X

Borse ad alta volatilità ma a Milano brillano banche, Poste e Stm e il Ftse Mib recupera. Spread in calo

Wikimedia Commons Di Jonathunder - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5765999

La Finlandia accelera sul percorso di adesione alla Nato e fa infuriare Mosca; i russi cominciano a chiudere i rubinetti del gas verso l’Europa; l’inflazione Usa rallenta in misura minore al previsto e salgono i timori di recessione, conseguenti a una Fed che sarà probabilmente più aggressiva; il Covid sbarca in Corea del Nord, mentre Nomura avverte che i lockdown in Cina toccano 41 città che rappresentano il 30% del pil del celeste impero: ecco, fatta questa premessa, non c’è da stupirsi che i listini europei, dopo la schiarita di ieri, chiudano oggi una seduta negativa. D’altra parte, sui mercati del mondo, questa prima parte dell’anno è la peggiore che si sia mai vista.

Per restare ai dati del giorno il finale in Europa è in ogni caso in ripresa rispetto ai minimi toccati in giornata, grazie a un momentaneo cambio di umore di Wall Street e del Nasdaq, che restano però molto volatili. Tra grandi titoli si conferma debole Apple (-0,28%) che ieri ha perso lo scettro di società di maggior valore al mondo, scavalcata dal gigante petrolifero saudita Saudi Aramco (-1,76%).

Europa in rosso, ma senza drammi

I mercati europei chiudono in perdita, ma limitano dunque i danni nelle ultime battute. Piazza Affari, che era arrivata a perdere il 2%, arretra dello 0,67% a 23.566 punti base grazie al cambio di passo delle banche che, dopo il rally delle vigilia, si confermano in rialzo. È più pesante il bilancio di Madrid -1,32%, Parigi -1,01%, Amsterdam -1,11%. In linea con Milano è Francoforte -0,69%, mentre la maglia nera va a Londra, -1,63%, con il pil inglese che, a sorpresa, è sceso dello 0,1% a marzo, deludendo le attese. A pesare è stato il calo delle vendite auto, a seguito di problemi nella catena di approvvigionamento. 

Tra i titoli europei in evidenza Commerzbank recupera e chiude a +0,26%, nel giorno in cui ha confermato l’obiettivo di utile netto per l’intero anno di oltre 1 miliardo di euro.

Siemens cede invece il 2,48% a seguito della decisione di lasciare il mercato russo, che peserà sul secondo trimestre per 600 milioni di euro.

Dollaro ai massimi da vent’anni, scende l’euro

L’indice del dollaro è ai massimi da vent’anni, per il suo ruolo di bene rifugio e in vista di progressivi aumenti dei tassi da parte della Fed. La banca centrale potrebbe essere spinta in questa direzione da un’inflazione che resta ai massimi da 40 anni. Dopo i prezzi al consumo di ieri sono arrivati oggi i prezzi alla produzione Usa, anche questi leggermente più alti delle attese. Rispetto a un anno prima, i prezzi alla produzione sono aumentati dell’11% (dopo il +11,5% di marzo), contro attese per un +10,7%. Il mondo del lavoro poi si conferma solido: il numero delle persone che per la prima volta hanno richiesto i sussidi di disoccupazione, nella settimana terminata il 7 maggio, è aumentato da 1.000 a 203.000, con attese per un dato a 194.000.

L’euro perde oltre l’1% contro il dollaro e tratta in area 1,039. Il tonfo della moneta unica è ancora più consistente contro lo yen e pari a circa 2 punti percentuali. Appare ancora più debole la sterlina, dopo la delusione sulla crescita economica di marzo.

Vanno a picco le criptovalute. Il bitcoin tratta in ribasso del 7% circa a 29.369 dollari.

La guerra del gas entra nel vivo 

La guerra del gas tra Russia e Ue ha avuto in giornata importanti riflessi sui future, che sono arrivati a guadagnare fino al 20%. Nelle prime ore del pomeriggio al TTf le quotazioni salivano del +16,6% a 109 euro/Mwh.

Gazprom ha comunicato che non sarà più in grado di esportare gas attraverso la Polonia tramite il gasdotto Yamal-Europe, dopo che Mosca ha imposto ieri sanzioni contro 30 compagnie occidentali tra cui l’azienda Yamal-Europa, che gestisce la sezione polacca del gasdotto. Berlino, primo azionista della società, ha accusato la Russia di usare l’”energia come un’arma”.

Per quanto riguarda il mercato italiano, Snam (-1,95%), in una nota, afferma che “al momento i flussi dalla Russia continuano senza interruzioni, ma l’incertezza e il timore di possibili implicazioni sul fronte degli approvvigionamenti hanno innescato una significativa crescita dei prezzi”. 

È in progresso anche il petrolio: il Brent si apprezza dello 0,85% a 108,43 dollari al barile.

A Piazza Affari focus sulle trimestrali

I buoni conti trimestrali di alcune favoriscono Piazza Affari, che riduce ampiamente le perdite. Tra queste Poste, che festeggia i conti positivi con un rialzo del 3,14% ed Stm, +3,99%. A dare una spinta positiva sono state inoltre le banche, ancora in progresso a partire da Unicredit +2,92%, dopo il rally di ieri. In evidenza sono anche Bper +2,44%; Intesa +1,14%; Banco Bpm +0,75%.

Tra i dieci maggiori rialzi del giorno anche Pirelli +1,55% e Telecom +0,96%.

Hera perde invece il 7,25%, dopo i numeri trimestrali mostrati ieri, con ricavi in crescita del 133,8% (principalmente per il rincaro delle commodity) a 5,312 miliardi, un mol di 374 milioni (+3,3%) e un utile netto pressoché stabile a 137,8 milioni (-1,8%). L’indebitamento finanziario netto è a 3,455 miliardi, per un rapporto sul mol pari a 2,8 volte.

Il rosso è profondo per Amplifon -5,83% in un settore, quello della salute, complessivamente in svendita. Calano Recordati -5,02% e Diasorin -2,27%.

Nel lusso perde Tod’s, -2,68%, nonostante i ricavi del primo trimestre resi noti ieri siano stati superiori alle attese, con la conferma del consensus per l’anno nonostante il rallentamento del mercato cinese. Alcuni broker hanno però tagliato i prezzi obiettivo sulle azioni.

Scende lo spread

Prosegue il movimento di ritorno sui titoli di Stato e scendono i rendimenti. Chiude in verde quindi il secondario italiano, con uno spread in calo a 184 punti base (-3,12%). Il tasso del Btp 10 anni cala a +2,71% e quello del Bund di pari durata torna sotto l’1% a +0,87%.

Salgono i prezzi e scendono i rendimenti anche negli Usa, soprattutto sui titoli a lunga scadenza. Il decennale mostra al momento un tasso in calo a +2,84%.

Related Post
Categories: Finanza e Mercati