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Borse mondiali al record: reggeranno o correzione in vista?

Photo by Stephen Dawson on Unsplash

L’indice delle Borse mondiali (MSCI Word) fa registrare un nuovo record storico, principalmente grazie ai forti rialzi registrati negli ultimi mesi dalla Borsa americana. Visto che nel frattempo l’economia reale sta attraversando ovunque un periodo di grave crisi, è inevitabile chiedersi se l’andamento dei mercati sia giustificato oppure nasca da un eccesso di ottimismo sulle prospettive di ripresa, che dipendono in larga parte dalla tempestività con cui si riusciranno a sperimentare e a diffondere i vaccini anti-Covid.

In realtà, come sottolinea Morya Longo sul Sole 24 Ore, a incoraggiare gli operatori non sono tanto le previsioni sulla risalita dei Pil, quanto le contromisure prese dalle banche centrali, che – memori di quanto accadde nel 2008/2009 – stanno allagando il sistema di liquidità. E stavolta possono contare anche sulla collaborazione dei governi, che praticano ovunque politiche fiscali ultra-espansive.

Ora la domanda è: durerà? I mercati ci credono, ma per avere indicazioni più concrete bisognerà aspettare le parole di Jerome Powell, numero uno della Fed, che oggi interverrà al tradizionale simposio di Jackson Hole.

Intanto, a innervosire ulteriormente i mercati è intervenuto anche il ritorno dell’alta tensione fra Usa e Cina: Pechino che ha lanciato alcuni missili nel Mare del Sud e Trump ha inserito nella “black list” 24 ditte cinesi legate ai lavori realizzati in quell’area. Senza contare le dimissioni improvvise del numero uno del social media TikTok, Kevin Mayer, dopo le accuse di Washington, con l’app che è ormai diventata il centro dello scontro tra le due superpotenze.

Piazza Affari ha iniziato la seduta di giovedì in terreno negativo (-0,62%). Male anche le altre principali Borse europee: Francoforte (-0,1), Parigi (-0,3%), Madrid (-0,6%) e Londra (-0,3%).

Contrastati invece i listini asiatici. La borsa di Tokyo ha chiuso gli scambi con il Nikkei in calo dello 0,35% a quota 23208,86 punti. Segno negativo anche a Seoul, dove il Kospi ha ceduto poco meno di un punto percentuale. In ribasso Hong Kong (-0,87%), Singapore (-0,27%) e Taiwan (-0,28%).

Per quanto riguarda i singoli titoli del Ftse Mib, in testa c’è Stm (+1,77%), seguita da Mediobanca (+0,86%), all’indomani del via libera della Bce alla Delfin di Leonardo Del Vecchio, che intende salire fino al 20% del capitale.

Realizzi su Tim (-0,2%) in vista di un accordo con Open Fiber e Cdp sulla rete unica in fibra. Secondo alcune indiscrezioni, nel progetto dovrebbe rientrare anche Tiscali, che strappa al rialzo del 10,9%.

Sale Falck Renewables (+1%) che con Eni Us ha acquistato Building Energy Holdings per 32,5 milioni di dollari.

In coda al listino principale figurano Diasorin (-2,44%), Unicredit (-1,37%), Intesa Sanpaolo (-1,32%) e Tenaris (-1,12%).

Lo spread Btp-Bund si attesta a 150 punti base, due in più rispetto all’ultima chiusura.

Sul fronte valutario, l’euro è in leggero rialzo a 1,183 dollari (da 1,179 di ieri in chiusura).

Petrolio stabile nonostante l’uragano Laura nel Golfo del Messico abbia costretto le piattaforme petrolifere e le raffinerie a sospendere la produzione: il contratto sul Wti con scadenza a ottobre è in ribasso dello 0,14%, a 43,3 dollari il barile, mentre quello sul Brent viaggia a 45,7 dollari (+0,1%). Ancora un ribasso per l’oro: -0,37%, a 1946.0265 dollari l’oncia.

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