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Gli Houthi colpiscono l’Arabia Saudita dopo l’attacco all’Eurofighter italiano. Mansur: “Non siamo in guerra con l’Italia, ma cosa ci fanno lì quei jet?”

Intanto Trump torna da Camp David e allerta i viaggiatori sul rischio di rapida escalation nel conflitto con gli Houthi. La Ue concorda sulla necessità di un rafforzamento della missione Aspides con il coinvolgimento degli Stati Membri

Gli Houthi colpiscono l’Arabia Saudita dopo l’attacco all’Eurofighter italiano. Mansur: “Non siamo in guerra con l’Italia, ma cosa ci fanno lì quei jet?”

L’offensiva degli হাউথি bussa alla porta del cuore del Regno saudita indicando la volontà dei ribelli di alzare la posta del conflitto. Ad essere colpito è un deposito di Aramco, la compagnia petrolifera saudita, nei pressi dell’aeroporto di Riad, linfa vitale dell’economia nazionale nei pressi dello scalo, che è la principale porta di accesso al regno dall’estero, ma soprattutto per la prima prima volta in questa fase del conflitto è stata colpita un’area vicina alla capitale.

L’attacco segue quello che venerdì ha colpito un Eurofighter italiano fermo all’interno della base saudita di Ta’if. “La nostra è una resistenza armata legittima di fronte alla prolungata aggressione saudita” e “non siamo in guerra con l’Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese”, ha messo in chiaro Muhammad Mansur, funzionario del ministero dell’informazione del governo Houthi a Sanaa, parlando con l’ANSA. “Ma ci chiediamo cosa ci fanno gli aerei italiani in Arabia Saudita a sostegno della guerra di Riad contro di noi”, ha dichiarato polemicamente indicando che in guerra conta anche chi fornisce supporto alla difesa dei cieli dei Paesi del Medio Oriente. Le parole di Mansur, intanto, alimentano il dibattito politico in Italia, che va di pari passo ai timori sulla sicurezza degli asset militari italiani nella regione.

"L’Italia non è in guerra con gli Houthi ma deve proteggere la rotta del Mar Rosso” ha dichiarato il ministro degli Esteri, অ্যান্টোনিও তাজানি, সঙ্গে একটি সাক্ষাৎকারে Corriere della Sera। "লা missione europea Aspides è nata e rimane una missione difensiva, che vuole solo garantire il passaggio dei mercantili che transitano dal Mar Rosso e da Bab el-Mandeb proteggendoli da eventuali attacchi degli Houthi”, ha dichiarato Tajani, “per questo continueremo a far di fronte all’aggravamento della situazione nello stretto, sollecitando l’Unione europea a rinnovarla, perchè abbiamo un forte interesse strategico: il 40% dell’intero traffico marittimo commerciale dell’Italia e il 60% delle merci che esportiamo verso l’Asia passano attraverso il Mar Rosso”. “Sono mesi che diciamo di rafforzare Aspides, chiedendo agli altri Stati di intervenire al nostro fianco. Lo rifarò la prossima settimana a New York, in margine all’Assemblea generale dell’Onu”, ha aggiunto il vicepremier.

L’Alto Rappresentante per la politica estera Ue, কাজা ক্যালাস, ha risposto a una lettera del ministro della Difesa গাইডো ক্রসেটো, concordando sulla necessità di un rafforzamento della missione Aspides a tutela dei transiti delle navi. E sta preparando una missiva, secondo quanto si è appreso a Bruxelles, da inviare a tutti gli Stati membri per coinvolgerli sulla questione.

Gli Usa allertano i viaggiatori sul rischio di rapida escalation nel conflitto con gli Houthi

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman dovrà cercare di risolvere l’escalation da solo, dopo essersi visto negare il supporto militare da parte di Donald Trump. Intanto il presidente Usa è rientrato da Camp David e il dipartimento di Stato Usa ha diffuso un’allerta di sicurezza rivolta ai cittadini americani in Medioriente o che intendono recarsi nella regione, avvertendo che il conflitto legato all’Iran e agli Houthi dello Yemen “ha il potenziale di avere una rapida escalation”. “A causa delle tensioni in Medioriente, la situazione della sicurezza rimane complessa, con il rischio di un’escalation imprevista”, si legge nella comunicazione del dipartimento di Stato, che aggiunge che “i cittadini statunitensi attualmente presenti in Medioriente devono esercitare la massima vigilanza ed essere consapevoli della possibilità di cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e interruzioni dei collegamenti”. “Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno intrapreso ostilità contro l’Arabia Saudita, prendendo di mira anche aeroporti civili. Questo conflitto militare ha il potenziale di avere una rapida escalation”, prosegue la comunicazione.

L’Iran ha consegnato al Qatar le sue condizioni per i negoziati con gli Usa

Intanto il conflitto Usa Iran è in attesa di segnali. Oggi l'ইরান ha fatto sapere di “auspicare” la fine dello scontro fra gli Houthi (che del Paese sono strettissimi alleati, e di cui usano armi e tecnologie) e i sauditi. Il Pakistan ha evocato la possibilità che per la prima volta possa essere chiamato in causa il patto di mutua difesa da poco firmato alla Mecca con sauditi e turchi. Sono proseguiti gli scontri fra le forze governative yemenite (sostenute dai sauditi) e gli Houthi. In un’intervista ad Al Jazeera il Segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’ইরান, Mohsen Rezaei, ha detto di aver consegnato al Qatar le condizioni per i negoziati con gli Usa. Fra le condizioni per la fine della guerra, “la fine degli attacchi su tutti i fronti, lo sblocco dei beni congelati e la fine del blocco navale”. L’Iran attende una risposta dal presidente Trump


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