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Bpm, corsa contro il tempo per la nomina del nuovo consigliere delegato

È terminato da poco il vertice di emergenza convocato a Piazzetta Cuccia fra il presidente del nuovo consiglio di Sorveglianza di Bpm Filippo Annunziata, il direttore generale Enzo Chiesa e Alberto Nagel, presidente di Mediobanca (capofila del consorzio di garanzia dell’aumento di capitale di Bpm). Nessun commento è però filtrato dai partecipanti: i vertici di piazza Meda si sono ora diretti verso la sede della Bpm per riprendere il Cds che entro stasera dovrebbe nominare il Cdg.

Il nodo è la nomina del nuovo consigliere delegato da cui dipende anche la tempistica dell’aumento di capitale. Nelle intenzioni della lista vittoriosa degli Amici della Bpm il nuovo consigliere delegato sarebbe dovuto essere proprio Chiesa. Ma l’attuale direttore generale fa parte del vecchio team di gestione della banca: è arrivato ai vertici più alti della gestione nel 2008, dopo l’uscita di Fabrizio Viola con la nomina in tandem con Fiorenzo Dalu, dimessosi a primavera 2011. In questi tre anni, tra l’altro, il suo nome si è legato al collocamento al retail del “convertendo” che gli è già costata una sanzione Consob insieme allo stesso Dalu.

Una continuità che non piace a Bankitalia che più volte ha chiesto un nome esterno per il nuovo consiglio di gestione: c’è l’esigenza di iniziare una nuova fase della banca che coinvolga professionalità in arrivo dall’esterno. Una decisione comprensibile e auspicabile dopo la polemica sulle “carriere pilotate” e l’influenza dei sindacati interni nella banca. Ma la questione del nuovo consigliere delegato è ancora più scottante perché la Bpm deve fare presto a rimettersi in carreggiata: è necessario, come direbbero gli inglesi, tornare al back to business, dopo le settimane passate vissute alla ricerca del nuovo assetto di potere della banca (che ha visto l’entrata nell’azionariato dell’Investindustrial di Andrea Bonomi che dovrebbe presiedere il Consiglio d gestione), il pressing di Bankitalia, la spaccatura tra le sigle sindacali interne e nazionali, il cambio della governance con il passaggio al duale e la sfida tra le liste per il Consiglio di Sorveglianza.

Sul tavolo la necessità di procedere il prima possibile con l’aumento di capitale, ormai annunciato già da prima dell’estate ma che, tra le vicissitudini del mercato e quelle interne alla banca, deve ancora prendere il via (dopo aver visto il suo importo ridimensionarsi da 1,2 miliardi a 800 milioni). Il consigliere di gestione avrebbe infatti dovuto firmare il prospetto dell’aumento nella sua prima riunione e inviarlo in Consob per poi finalmente fissare il prezzo. Il tutto entro il 31 di ottobre, lunedì prossimo, quando scade il consorzio di garanzia. Scadenza che se dovesse saltare potrebbe portare la banca a dover rinegoziare le condizioni dell’aumento con il consorzio di garanzia in condizioni di mercato nuovamente peggiorate.

Un’opzione sul tavolo per accelerare i tempi e non essere costretti a rinegoziare gli accordi è quella di affiancare a Chiesa un nuovo consigliere, gradito a Bankitalia, che possa dividere le deleghe lasciando a Chiesa la gestione dell’aumento di capitale. In caso di nuova nomina è invece probabile che l’operazione di ricapitalizzazione slitti: è Chiesa che ha infatti preparato il piano industriale e il nuovo consigliere delegato dovrebbe vagliarlo e in caso modificarlo. Fino a ieri sera i vertici di Bpm speravano di poter risolvere la situazione con un mandato a tempo (fino alla prossima assemblea di aprile) per Chiesa, soluzione che però non sarebbe stata accettata da Bankitalia. Ora però serve un nome e in fretta: dal toto nomine sono spuntati Carlo Salvatori, Pietro Modiano e Davide Croff. Bpm in Borsa cede lo 0,67%, dopo che nelle passate settimane l’appeal speculativo aveva sostenuto il titolo con rialzi anche a doppia cifra.

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Categories: Finanza e Mercati
Tags: BancheBpm