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Borse di oggi, 2 novembre 2022: Tim brilla a Piazza Affari, unico listino in parità. La Fed alza di nuovo i tassi

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Giornata grigia per i listini europei, innervositi dall’andamento negativo del settore manifatturiero della zona euro e in attesa che, tra poche ore, il presidente della Fed Jerome Powell chiarisca le scelte della banca centrale Usa (si prevede oggi un quarto rialzo dei tassi di 75 punti base) e lasci intendere, magari, cosa vorrà fare nei prossimi meeting. Il recente rally dei mercati è stato sostenuto dalla previsione di un atteggiamento più morbido in futuro, ma l’andamento effervescente del lavoro Usa sta raffreddando le speranze.

È inoltre negativa Wall Street in vista di questo importante appuntamento con il banchiere.

Piazza Affari è l’unica in timido progresso

Nell’uggioso panorama finanziario europeo Piazza Affari è l’unica che si salva dalle vendite, +0,03%. Chiudono in calo Amsterdam -0,9%, Parigi -0,81%, Francoforte -0,62%, Madrid -0,35%, Londra -0,5%. 

Milano si è difesa grazie agli acquisti sui titoli finanziari come Unipol +2,36%, Unicredit +2,01, Bper +1,64%. Fuori dal paniere principale però Mps torna sotto i due euro dell’aumento di capitale (-2,84%)%. Si è chiusa oggi inoltre la due giorni di asta dei diritti inoptati con una potenziale sottoscrizione di ulteriori 112 milioni di euro.

Bene ancora Telecom, +1,54% che veleggia sulla cresta dell’onda di una possibile conquista da parte di Cassa Depositi e Prestiti ipotizzata dal mercato, ora che il governo Meloni ha nominato Alessio Butti a sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il senatore, già coordinatore di Fratelli d’Italia per le strategie sulle telecomunicazioni, nei mesi scorsi aveva ideato il cosiddetto Progetto Minerva, un’offerta pubblica di acquisto di Cdp su Tim e una contestuale cessione degli asset retail, in modo da scongiurare un blocco da parte dell’Antitrust. Inoltre secondo Butti “Open Fiber non ha più la credibilità né la capacità di essere il perno dell’operazione sulla rete unica”.

Il focus degli investitori rimane poi sulle trimestrali. Ferrari perde l’1,58%, dopo conti migliori delle attese e previsioni in miglioramento per l’anno in corso e per il prossimo. Il Cavallino rampante ha chiuso i primi 9 mesi del 2022 con risultati in crescita rispetto allo stesso periodo del 2021, anche se i margini si sono ridotti leggermente con l’aumento dei prezzi per colpa dell’inflazione e del diverso mix/prezzo, meno favorevole. La Casa di Maranello ha registrato un utile netto di 718 milioni di euro, in crescita del 16% rispetto ai 619 milioni dello stesso periodo di un anno fa. Le consegne di auto sono aumentate del 21% a 9.894 unità e i ricavi sono saliti del 20% a 3,727 miliardi di euro. L’Ebitda si è attestato a 1,304 miliardi di euro (+15%), con margine al 35%, in calo dal 36,6% dei 9 mesi 2021. Ebit a 929 milioni di euro (+15%), con margine sceso al 24,9% dal 26,2%. 

Domani presenterà i suoi conti Stellantis (-0,42%).

Il titolo peggiore sul Ftse Mib è Prysmian, -3,73%, travolta dal tonfo alla Borsa di Parigi della concorrente francese Nexans (-10,16%) affossata dal downgrade degli analisti di Bank of America. In ribasso Saipem -2,47%, Nexi -1,98% e Amplifon -1,63%, penalizzata dal profit warning, il secondo in un anno, annunciato dalla concorrente danese Demant legato al mercato degli apparecchi acustici e di comunicazione.

Moody’s: outlook negativo sulle banche e crescita zero per l’Italia nel 2023

Sul settore bancario non ha pesato troppo il peggioramento dell’outlook da parte di Moody’s, da stabile a negativo, sulle banche italiane, tedesche ceche, ungheresi, polacche e slovacche. A indurre il peggioramento sarebbero le prospettive di un indebolimento della crescita legate a crisi energetica, alta inflazione e aumento dei tassi di interesse. L’agenzia di rating prevede inoltre una crescita del Pil pari a zero per il Belpaese nel 2023 (+2,7% nel 2022). A frenare la crescita è il conflitto in Ucraina e la conseguente crisi energetica, oltreché l’alta inflazione.

Soffre la manifattura della zona euro 

Soffre intanto il settore manifatturiero della zona euro, come si evince dai dati definitivi dei PMI di ottobre scesi ai minimi da maggio 2020 e sotto la soglia 50 che separa espansione e contrazione per il quarto mese consecutivo. L’indice principale scende a 46,4 peggiorando da 48,4 di settembre. Tra i paesi più penalizzati ci sono Germania (45,1) e Italia (46,5). 

Spread in rialzo, euro stabile, sale il petrolio

In attesa di Jerome Powell lo spread tra decennale italiano e tedesco sale a 216 punti base (+2,75%), con tassi rispettivamente al 4,28% e 2,12%.

L’indice del dollaro appare stabile e il cambio euro dollaro risulta poco mosso, intorno a 0,986.

Tra le materie prime il petrolio si rianima dopo il dato sulle scorte Usa. La scorsa settimana, le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono diminuite infatti molto più delle attese: -3,115 milioni di barili a 436,83 milioni di unità, contro attese per un ribasso di 0,2 milioni. Secondo i dati diffusi dal dipartimento dell’Energia, gli stock di benzina sono diminuiti di 1,257 milioni di barili a 206,633 milioni di barili, contro attese per un -0,9 milioni. 

Dopo la notizia il greggio texano ha cominciato a muoversi in progresso e al momento mostra un rialzo vicino al 2% oltre i 90,20 dollari al barile. Il contratto Brent (gennaio 2023) si apprezza dell’1,8% a 96,37 dollari al barile.

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