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Atlante scalda le banche

I mercati hanno assorbito senza danni, dopo lo shock iniziale, il fallimento del vertice di Doha sulle quote di produzione. Le quotazioni del greggio sono risalite nel corso della giornata, anche grazie alla possibilità di un accordo a giugno per cui lavora la Russia. A comprimere i prezzi è stato soprattutto lo sciopero dei lavoratori del settore in Kuwait, che ha ridotto del 60% la produzione del Paese.

Alla fine l’indice Brent, in ribasso in mattinata del 5%, ha limitato la perdita allo 0,42% a 42,92 dollari al barile; Wti -1,32% a 39,78 dollari al barile. Non pochi titoli energetici hanno chiuso, contro le previsioni, in rialzo. Chevron chiude la seduta con un balzo dell’1,51%. L’indice energy sale dell’1,6%.

Si sono difesi anche i titoli oil italiani. Eni ha registrato a fine giornata una perdita solo dello 0,2%. Spettacolare il balzo di Saipem: +4,8% a 0,3670 euro. Eppure ieri il broker Raymond James ha annunciato di avere ripreso la copertura con un giudizio Underperform e un target price di 0,30 euro.

RISCOSSA DI TOKYO, AVANZA HONG KONG

La tenuta del greggio ha favorito il rialzo delle Borse. Guida la corsa l’Asia, la più colpita nella mattinata di ieri dal calo iniziale del petrolio. Tokyo (+3,4%) ha recuperato per intero le perdite, frutto anche dello shock per il terremoto che ha colpito l’isola di Kyushu. Hong Kong sale dello 0,7%, più caute Shanghai (-0,2%) e Shenzhen (-0,4%). Le autorità cinesi hanno annunciato una prossima stretta sui titoli tecnologici in odore di bolla. Le quotazioni sono superiori del 20% rispetto alle azioni giapponesi del settore.

Quasi invariata la Borsa di Seul: la banca centrale coreana ha lasciati invariato i tassi nonostante il taglio delle previsioni sul Pil 2016 (a 2,8 dal precedente 3%). Il won avanza dello 0,66%, lieve franata per lo yen, comunque vicino ai massimi sul dollaro. Stabile stamane l’euro: 1,1322 sul dollaro in attesa del direttorio della Bce di giovedì.

IL LIBRO DELLA GIUNGLA PIACE A WALL STREET

A Wall Street l’indice Dow Jones (+0,6%) è risalito oltre i 18.000 punti: non capitava dallo scorso 21 luglio. S&P +0,5%, Nasdaq +0,44%. La migliore blue chip è stata Walt Disney: +2,93% dopo che il film “Il Libro della giungla” ha dominato il box office durante il weekend, incassando 103,6 milioni di dollari. Vola anche Hasbro (+5,8%), produttrice dei giocattoli legati a Frozen e altri recenti successi di Disney. Sempre nell’entertainment, tonfo di Netflix (-12%), nonostante utili migliori delle attese.

Riflettori accesi sui conti societari: sono più di 80 le società che questa settimana annunceranno i conti trimestrali, fra cui Goldman Sachs (-0,3%). Ieri ha diffuso i dati Morgan Stanley: il risultato netto è in forte calo, il titolo è quasi invariato.

BRASILE TURBOLENTO, TORNA DI MODA BUENOS AIRES

Regna la turbolenza nella finanza brasiliana dopo la schiacciante vittoria alla Camera dei fautori dell’impeachment del presidente Dilma Rousseff: 367 voti a favore contro 137 contrari. L’energico intervento del governatore della Banca centrale, Alexandre Tombini ha bloccato l’aumento del real (-1,7% dopo +3,7% della scorsa settimana) ma solo grazie a forti acquisti di reverse currency swaps. Prese di beneficio alla Borsa di San Paulo (-0,75%): dall’inizio del 2016 il Bovespa ha messo a segno un rialzo del 20%.

Intanto è andata a ruba la prima emissione di bond dell’Argentina, finalmente riammessa sui mercati internazionali dopo la quarantena imposta per il doppio default (2001 e 2015 per il rifiuto di rimborsare i creditori). Il governo Macri ha lanciato una maxi emissione di titoli di Stato per 15 miliardi con interessi fino al 9%. Le case internazionali hanno fatto a gara per assicurarsi questi titoli dal rendimento record: speriamo che i risparmiatori italiani abbiano buona memoria.

PIAZZA AFFARI RECUPERA LO STACCO DEI DIVIDENDI

Segno positivo ieri per le principali piazze europee, nonostante il calo del greggio e il crollo degli indici asiatici dopo il terremoto in Giappone. Londra ha guadagnato lo 0,15%, Parigi lo 0,26%. Più vivace Francoforte (+0,68%).

Anche l’indice Ftse Mib ha guadagnato a Milano lo 0,68% a 18382 punti, in risalita dai 17903 punti della mattina, condizionata dal calo del greggio e dallo stacco dei dividendi (lo 0,3%): l’effetto positivo del fondo Atlante ha ampiamente compensato il flop del mancato accordo di Doha.

ATLANTE LIBERA UNICREDIT DALL’IPO DI POPVICENZA. MPS-UBI, SI TRATTA

A tener banco è stato il rimbalzo del sistema bancario, favorito dall’arrivo di diverse buone notizie. L’incremento dell’indice di settore è stato solo dello 0,1%, a causa dello stacco della cedola di Banco Desio, del Banco Popolare e di Unicredit. In particolare:

1) Proseguono a ritmo sostenuto le adesioni al fondo Atlante. A ieri sera sono stati raccolti 3,63 miliardi di cui 2 in arrivo da Intesa (1 miliardo) e Unicredit (1 miliardo), più 500 milioni a testa dalle Fondazioni e dalla Cdp. E’ probabile che la dotazione possa arrivare fino ad un massimo di 6 miliardi.

2) Il battesimo del fuoco di Atlante è già realtà: Unicredit ha siglato con Quaestio Management sgr, da cui dipende il fondo, un accordo per la sottoscrizione dell’inoptato dell’aumento di capitale di Popolare Vicenza legato all’Ipo. La Banca guidata da Federico Ghizzoni elimina un pesante fattore di incertezza data la garanzia prestata all’operazione. Una settimana fa Mediobanca Securities aveva stimato un valore di Popolare Vicenza tra 1,1 e 1,6 miliardi, quindi meno dell’aumento stesso (1,75 miliardi, di cui 1,5 garantiti da Atlante).



3)
Banca d’Italia, intanto, ha sollecitato il governo ad intervenire “in modo strutturale” sulle procedure di recupero crediti per aiutare le banche a smaltire i crediti deteriorati. Nel corso di un’audizione alla Camera Luigi Federico Signorini, vice direttore generale di Via Nazionale, osserva infatti che l’incidenza dei non performing loans sui bilanci bancari “sta diventando molto importante sui mercati finanziari, anche se gli si dà più importanza di quella che ha”. Le banche recuperano le garanzie sui crediti in sofferenza in media dopo sette o otto anni, a fronte dei 15 mesi circa che si registrano in Germania e Austria, secondo dati di settore.

A trarre vantaggio dagli umori più positivi è stata soprattutto Monte Paschi (+8,24%), davanti a Ubi (-4,98%). Sul mercato tonano a farsi insistenti indiscrezioni su un possibile merger tra i due istituti. In grande evidenza anche Carige (+6,74%), in attesa del piano industriale da opporre alla proposta del private Apollo. Si è messo in luce anche il Banco Popolare (+2,2%). Più fermi i Big: Intesa +0,8% e Unicredit +0,1%, limitandosi a recuperare lo stacco della cedola.

UNIPOL RINUNCIA AL RATING DI S&P, VOLA FINECO

Bene tra i finanziari anche il risparmio gestito: Banca Mediolanum +2,2%, Anima +5,6%, Fineco Bank +3,8%, nonostante lo stacco della cedola pari a 0,255 euro, pari a un rendimento del 3,60%. Avanza anche Unipol (+5,7%) sull’onda della prossima alleanza finanziaria con Bper (+2,6%). La compagnia bolognese, in linea con quanto già fatto dalle Generali (-0,23% nel 2015), ha chiesto a Standard & Poor’s di ritirare i suoi rating, sia sulla capogruppo che sulle controllate, inclusa UnipolSai (+1,50%), in aperto dissenso con i metodi valutativi dell’agenzia, considerati “irrazionali e penalizzanti per le imprese italiane”.

CNH GUIDA LA RISCOSSA DEGLI INDUSTRIALI

Bollettino positivo per gli industriali. Avanzano le due controllate di Exor (+1,7%): Fiat Chrysler gira in rialzo dopo una partenza debole (minimo 6,695 euro) e termina con un guadagno del 3%, a 6,88 euro. Ford ha fatto sapere di non essere interessata ad una fusione con Fiat Chrysler. La risposta arriva dopo che Sergio Marchionne, durante l’assemblea degli azionisti, aveva citato la casa automobilistica americana tra i marchi con cui negoziare un possibile merger dopo il diniego di General Motors.

Cnh Industrial chiude con un progresso del 4,6%. E’ una delle migliori blue chip di Piazza Affari in attesa dei conti di Caterpillar in arrivo in settimana. Bofa-Merrill Lynch ha promosso il giudizio a Buy da Neutral, fissando un target price di 8 dollari (circa 7 euro). Secondo Off Highway Research, le vendite di macchinari per l’edilizia, tra cui ruspe e scavatori, dovrebbero salire a globale nel 2017 dopo cinque anni filati di contrazione.

Finmeccanica +1,84% dopo che Ubs ha alzato la raccomandazione a Buy dal precedente Neutral. Pesano anche le indiscrezioni su nuove possibili commesse dall’Australia e dal Qatar che coinvolgono anche Fincantieri (+1,45%).

Prysmian sale di circa un punto percentuale nel giorno dello stacco della cedola (0,42 euro). Il gruppo leader mondiale nei cavi ha ceduto il 67% di Prysmian Baosheng Cable al partner della joint venture, il gruppo cinese Baosheng, per 42 milioni di euro circa. L’obiettivo è ridefinire la strategia di crescita in Cina con l’intento di muoversi autonomamente nel settore utilities e sistemi di alta tensione.

Ritraccia invece Stm (-1,75%), dopo il balzo di venerdì sulle attese di un cambio al vertice.

VIVENDI RIDUCE (0,2%) LA QUOTA IN TELECOM

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Segno meno anche per Telecom Italia (-1,7%), ma con volumi molto sottili, poco più della metà della media a 30 giorni. Vivendi (giovedì l’assemblea di bilancio del gruppo si terrà nientemeno che all’Olympia, il tempio della canzone francese) ha venduto 30 milioni di azioni della controllata italiana, pari allo 0,2%, il 24 marzo. La quota, ha riferito un portavoce, è stata ceduta “per un aggiustamento tecnico”.

Bene i titoli media nonostante in mattinata Ubs abbia tagliato a Neutral da Overweight il giudizio sui titoli del comparto europeo: Rcs mediagroup +1,67%, Mediaset + 1,29%.

Categories: Finanza e Mercati