X

Apple ancora sotto tiro, ma high tech in recupero

FIRSTonline

“Nessun presidente ha fatto più cose di me ad inizio mandato dai tempi di Franklyn Delano Roosevelt”. Parole di Donald Trump pronunciate ieri in un consiglio dei ministri convocato per dare la carica alla squadra in un momento cruciale. Oggi, infatti, si presenterà al Senato Jeff Sessions, il fedelissimo procuratore federale che il 10 gennaio scorso giurò davanti ai parlamentari di “non avere mai avuto contatti con i russi”. Ma da allora sono emerse le prove su tre incontri con l’ambasciatore di Mosca. Non è il solo siluro in arrivo sulla Casa Bianca, sotto tiro per le contestazioni della magistratura alle leggi sull’immigrazione e citata in giudizio dallo Stato del Maryland per conflitto di interessi. L’incertezza, insomma, regna sovrana. Ma questo non fermerà la Fed, decisa a proseguire la marcia di un rialzo dei tassi per non farsi cogliere impreparata di fronte ad un aumento delle spese militari e per le infrastrutture.

Ma non ha motivo per sorridere nemmeno Theresa May, costretta a rinviare la presentazione del nuovo governo in Parlamento: fate presto o rischiate di non chiudere alcun accordo, ha intimato Michel Barnier, incaricato dalla Ue di trattare sulla Brexit. La musica, insomma, è cambiata: l’Unione Europea, già sotto assedio, è uscita rafforzata dalle vittorie folgoranti di Emmanuel Macron e dalle buone notizie in arrivo perfino dall’Italia. Non è ancora la svolta, ma il recupero dei Btp e l’accelerazione dei francesi Oat fanno davvero ben sperare nel futuro dell’euro.

L’ASIA RIALZA LA TESTA, WALL STREET IN ATTESA DELLA FED

Nel corso della notte gli investitori sono tornati a comprare società tecnologiche. A Seul risalgono Samsung (+0,5%) e Lg (+1,3%) dopo il tonfo di lunedì. L’indice Kospi segna +0,9%. Modesto ribasso a Tokyo invece per il Nikkei (-0,1%). Taiwan +0,2% grazie alla ripresa del settore chips. In ribasso solo Hon Hai (-0,5%), la casa madre di Foxconn, la fabbrica dei prodotti Apple. Hong Kong +0,5%, in discesa Shenzhen (-1,1%), il listino tecnologico per eccellenza. Meglio di tutti Sidney (+1,1%).

Wall Street ha reagito solo nel finale al tonfo dei titoli hi tech: il Dow Jones ha perduto lo 0,17%, l’S&P 500 lo 0,10%. Più pesante il calo del Nasadq (-0,52%) che ha comunque limitato i danni.

A frenare il listino è stata anche l’attesa delle decisioni della Fed, da oggi riunita per decidere l’aumento dei tassi. In discussione anche le modalità della riduzione del bilancio della banca, salito a 4,200 miliardi di dollari per gli acquisti di titoli effettuati negli anni di recessione.

STAFFETTA IN GE: IMMELT LASCIA DOPO 16 ANNI

A sostenere la Borsa ci ha invece pensato uno dei pilastri storici del capitalismo Usa, General Electric, in rialzo del 3,6% dopo l’annuncio delle dimissioni di Jeff Immelt da amministratore delegato dopo 16 anni. Il suo posto sarà preso da John Flannery, altro veterano della società, finora alla guida del settore salute. Le dimissioni di Immelt arrivano dopo mesi di pressione da parte dell’investitore attivo Trian Fund Management, che criticava i prezzi troppo bassi dei titoli che hanno perso l’11% da inizio anno a venerdì. È la seconda peggior blue chip del Dow Jones dopo Verizon (-12%).

APPLE E I FANG NELLA TEMPESTA, POI LA RISCOSSA

La seduta, come già successo venerdì, è stata però dominata dal tracollo dei titoli tecnologici. In mattinata le perdite del Nasdaq superavano l’1,6%, per poi rientrare parzialmente nel corso della seduta. Sotto i riflettori per tutta la seduta Apple, che ha vissuto la seduta più drammatica degli ultimi 14 mesi. Alla fine la Mela, che in mattinata perdeva il 4,3%, ha ridotto la perdita al 2,46%, a 145,32 dollari. Sono migliorati anche gli altri Big: Netflix lascia sul terreno il 4,17% (minimo di giornata – 6,1%). Alphabet limita i danni: -0,86% (contro -3,4%); Facebook -0,78% (-3,4% in mattinata), Amazon -1,38% (da -3,4%) e Microsoft -0,77%(da – 3,1%)

ETF E IPHONE 8 TRA LE CAUSE DEL CRACK

Ma a che cosa è legata la tempesta? E quanto durerà? A scatenare l’imponente ondata di vendite sui colossi della tecnologia sono stati due fattori:

1) Un rapporto di Goldman Sachs sui titoli FAAMG (Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Alphabet), grandi protagonisti del rally del Nasdaq da gennaio. Insieme, questi titoli hanno guadagnato 660 miliardi di dollari di capitalizzazione. Un boom caratterizzato da una bassa volatilità che è, sottolineano gli analisti, un drammatico tallone d’Achille: “Crediamo – si legge nel report – che una volatilità bassa possa potenzialmente portare le persone a sottostimare i rischi inerenti a questi gruppi inclusi l’esposizione ciclica, le regolamentazioni dell’attività online o preoccupazioni antitrust provocate dalla costante invasione di nuovi spazi e settori”. La bassa volatilità per ora attira gli investitori passivi che operano via Etf. Ma che accadrà, si chiede Goldman, quando gli stessi investitori venderanno tutti assieme?

2) Non meno importanti le difficoltà, vere o presunte, che i tecnici attribuiscono al varo dell’iPhone 8. La Mela, per non voler dipendere da un solo fornitore, ha affidato la realizzazione del modem per la connessione a due diverse aziende, Qualcomm e Intel. Ma, secondo Bloomberg, ci sono rilevanti differenze di prestazione tra i due fornitori. Di qui la decisione di puntare tutto su Qualcomm, con forti ritardi per il progetto. Di fronte a queste indicazioni Mizuho Securities ha abbassato il giudizio da “buy” a “neutral”: il titolo ha già incorporato, secondo il broker, i benefici dei prossimi nuovi prodotti.

CHIPS NELLA TEMPESTA: STM VA IN TILT (-9,1%)

Anche i chips, naturalmente, sono stati investiti dalle vendite, oltre che negli Usa in Asia e in Europa. L’indice Euro Stoxx di settore ha perso il 3,7%. Fra i titoli peggiori figura Stm, in ribasso del 9,1%, che ha pagato il suo ruolo di fornitore di Apple. La tedesca Infineon ha perso il 4,8%, l’olandese Asml, primo produttore in Europa di macchinari per realizzare chip, è scesa del 4%. 

La crisi dei tecnologici ha coinciso con la ripresa dell’indice Energy, finora il più sacrificato. Il brent è rimbalzato dell’1,5%, a 48,76 dollari (Wti a 46,39 dollari), nel giorno n cui il Qatar ha confermato l’impegno nel ridurre le scorte globali di greggio fino a marzo 2018. Exxon ha chiuso con un rialzo dello 0,97%. Chevron +1,64%.

A Piazza Affari buon rialzo di Eni (+0,4%) e Tenaris (+0,3%). È stata la giornata di Saipem (+5,2%), miglior blue chip sull’onda dell’intervista del presidente Andrea Colombo in cui il manager conferma la volontà della società di puntare, in attesa della ripresa del mercato dell’oil equipment, su altri settori: la realizzazione di centrali eoliche in mare aperto e lo smantellamento delle piattaforme petrolifere non più in uso. Da inizio anno il titolo perde il 33%.

L’FMI: IL PIL ITALIANO SALIRÀ DELL’1,3%. MILANO -1%

“Il calo del rischio politico aiuta i bond italiani e francesi”. Per il Financial Times è stata questa la nota più importante della giornata finanziaria europea. Ma se il trionfo di Emmanuel Macron era previsto, la sorpresa (gradita) è stato il flop dei 5 Stelle, considerata una formazione anti-euro. Di tutt’altro tenore la riposta dei mercati azionari: anche in Europa l’effetto Tech ha però oscurato le notizie positive del quadro politico.

I future sulle Borse europee anticipano stamane un avvio in moderato rialzo. A Milano l’indice FtseMib è sceso dell’1% a 20.910 punti. Cali analoghi a Parigi a (-1,2%) e a Francoforte (-0,98%). Più pesanti le perdite di Madrid (-1,24%). Londra limita il rosso a -0,21%, in attesa delle decisioni della Bank of England previste per giovedì prossimo. 

Il Fondo monetario internazionale vede il Pil italiano in crescita dell’1,3% quest’anno, dal +0,8% stimato ad aprile, e in “rallentamento intorno all’1%” nel 2018-2020. Nel documento conclusivo della missione in Italia, l’Fmi segnala comunque “rischi al ribasso significativi” legati a fragilità finanziarie, incertezze politiche e possibili battute d’arresto nel processo di riforma, oltre che alla Brexit e alle politiche Usa. Gli economisti di Washington ribadiscono che l’Italia dovrebbe ridurre le tasse su reddito da lavoro e d’impresa e reintrodurre il prelievo sulle abitazioni principali. I dati sulla produzione industriale italiana in aprile hanno deluso le attese del mercato: una frenata di 0,4% rispetto a marzo, contro una previsione di +0,2%.

CALA LO SPREAD, OGGI L’ASTA A MEDIO-LUNGO

I Btp hanno segnato un netto rialzo, con un contestuale calo dei rendimenti e restringimento dello spread, sulla scia dei risultati delle elezioni amministrative e della mancata azione di Moody’s sul rating italiano (resta invariato il giudizio Baa2 con outlook negativo).

Ieri lo spread si è spinto fino a un minimo di 175 punti base, livello più basso da fine maggio. La scorsa settimana si era spinto sopra i 200 punti base. Il tasso del decennale di riferimento ha registrato i minimi da fine gennaio al 2,017%. Dopo la buona asta Bot a 12 mesi di ieri (6,5 miliardi di euro collocati a un tasso di -0,351% nuovo minimo storico), la tornata di assegnazioni di metà mese prosegue oggi con l’offerta compresa tra 4,5 e 5,5 miliardi in Btp a 3 e 7 anni.

Ancora più sensibile il ribasso del decennale francese, sceso allo 0,0%, spread a 30 punti base sul bund: meno della metà dei massimi segnati ad inizio aprile.

BANCHE: UBI ALLUNGA IL PASSO, IN STALLO LE BANCHE VENETE

A Milano sono scese le banche: le quotazioni riflettono il braccio di ferro in atto fra i maggiori istituti e il governo, che li vorrebbe in campo per il salvataggio delle due banche venete, mentre i management di Unicredit (-0,15%) e Intesa (-0,62%) fanno resistenza. Banco Bpm è scesa del 2,03%, Bper Banca -2%. Ancora in forte ribasso Banca Carige (-3,34%) dopo che il Cda venerdì ha sfiduciato l’ad Guido Bastianini. Equita sim ha ridotto il target price sul titolo da 0,25 a 0,20 euro, confermando il rating hold.

In controtendenza Ubi Banca (+3,8%) nel primo giorno dell’aumento di capitale: Banca Imi, Banco de Santander e Mediobanca agiranno in qualità di ulteriori garanti e cobookrunner dell’operazione (400 milioni). Positive le assicurazioni: Generali è salita dell’1%, Unipol +1%, Poste Italiane +1,7%. 

FRENA ENEL, TONFO DI FERRARI

Related Post

In calo Enel (-1,1%) nonostante i giudizi di Barclays, che ha alzato il target price sul titolo da 5 a 5,3 euro confermando la raccomandazione overweight, e di Exane Bnp Paribas che ha confermato la raccomandazione outperform (target price 4,9 euro). Terna -1,4%.

Tonfo di Ferrari (-3,86%) dopo la parziale delusione del GP in Canada. Debole anche Cnh Industrial (-2,9%). Fiat Chrysler (+0,4%). Tra gli industriali soffre anche Leonardo (-2,9%), vittima dell’ondata di vendite sui titoli Tech. Ma per la società della Difesa è arrivata una buona notizia: il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e l’omologo del Qatar, Ali S. Al Emadi, hanno confermato la cooperazione economica e finanziaria tra i due Paesi. Giornata no per il lusso: pesante Moncler (-2,6%), scendono Ferragamo (-0,4%) e Tod’s (-1,3%).

Tra le small caps, Caltagirone Editore vola a +21,1% e si posiziona sopra il prezzo dell’Opa, fissato a 1 euro, proposta dall’azionista di maggioranza. Gefran decolla a +7% sulla notizia di un contratto di fornitura da 23 milioni. Super anche Pininfarina: +24,63% all’avio dell’aumento di capitale.

Categories: Finanza e Mercati