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Borsa chiusura 7 febbraio: Wall Street riparte, Piazza Affari scende sotto quota 31 mila ma Mps svetta

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Trimestrali e politica monetaria restano al centro dell’attenzione degli investitori in questi giorni, con i listini europei che oggi arretrano e Wall Street che riprende la corsa verso nuovi record (lo S&P 500 si avvicina alla soglia psicologica dei 5000 punti) dopo lo stop della vigilia, confortata da un quadro degli utili delle grandi società che conferma lo stato di buona salute dell’economia americana. Volano le big tech, ma torna la preoccupazione sulle banche regionali.

Mps svetta a Milano, ma la seduta è debole in Europa

Piazza Affari perde lo 0,45% e scivola sotto i 31 mila punti a causa delle prese di beneficio su alcune banche, che pure continuano a stupire il mercato con i loro numeri trimestrali. È infatti una banca anche la migliore blue chip del giorno: si tratta di Mps (+5,54%), che torna alla cedola dopo quasi 15 anni di digiuno, mentre l’attenzione si sposta su Bper (+1,03%) e Banco Bpm (+0,44%) alla prova dei conti nelle prossime ore (stasera toccherà alla prima, domani alla seconda). Bene Popolare di Sondrio +2,29%, dopo i risultati mostrati ieri sera. Si confermano inoltre in denaro Stellantis (+10,5%) e Ferrari (+1,17%), ma vanno giù i titoli oil.

Nel resto d’Europa i ribassi sono più robusti a Madrid -1,15%, Francoforte -0,7%, Londra -0,66%, meno a Parigi -0,36% e Amsterdam -0,12%.

A creare un po’ di nervosismo sui listini della zona euro sono state tra l’altro le parole affidate al Financial Times da Isabel Schnabel, componente del consiglio esecutivo della Bce: ridurre il costo del denaro troppo presto – ha detto Schnabel – potrebbe dare gas all’economia e riacutizzare l’inflazione, bisogna perciò stare attenti perché l’ultimo miglio è il più difficile nella sfida alla corsa dei prezzi.

La prima a soffrire però è proprio la prima economia del blocco: in Germania a dicembre la produzione industriale è scesa più delle attese (-1,6%) e il 2023 si è chiuso con un calo complessivo dell’1,5%.

Wall Street, banche regionali nel mirino

A Wall Street crolla il titolo di New York Community Bancorp (-14%), dopo aver chiuso ai minimi dal 1997 nella seduta della vigilia e aver ceduto quasi il 60% la scorsa settimana a causa di  una perdita trimestrale di 252 milioni e di un taglio del dividendo del 71%. Ieri, Moody’s ha abbassato il rating della banca di due livelli, portandolo a livello ‘spazzatura’ e la segretaria al Tesoro statunitense, Janet Yellen, si è detta “preoccupata” per i rischi provocati dal settore immobiliare commerciale a questa e altre banche, anche se si tratta di una situazione “gestibile”.

Tre le big alla prova dei conti oggi è in rosso Uber (-3%) che pure ha registrato il primo utile annuale (1,43 miliardi di dollari) dalla sua Ipo nel 2019 superando le attese. In luce Cvs Health +1,28% dopo una trimestrale superiore alle previsioni grazie alla forza dei suoi servizi nel settore della salute. Corrono Toyota (+4%), crolla Snap (-35%).

Euro-dollaro stabile

In un contesto in cui le dichiarazioni dei banchieri centrali europei e statunitensi restano orientate a calmierare l’ottimismo dei mercati, l’euro è stabile sul dollaro e la moneta unica tratta intorno a 1,076.

Tra le materie prime il petrolio, dopo una mattina no, è in ripresa. Il Brent si apprezza dello 0,6% a 79,1 dollari al barile.

L’obbligazionario appare poco mosso, dopo la recente risalita dei tassi.

Piazza Affari in ribasso con Saipem e Intesa

I titoli del settore petrolifero si confermano i più volatili, tra le tensioni nel Mar Rosso e i timidissimi spiragli di tregua in Medio Oriente.

In Piazza Affari la maglia nera del giorno, tra le blue chip, va a Saipem -3,19%, ma arretrano anche Tenaris -1,55% ed Eni -1,59%.

Le banche sono contrastate: Intesa perde il 2,14%, per realizzi dopo i guadagni recenti e i conti record esibiti ieri. Oggi alcuni broker come Barclays e Jp Morgan hanno comunque alzato il prezzo obiettivo sulle azioni Intesa a 3,8 euro da 3,5 e 3,6 euro.

Un modesto calo lambisce l’altra grande banca del listino, Unicredit -0,36%, effervescente nei giorni scorsi dopo una trimestrale che ha stupito positivamente il mercato.

Arretrano Inwit, -2,38%, Interpump -2,72%, Poste -1,55%.

Sulla vetta del listino sventola la bandiera di Siena, grazie al fatto che la banca più antica del mondo nel 2023 ha realizzato un utile superiore ai due miliardi di euro e tornerà a distribuire un dividendo (0,25 euro per azione) con due anni di anticipo.

L’automotive si conferma in denaro con Ferrari, Iveco +0,49%, Stellantis. Nel settore sanitario brilla Diasorin +2,09%. Rialza la testa Finecobank +0,66% dopo le perdite della vigilia, nonostante gli ottimi conti trimestrali. 

Spread in lieve rialzo

La chiusura è in rosso anche per il secondario italiano, che vede lo spread tra Btp e Bund decennali in lieve allargamento a 161 punti base.

Il tasso del Btp sale al 3,87% (dal 3,85% di ieri), mentre quello del Bund scende al 2,26% (dal 2,27%).

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