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Casa, Xi Jinping a caccia di Made in Italy

FIRSTonline

In occasione di Eurocucina 2018, Gianni Meneghetti, presidente del Gruppo Meneghetti e di Fulgor Milano, tra i protagonisti europei degli apparecchi built-in per la cottura, ci aveva anticipato una clamorosa notizia: l’apertura in collaborazione con il gruppo finanziario cinese Shanghai Yfaqiancheng Home Appliances Development, entro tre anni, di 300 showroom Fulgor Milano (il brand di fascia alta del gruppo italiano). Tutto confermato puntualmente: entro il 2019 saranno 33 le show room Fulgor Milano aperte in tutta la Cina, per un giro d’affari di 20 milioni di euro, visto il grande successo delle prime operanti a Shanghai.

La notizia era ed è clamorosa perché i più grandi produttori ed esportatori anche in Europa, di elettrodomestici sono i cinesi. Ma in pochi anni il gigantesco mercato cinese della casa sta cambiando pelle e fa gola a tutti, produttori, designer, trend catcher (per le strade di Shanghai e Shenzhen si vede sfilare un mondo incredibile) e soprattutto organizzatori di Fiere.

L’americana KBIS-Kitchen and Bath Industrial Show, di Las Vegas, un riferimento mondiale per l’arredamento e le attrezzature della cucina e del bagno, è infatti diventata una manifestazione fieristica asiatica di grande attrazione, tanto che in Cina si svolge due volte all’anno, in maggio a Shanghai e in dicembre a Canton. E Meneghetti è presente ad ambedue le fiere perché il mercato cinese di fascia medio-alta e alta è in costante sviluppo, con una domanda crescente di prodotti e arredi di design e in particolare di quelli italiani di lusso e qualità.

All’ultima edizione del Salone Internazionale del Mobile di Milano i produttori cinesi dell’arredo non erano presenti e non lo saranno nemmeno in futuro proprio poiché la loro produzione è sempre di più assorbita dalla domanda interna. Per avere un’idea di quanto sia colossale questo mercato, basterà un dato: il giro d’affari delle vendite ha superato ampiamente nel 2017 i 36 miliardi di dollari con ben 60mila produttori.

In Cina insomma c’è posto per tutti, a condizione che si tengano ben saldi alcuni “pilastri” e uno di questi è la qualità. Proprio questa prerogativa viene considerata una caratteristica unica del made in Italy della casa, che diventa status symbol della classe media e medio-alta. Il made in Italy in generale ha avuto un’ulteriore – esclusiva – promozione e valorizzazione con il viaggio nel nostro Paese, in marzo, del presidente Xi Jinping. “Da questo evento storico sono derivati reali vantaggi – conferma Meneghetti – perché in Cina ciò che decide e dichiara il presidente è molto importante, influisce direttamente sulle scelte delle famiglie, viene percepito come un’indicazione di grande autorevolezza. E l’aver scelto l’Italia come primo Paese per il suo strategico viaggio in Europa, è stato un’apertura di credito nei nostri confronti molto netta, molto forte che già influisce e influirà sulla valorizzazione del made in Italy”.

In parole semplici, più che le arance (di cui la Cina non ha bisogno essendo il primo produttore mondiale) e i mandarini (che provengono dalla Cina), il gigante della Stella Rossa importerà sempre di più per le residenze e gli hotel di lusso i favolosi arredi progettati e costruiti in Italia. Rigorosamente costruiti in Italia, una provenienza che deve essere garantita da certificati di origine per evitare – come è accaduto tante volte – che vengano rifilati mobili “originali della Brianza” ma costruiti in modo anche pacchiano a Shenzhen o a Canton. E che nell’ultimo viaggio alla gigantesca fiera di Canton era possibile vedere, essendo questa la fiera tipica della contraffazione made in China, tra enormi catafalchi-letti in stile pompeiano-mandarino, improbabili troni-poltrone di fantasiosa ispirazione rinascimentale, orrendi bagni che nemmeno i temibili Casamonica di Roma avrebbero osato mettere nelle loro villone.

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Categories: Economia e Imprese