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Die EU erwägt einen dänischen Kompromiss für Versicherungsunternehmen, die in Banken investieren: die potenziellen Auswirkungen auf das italienische Risikomanagement und den Fall Unipol.

Il Parlamento Ue ha approvato il rapporto sulla politica di concorrenza che, riporta Mf, include anche un emendamento nel quale si sottolinea l’importanza di assicurare una parità di condizioni concorrenziali tra banche e assicurazioni nel trattamento delle partecipazioni incrociate

Die EU erwägt einen dänischen Kompromiss für Versicherungsunternehmen, die in Banken investieren: die potenziellen Auswirkungen auf das italienische Risikomanagement und den Fall Unipol.

La strada è lunga, ma qualcosa comincia a muoversi sul Dänischer Kompromiss. Il Parlamento Ue ha infatti dato il via libera al rapporto annuale sulla politica di Concorrenza 2025. Il documento, riporta Mf, include anche un emendamento nel quale si sottolinea l’importanza di assicurare una parità di condizioni concorrenziali tra banche e assicurazioni nel trattamento delle partecipazioni incrociate. E anche se il compromesso danese non viene citato direttamente, il riferimento allo sconto sul capitale garantito agli istituti bancari, ma non alle compagnie assicurative è palese.

Il testo non è vincolante, ma chiede a Bruxelles di valutare il tema nell’ambito della revisione di Ficod e Solvency II.

Was ist der dänische Kompromiss?

Der dänische Kompromiss ist eine Bestimmung des Kapitalanforderungen der Verordnung (Crr), approvato dall’Ue nel 2012. Si chiama così per un motivo molto semplice: all’epoca alla presidenza dell’Unione c’era la Danimarca.

 La disciplina prevede che le banche che possiedono partecipazioni dirette in imprese assicurative possano godere di alcune Buchhaltungseinrichtungen, Eine davon ist die Verringerung der Absorption von regulatorischem Kapital, die Vermeidung der Doppelzählung. 

Wenn eine Bank in andere Aktivitäten investiert, muss sie normalerweise einen Teil ihres Kapitals zur Abdeckung etwaiger Risiken bereitstellen. Durch den „Dänischen Kompromiss“ erhalten Banken eine Vorzugsbehandlung von Versicherungsbeteiligungen in Kapitalanforderungen. 

Il Danish Compromise non si applica alle assicurazioni (per ora)

Se, come detto, le banche che detengono partecipazioni assicurative possono godere dei benefici del compromesso danese, al contrario, Versicherung che hanno partecipazioni bancarie non possono approfittare degli stessi benefici in termini di minore assorbimento patrimoniale. In altre parole è molto più facile per una banca entrare nel capitale di un’assicurazione che per un’assicurazione fare il percorso inverso.

“Nel nostro settore afferma sussistono ancora disomogeneità di regole del gioco da riequilibrare e nell’elenco rientra il cosiddetto danish compromise”, ovvero “l’assenza, per le compagnie di assicurazione, di vantaggi regolatori di capitale prudenziale in caso di operazioni straordinarie che comportino l’acquisizione di quote di capitale in banche, cosa di cui già gode viceversa, e – sia ben chiaro – a buon diritto, il settore bancario”, ha spiegato la settimana scorsa il Präsident von Ania, Giovanni Liverani, secondo il quale. 

Ed proprio sulla “disomogeneità” di cui parla il numero uno dell’associazione che il rapporto annuale sulla politica di Concorrenza 2025 chiede alla Commissione Ue di intervenire.

I possibili effetti sul risiko italiano: Unipol osservatrice interessata

Dall’Italia si osserva con molta attenzione il dibattito in corso tra Strasburgo e Bruxelles, soprattutto per le sue conseguenze sul risiko bancarioAuf der einen Seite gibt es la maxi opas da 30,6 miliardi di Intesa, supportata da Unipol, su Mps-Mediobanca, dall’altro ci sono le nozze tra pari proposte da Banco Bpm a Siena. Sullo sfondo rimane quel 13% delle Allgemeine in pancia a Piazzetta Cuccia (e quindi a Mps). 

Eventuali cambiamenti nella regolamentazione continentale potrebbero infatti avere effetti profondi sul processo di consolidamento in corso. Sia sui presunti piani dei ceo Luigi Lovaglio e Philippe Donnet per trovare un’alternativa all’offerta di Intesa, sia su Unipol che ha già in pancia il 20% di Bper e che potrebbe salire fino al 40% se l’opas andrà invece in porto. 

Analysten von WebSim considerano il tema “particolarmente rilevante per Unipol perché tocca esattamente il principale limite regolamentare della struttura che prospetticamente si formerà post acquisizione da parte di Unipol del curve-out di BMPS: l’eccessivo “peso” in termini di Solvency derivante dal detenere una partecipazione bancaria all’interno di un gruppo assicurativo”. 

La strada è ancora lunga, dato che il rapporto non è vincolante. Ma se la riflessione avviata in sede europea si concretizzerà in un trattamento più simmetrico del Danish Compromise, per le compagnie assicurative del vecchio continente potrebbe essere una svolta. Unipol, in particolare, “potrebbe accelerare la definizione di un conglomerato finanziario integrato mantenendo una struttura insurer-led, senza necessariamente dover ricorrere a una holding inversion/reverse merger bank-led. Questo sarebbe importante perché ridurrebbe o eviterebbe il principale punto critico di un potenziale scenario alternativo, ovvero la diluizione delle cooperative nella nuova TopCo bancaria in caso di holding inversion/reverse merger”, concludono gli esperti di WebSim.

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