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Berlusconi vende Il Giornale: lo storico quotidiano passa nella mani degli Angelucci. Ecco le novità

Imagoeconomica

La famiglia Berlusconi vende ‘Il Giornale’. La conferma arriva da Nicola Porro, attuale vicedirettore della testata, che con un tweet ha annunciato la cessione dello storico quotidiano fondato da Indro Montanelli il 25 luglio 1974 dopo aver lasciato il Corriere della Sera. Il nuovo proprietario sarà la famiglia Angelucci, per metà industriali della sanità e per metà editori che già detengono il “Tempo’ e ‘Libero Quotidiano’. Di recente Angelucci, attraverso la finanziaria Tosinvest, ha ceduto a Polimedia il Gruppo Corriere, a cui fanno capo le testate Corriere dell’Umbria, Corriere di Siena, Corriere di Arezzo e Corriere della Maremma.

Berlusconi vende Il Giornale: quando?

Da tempo giravano voci su trattative tra la famiglia Berlusconi sinora proprietaria attraverso una società di Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, del quotidiano Il Giornale ed Antonio Angelucci, deputato passato recentemente da Forza Italia alla Lega. L’operazione prevederebbe la cessione dell’intero pacchetto azionario: la quota di Paolo Berlusconi (71,5%), che avrebbe già firmato l’accordo, quella detenuta dalla Mondadori (18,4%) presieduta dalla figlia del leader di Forza Italia, Marina Berlusconi, e quella della famiglia Amodei (9,9%), concessionaria di pubblicità.

Ma il closing dell’operazione ancora non c’è stato, hanno assicurato fonti interne al comitato di redazione della testata: dovrebbe avvenire solo dopo la certificazione del bilancio 2022 e i dettagli finanziari dell’operazione dipenderanno anche dalle perdite che emergeranno e che potrebbero essere maggiori di quelle del 2021 (circa 8 milioni). Ed è proprio il deterioramento dei conti che avrebbe convinto la famiglia Berlusconi a vendere Il Giornale.

L’appello dei giornalisti de Il Giornale: “Garantire i posti di lavoro”

Lo scorso 15 dicembre il Cdr de Il Giornale aveva chiesto che eventuali acquirenti garantissero l’organico. “I giornalisti, che hanno ben chiaro che i cambi di assetto azionario nell’informazione sono fisiologici, chiedono però agli attuali e storici azionisti (la Pbf di Paolo Berlusconi e la Mondadori) di garantire, con responsabilità, la tutela dei posti di lavoro e delle competenze di una redazione che ha già visto assottigliarsi pesantemente l’organico (sceso da 80 a 51 redattori solo negli ultimi 4 anni) e che ha sempre contribuito a sanare le difficoltà economiche della testata”. E poi assicurano: “Esistono tanti modi per garantire l’organico in qualunque passaggio di proprietà. Eguale impegno si sente di chiedere a qualunque eventuale futuro acquirente, perché i giornalisti del Giornale meritano di continuare ad avere un editore vero. Fiduciosi di poter continuare il nostro servizio ai lettori che, nonostante i tempi, restano numerosi e appassionati”.

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