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Borse, Piazza Affari di nuovo la migliore d’Europa: brillano Terna, Tim e Generali

Imagoeconomica

Continua la corsa dei rendimenti dei titoli di Stato e vanno a rilento le Borse, con l’indice dei tecnologici Usa in calo. Dopo un avvio intonato Wall Street ha infatti cambiato passo (il Nasdaq è in rosso), anche se archivierà probabilmente la seconda settimana di seguito in progresso.

In Europa le principali Piazze sono moderatamente positive e vedono un ulteriore recupero, dopo le perdite registrate con l’inizio della guerra 30 giorni fa. La chiusura è sotto i massimi di giornata, con l’attenzione sempre rivolta al fronte ucraino e alla visita del presidente Usa Joe Biden, che oggi pomeriggio è in Polonia dopo l’importante giro di riunioni al quale ha partecipato da ieri a Bruxelles.

Piazza Affari si conferma la più intonata e ferma gli scambi con un progresso dello 0,64% a 24.582 punti base, grazie alle utility.

Progressi si registrano ad Amsterdam +0,42%, Madrid +0,32%, Francoforte +0,24% e Londra +0,17%. È piatta Parigi.

Perde quota la Borsa di Mosca, dopo la ripresa degli scambi, ieri. La piazza ha riaperto con solo 33 blue chip e orario ridotto, oltre a varie limitazioni, tra cui il divieto di vendita allo scoperto e per gli investitori esteri, che non possono cedere azioni locali. Il Moex, dopo il recupero della vigilia, arretra oggi del 3,66%. Tra i titoli in rosso ci sono i colossi dell’energia come Gazprom e Lukoil, nonché la prima banca del paese Sberbank, con gli Usa che hanno stabilito nuove sanzioni contro aziende e manager del paese, tra cui Hermann Gref, capo di Sberbank, persona considerata molto vicina al presidente russo Vladimir Putin.

Tra le materie prime rialza la testa il petrolio, che tratta in progresso con il Brent a 120,34 dollari al barile (+1,1%) e il Wti a 113,64 dollari (+1,15%).

Resta alto il prezzo dell’oro, 1956.43 dollari l’oncia.

Sul valutario l’euro-dollaro non si scosta molto da 1,1.

Le vendite più consistenti si registrano sui titoli di Stato, nella scommessa crescente di una stretta importante da parte della Fed nel 2022 a causa della corsa dell’inflazione.

Il tasso del Treasury decennale vicino a +2,5%

Continuano le vendite sui T-Bond, che mostrano prezzi in calo e tassi in rialzo.

Il Treasury decennale registra al momento un tasso del 2,48% (+5,88%), ai massimi dal 2019. I rendimenti sono aumentati di oltre 75 pb nelle ultime due settimane poiché i trader hanno rivisto le loro aspettative sulla politica monetaria della Fed. Scrive Reuters che i mercati prevedono oggi un aumento dei tassi di interesse statunitensi fino a 190 punti base nel corso dell’anno, dopo un aumento di 25 punti base la scorsa settimana. Gli investitori assegnano una probabilità dell’88% di un aumento del tasso di 50 bps a marzo.

C’è da notare inoltre che da una settimana è in corso un’inversione della curva tra i titoli a 10 e quelli a 5 anni, mentre lo spread tra il decennale e il titolo a 2 anni è sceso a 19 punti base, contro 130 punti base di cinque mesi fa.

Secondo Bofa i mercati obbligazionari globali stanno vivendo una delle fasi peggiori della loro storia recente. Gli analisti osservano che i titoli Usa sono vicini alla più grande perdita annuale dal 1949.

Le vendite proseguono anche in Europa, anche se lo spread tra Btp 10 anni e Bund di pari durata scende a 150 punti base (-2,05%). Il tasso del titolo italiano è +2,06% e quello del Bund sale a +0,57%.

Le incertezze indotte dalla guerra nell’Est Europa hanno d’altra parte riflessi sul morale degli operatori economici del continente, come dimostrano i dati Ifo tedeschi sulle imprese, in calo a marzo (visti i problemi nella catena di approvvigionamenti frutto della crescita dei prezzi energetici) e il dato sulla fiducia dei consumatori in Italia, crollato a marzo per i timori legati al conflitto. In netto ribasso è anche la fiducia delle imprese.

Piazza Affari si apprezza con Terna

Regina del principale listino milanese è oggi Terna, +3,55%, all’indomani dell’aggiornamento del piano industriale al 2025. Il piano prevede 10 miliardi di investimenti e ricavi per 3,08 miliardi al 2025, Ebitda a 2,14 miliardi, per una crescita media annua di oltre il 4% per i ricavi e di oltre il 3% per l’Ebitda. È stata confermata inoltre la politica dei dividendi. I target sono ‘superiori alle stime’, sottolineano gli analisti di Equita, che confermano il giudizio “buy”, alzando il prezzo obiettivo del 4% a 7,9 euro per azione. Giudizio positivo anche da Bank of America, che rivede il target price a 8,9 euro da 8,5.

Tra le utility svettano anche Hera +2,09% e Snam +1,96%.

Nella parte alta del listino si trova Campari, +3,46%, con la promozione a ‘buy’ di BofA Global Research anche se il broker ha ridotto il target price a 12,30 da 13,70 euro.

Si conferma in denaro Telecom, +1,81%, al centro di notizie e indiscrezioni sia per la potenziale Opa del fondo Kkr, sia per il progetto di rete unica, sia per il possibile interesse di soggetti terzi per alcuni asset del gruppo. Per quanto riguarda la rete unica, secondo indiscrezioni, dovrebbero partire a breve le interlocuzioni tra Tim e Cdp e sarebbe prevista la firma di un accordo di riservatezza a inizio aprile. Inoltre a breve dovrebbe arrivare un’offerta da parte del fondo Cvc per alcuni asset della futura ServCo, la società dei servizi che costituirà una delle due gambe della futura Tim disegnata dal piano dell’ad Pietro Labriola e che interessa anche a Vivendi. Il tutto mentre rimane sullo sfondo l’offerta di Kkr, che appare meno compatibile con i progetti di Labriola, anche se ieri il fondo ha precisato di non essere pregiudizialmente contrario alla rete unica.

Resta effervescente Generali, +1,86%, titolo sotto i riflettori per la battaglia sulla governance. Oggi è stato presentato il piano ‘Awakening the lion’ proposto dal socio Caltagirone che candida un nuovo management alla guida del gruppo in alternativa all’attuale ad in vista della battaglia per il rinnovo del cda all’assemblea di fine aprile. Jefferies ha ritoccato al rialzo il target price sulla compagnia triestina a 17,5 da 17 euro.

Bene i petroliferi Tenaris +2,48% ed Eni +1,13%, mentre Saipem perde il 2,47%, dopo la presentazione del piano strategico al 2025 e della manovra finanziaria che prevede un aumento di capitale ciclopico per 2 miliardi di euro (pari al doppio della capitalizzazione di mercato) da realizzarsi entro fine anno.

“Anche se lo scenario industriale è favorevole a causa del forte aumento dei prezzi del petrolio, non crediamo che il mercato sia disposto a scontare gli obiettivi a lungo termine”, scrive Bestinver in una nota.

I realizzi penalizzano il risparmio gestito, in particolare Poste -1,33% e Finecobank -1,5%. In maglia nera è Iveco -4,13%.

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