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BORSA – Ecco come si guadagna nelle fasi di ribasso dei mercati

Il Ftse Mib ha vissuto una settimana sull’ottovolante. Dopo i violenti ribassi di inizio settimana, i mercati hanno ripreso quota confidando in un lieto fine del dramma greco e aiutati dalla ripresa delle piazze asiatiche grazie alle contromosse del governo cinese. Gli investitori che hanno tirato un sospiro di sollievo: su sette giorni il bilancio del Ftse Mib è comunque positivo con un rialzo dell’1,42%.

Tuttavia, investire in Borsa, seppur con un taglio più speculativo, non significa solamente confidare nei rialzi di indici e azioni. Ma anche poter scommettere sui ribassi dei mercati sfruttando la corrente di vendite che a ondate investe l’azionario, ma anche altre asset class, come per esempio le obbligazioni, che negli ultimi tempi stanno sperimentando una volatilità che le ha avvicinate sempre più all’equity. In gergo tecnico si dice andare short, ossia scommettere che le vendite su un determinato titolo, indice, o strumento finanziario, continueranno e porteranno il suo valore a livelli più bassi degli attuali.

Un mestiere per esperti, certo, che i piccoli risparmiatori non possono copiare con leggerezza. Ma che è bene conoscere e tenere presente: attenzione a vendere sull’onda del panico, il cosiddetto panic selling, grazie ai sell off violenti e unidirezionali c’è qualcuno che sta guadagnando. Ecco come.

RITRACCIAMENTO O INVERSIONE DI TENDENZA?

Gli strumenti per guadagnare anche nelle fasi di ribasso sono molteplici e si differenziano per efficienza, rischiosità e complessità: future, opzioni, certificati, Etf e persino qualche fondo comune.

Tuttavia, la prima cosa che il bravo trader fa è analizzare la fase di mercato. Non sempre, infatti, una corrente di vendite, corrisponde a un’occasione per andare short. “Dopo un rialzo molto importante come quello che si è verificato in Italia nei primi quattro mesi, un trend ascendente e rapido, è necessario capire se è un rintracciamento o un’inversione di tendenza violenta”, spiega a FIRSTonline.info Alessandro Aldrovandi, trader di strategieditrading.it. “Quando si pensa sia un ritracciamento – continua – di solito non conviene fare nulla perché, in caso di vendita, poi è difficile capire quando riacquistare, diventa una questione di timing. Invece quando c’è un’inversione di tendenza conviene andare short. I ribassi di questi giorni non ci hanno portato ancora in un’inversione di tendenza perché non abbiamo rotto i 21mila punti (del Ftse Mib Ndr), ci siamo andati molto vicino, abbiamo raggiunto un ottimo minimo su cui si può ricomprare”. E infatti ieri il Ftse Mib ha chiuso in rialzo del 3% a 22.937,40 punti.

Come si capisce se è una correzione o un’inversione di tendenza? Gli esperti hanno a disposizione grafici, pattern (schemi), indicatori, oscillazioni, algorittimi, ossia tutti gli strumenti dell’analisi tecnica e dell’analisi quantitativa. E quando individuano un trend discendente sanno che il potenziale di guadagno c’è. “Se ci credi i ribassi sono molto più rapidi, veloci, violenti e profittevoli, e non invertono. Mentre quando sali la dinamica è più lenta, poi ritorni giù, poi risali…Il trend ascendente è più debole e incerto di uno discendente. L’80% delle giornate prettamente direzionali (che si muovono nella stessa direzione dall’inizio alla fine Ndr) sono discendenti”, spiega Aldrovandi che per il suo portafoglio ha scelto per il 50% di seguire il trading discrezionale, ossia la sua analisi di monitor, indicatori e grafici e per il restante 50% i trading system, ossia software che elaborano strategie sulla base del passato e riapplicare in tempo reale alla situazione attuale. “”Il trading system non pensa, il trader discrezionale pensa troppo – dice – il mix è la cosa migliore”.

GLI STRUMENTI PER ANDARE SHORT

Già con le azioni è possibile speculare sui ribassi: ci si fa prestare le azioni dal proprio broker e le si vendono sperando che scendano per ricomprarle  un prezzo più basso e restituirle al broker. Il guadagno sarà dato dalla differenza tra il prezzo dell’azione a cui le ho prese in prestito (+ un tasso di interesse sul prestito) e il valore a cui le ricompro.

Poi ci sono i future che, sulla base dello stesso ragionamento, non hanno il problema del prestito dei titoli e permettono di scommettere su cifre rilevanti versando solo una parte di queste (i margini). In altri termini, investendo fisicamente 10mila euro puoi avere un sottostante di 200mila euro (sono quindi strumenti a leva). Inoltre sono molto efficienti (liquidi) e poco costosi. L’altra faccia della medaglia però è il rischio. “Hanno troppa volatilità – dice Aldrovandi – è il modo più facile per fare short ma ha più rischio. Si fa presto a perdere tutto ed è necessario applicare lo stop loss”. Ossia mettere un limite alle perdite che si è disposti ad accettare: nei future il calcolo delle perdite viene fatto e addebitato su base giornaliera, il cosiddetto reintegro dei margini, ed erode il capitale di base mentre con l’azione le perdite subite possono essere solo potenziali. “Con i future – precisa Aldovrandi – sei condannato a guadagnare, se perdi ti fai troppo male, non hai tempo per aspettare di avere ragione”. In altre parole, con i future non puoi sbagliare, perché non puoi permetterti di aspettare, come con le azioni, che la ruota giri a tuo favore.

Un trader può permettersi di usare per la maggior parte del suo portafoglio i future, mentre in ottica di investimento i future sono usati per obiettivi specifici, ossia di copertura di altre posizioni long (cioè scommesse sul rialzo dei mercati). Con 5mila euro di future che scommette sulla discesa dei mercati europei per esempio posso coprirmi dal rischio di un investimento da 50mila euro su titoli azionari europa.

Ci sono poi gli Etf short, i fondi che replicano un indice sottostante ma con segno opposto, che rappresentano una soluzione meno rischiosa: è come se fossero un future con leva 1 e, scommettendo su un indice, sono diversificati. Se con l’indice Ftse fai -3%,  con l’Età sull’indice  fai +3% e con il future +60% (ma anche -60% se sbagli la scommessa). “Gli Etf hanno però un difetto importante – spiega Andrea Cattapan della società di consulenza indipendente Consultique – dal momento che i rendimenti vengono capitalizzati giornalmente posso avere alla fine anche una performance diversa dall’indice sottostante. Inoltre, in periodi laterali, o quando sui listini non c’è una direzionali piena, con gli Etf short vado a perdere sistematicamente. Il che significa che vanno usati quando si hanno aspettative molto forti su fasi di discesa abbastanza marcata, altrimenti non sono troppo efficienti”.

Una soluzione per affrontare i mercati laterali (ossia che si muovono piatti né verso l’alto né verso il basso) sono i certificati, opzioni strutturate che permettono di usare strategie più complesse già “impacchettate” attraverso le opzioni. Le opzioni permettono per esempio di comprare delle azioni put con cui si acquista il diritto di vendere a scadenza un titolo a un certo prezzo con il vantaggio che se si sbaglia la scommessa si perde “solo” il costo dell’acquisto del diritto. “Alcuni certificati permettono per esempio di avere un risultato positivo se il sottostante (lo strumento finanziario su cui sono costruiti, azioni, indici etc.. Ndr) non tocca una determinata barriera – spiega Cattapan – e in questo caso posso guadagnare anche se il mercato va in laterale. Ti consentono di fare strategie che non potresti in nessun modo fare. Tuttavia sono strumenti meno liquidi perché si devono adattare a una particolare view di mercato. E ora, che veniamo da una fase di rialzo dei mercati, di certificati short ce ne sono pochi”.

MAI SOTTOVALUTARE LA LIQUIDITA’

D’altra parte gli esperti sanno che situazioni di ribasso non sono l’eccezione, anzi l’altra faccia del mercato che ogni risparmiatore deve imparare a tenere presente. Ed è necessario non farsi “portare  a spasso dal mercato”. “Lo strumento principale è la liquidità – spiega Salvatore Gaziano, direttore di investimenti della società di consulenza SoldiExpert SCF – nelle fasi di mercato come quelle passate noi abbiamo aumentato la liquidità, liquidando alcune posizioni”. Il che significa avere la forza di rivendere. Per comprare magari successivamente. “Non bisogna aspettare – dice Gaziano – che arrivino i titoli sui giornali o sui siti web. Lavorando con l’analisi quantitativa e con gli algoritmi che abbiamo sviluppato abbiamo dei segnali che se seguiti con metodo aumentano le probabilità statistiche di fare meglio del mercato”. Perché in questo campo, la certezza non c’è mai. Ma il metodo e la lungimiranza paga. “E’ sempre meglio seguire il mercato e adattarsi a quello che ridice piuttosto che andare a cercare di capire dove andrà. Le teorie basate su portafogli diversificati di lungo periodo sono sempre meno vincenti”. In altri termini, non basta più  comprare puntando sulla diversificazione e sul lungo periodo. “Si rischia di trovarsi con gli stessi soldi e di aver arricchito solo il promotore”, afferma Gaziano per il quale è importante saper uscire dal mercato con un atteggiamento più opportunista.

Ma maneggiare future, Etf short e certificati non è un gioco d’azzardo. “E’ indispensabile operare con segnali di entrata e uscita molto rigidi – dice Gaziano – ma la maggior parte dei risparmiatori tende a farsi del male perché tende a non seguirli e ad aggiungerci la loro emotività. Non è questione di una singola giocata, ma di capacità di costruire una strategia più ampia e metodica e saper resistere a fasi di grande emotività anche a causa del sovraccarico di informazioni a cui siamo esposti. Nel tempo chi non è metodico non sopravvive”.

Ricordando sempre, come disse il famoso gestore di Fidelity Peter Lynch (quello del Magellan Fund), che le fasi di ribasso dei mercati sono come le tormente di neve in Colorado. Ossia cose normali.  

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