banche: a differenza che in passato i finanziamenti sembrano essere stati indirizzati in modo più preciso all’economia reale. Per le banche, che infatti ieri sono scese in tutta Europa, sarà meno agevole e meno conveniente l’utilizzo dei finanziamenti per la compravendita di bond.

Intanto, a sostenere i listini in attesa che evolva il quadro politico del Vecchio Continente ci dovrà pensare l’euro debole. La moneta unica ha perso ieri l’1% su dollaro, a 1,120. Stamattina il cambio è scivolato a 1,1198, sui minimi da giugno del 2017. Il quadro grafico, nel giro di poche ore, è peggiorato in modo preoccupante: a meno di rapidi recuperi nei prossimi due giorni, l’obiettivo del movimento è l’area 1,10. Anche questo complica il panorama dei listini, avviati a chiudere la settimana in flessione.

A SHANGHAI È ARRIVATO IL PRIMO SELL DI STATO

Stamane sui listini è piombato lo shock del tracollo dell’export cinese a febbraio: -20,7%, assai peggio delle previsioni (-5% circa), che già scontavano gli effetti del Capodanno lunare.

La Borsa di Shanghai ha accusato il colpo: -2,9%. Nel listino cinese, la compagnia People Insurance Group è sospesa per eccesso di ribasso per effetto della bocciatura a Sell (vendere) arrivata da Citic Securities: per il mercato azionario della Cina si tratta di una novità, in quanto le raccomandazioni di vendita così nette sono molto rare, dovendo essere approvate dalle autorità di controllo.

GIÙ ANCHE TOKYO. STRISCIA NEGATIVA A WALL STREET

In forte ribasso anche Tokyo (-2%) e Hong Kong (-1,7%). Giù anche l’Australia e la Corea del Sud.

Lo yuan perde posizioni a 6,72 su dollaro. Si rafforzano i beni rifugio, come lo yen: la moneta del Giappone si porta a 111,3 su dollaro, da 111,6 della chiusura. Il cross euro yen è al quinto giorno consecutivo di ribasso, a 124,6, sui minimi delle ultime cinque settimane ed in prossimità di importanti soglie grafiche.

Debole anche Wall Street, oggi concentrata sui dati dell’occupazione. L’indice Dow Jones è sceso dello 0,78%, l’S%P 500 -0,81% in calo in sette sedute sulle ultime otto, Nasdaq -1,13%.

L’indice Dow Jones Trasporti, un indicatore molto seguito dello stato di salute dell’economia, scende per il decimo giorno di fila, la più lunga striscia negativa dal febbraio 2009. Fedex perde il 3% dopo il downgrade di Citi.

Debole stamane il petrolio: il Brent tratta a 65, 81 dollari (-49 centesimi), Wti a 56,28 (-38 centesimi).

LA BCE: CRESCITA UE SOLO ALL’1,1%, INFLAZIONE VERSO L’1,2%

Nuova immissione di liquidità attraverso un terzo programma di prestiti Tltro, tassi invariati non più fino all’estate ma per tutto il 2019, un taglio drastico delle previsioni sul Pil e inflazione dell’eurozona. Ecco, in sintesi, le misure prese ieri, all’unanimità, dalla Bce per arginare la discesa dell’economia.

È stato sgombrato il campo dall’ipotesi di un rialzo del costo del denaro nei prossimi mesi: i tassi resteranno sugli attuali livelli (tasso principale allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40%) fino alla fine dell’anno.

Inoltre, anche dopo il primo rialzo, i profitti derivanti dall’acquisto dei bond durante il QE continueranno ad essere reinvestiti per un considerevole periodo di tempo.

Robusto e, per le dimensioni, sorprendente il taglio delle stime sulla crescita: il Pil della zona euro, secondo le ultime stime, salirà solo dell’1,1%, contro l’1,7% stimato in precedenza. Per l’inflazione si passa da +1,6% a +1,2%.

NUOVE REGOLE PER IL TLTRO

A fronte di questi rischi, in questo momento comunque non tali da portare ad una recessione, la Banca centrale risponde con sette operazioni trimestrali di finanziamento, la prima il prossimo settembre, l’ultima nel marzo 2021 con una durata di due anni. Il tasso sarà indicizzato a quello di rifinanziamento. I richiedenti possono ottenere fino al 30% del totale degli impieghi di fine 2019.

L’obiettivo esplicito delle aste sarà il funding delle banche per far affluire il credito alle imprese e “minimizzare il rischio” che i fondi vengano usati come in passato per acquistare titoli sovrani e speculare sulla differenza di rendimenti.

MILANO SALE, POI FRENA

Dopo la pubblicazione del comunicato, la Borsa di Milano ha preso la via del rialzo, toccando nel primo pomeriggio quota 21.000, massimo dell’indice da settembre. Ma nelle ultime due ore di scambi la tendenza si è invertita: la seduta è così finita in calo dello 0,7%, a 20.697 punti.

Copione simile, ma con un finale meno negativo, per gli altri listini del Vecchio Continente: al sollievo iniziale per le misure espansive è subentrata la preoccupazione per il quadro dell’economia reale dipinto da Draghi. La reazione è stata la prevalenza del rosso: Francoforte -0,56%; Parigi -0,39%; Madrid -0,53%; Londra -0,49%.

L’euro si è indebolito a 1,122 su dollaro, -0,7%.

LO SPREAD SCIVOLA A 240 PUNTI

Sensibile l’impatto sui mercati obbligazionari. Il Bund decennale si è avvicinato di nuovo alla soglia del rendimento negativo: 0,07%, con un calo di sei punti base, minimo da ottobre 2016.

In forte aumento la domanda per la carta italiana. La variazione più sensibile riguarda i titoli a due anni, scesi ad un rendimento dello 0,13% (-13 punti). Il Btp a dieci anni si è rafforzato a 2,49% (-8 punti base).

In calo lo spread, sceso ad un minimo di 240 punti base per poi chiudere a 243, livello che non si vedeva da cinque settimane. Contrastata la risposta dei listini alle decisioni: negative le banche, in flessione l’industria, positive le utility.

PRESTITI POCO “GENEROSI”, BANCHE IN ROSSO

A spiegare la reazione delle banche, pur beneficiate dall’afflusso dei fondi Tltro, serve considerare che tassi bassi mettono sotto pressione la redditività degli istituti. Così come sono stati congegnati, aggiungono i tecnici, i provvedimenti non portano molti benefici alle banche in termini di arbitraggi tra i tassi ai quali la liquidità è fornita e quella ottenibile da un investimento a basso rischio.

Il risultato è che l’indice Stoxx delle banche europee ha reagito con un ribasso del 3,3%. A Milano sono scese soprattutto Ubi Banca (-4,98%) e Banco Bpm (-4%). Giù i Big: Unicredit -3%, Intesa -2,2%.

VOLANO LE UTILITY, FRENA L’AUTO

In salita invece le utility, considerate alla stregua di quasi bond, visto il loro elevato livello di indebitamento. L’indice EuroStoxx Utility guadagna l’1,8%. Nel listino italiano hanno toccato il massimo dell’anno, o di periodo, Enel (+1,9%), Snam (+1,7%), Terna (+1,8%), A2A (+2,2%) ed Acea (+2,7%).

I segnali di incertezza sul fronte economico rilanciati dalla diagnosi della Bce si sono tradotti in una frenata degli industriali a partire dall’auto (-2,14% lo Stoxx di settore). Fiat Chrysler arretra del 2,28%, Cnh Industrial -2,4%.

Erg -3,13% dopo i risultati in pesante calo rispetto alle attese, ma in parziale recupero dopo la conference call con gli analisti.

As Roma -5,52% dopo l’eliminazione dalla Champions League.

Cerved +1,3% sull’onda della manifestazione di interesse da parte di Advent.

Bene anche Italmobiliare (+3,54%): Equita Sim ha confermato giudizio buy alzando il prezzo obiettivo a 26 euro da 24,3.

Categories: Finanza e Mercati