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Сара Кертис, установившая исторический мировой рекорд на чемпионате Европы по плаванию в возрасте всего 19 лет: итальянка с матерью нигерийского происхождения, она также преодолевает предрассудки.

L’azzurra mette a segno un clamoroso 26”63 nei 50 dorso, migliorando di ben 23 centesimi di secondo il precedente primato che apparteneva alla campionessa olimpica Kaylee McKeown

Сара Кертис, установившая исторический мировой рекорд на чемпионате Европы по плаванию в возрасте всего 19 лет: итальянка с матерью нигерийского происхождения, она также преодолевает предрассудки.

Ci sono record che misurano soltanto la velocità. E poi ce ne sono altri che, per il momento in cui arrivano, per la persona che li realizza e per ciò che rappresentano, diventano qualcosa di più grande. Il 26”63 di Sara Curtis nei 50 dorso, nuotato nella semifinale degli Europei di Parigi, appartiene alla seconda categoria. A 19 anni, l’azzurra ha riscritto il limite del mondo e ha spalancato una porta sul futuro del nuoto italiano.

Ventitré centesimi che valgono un’epoca

Il dato più impressionante è il margine. Curtis ha abbassato di 23 centesimi di secondo il precedente record mondiale, che era di 26 ”86 e apparteneva all’australiana Kaylee McKeown, cinque volte campionessa olimpica. La primatista australiana aveva stabilito quel tempo a Budapest il 20 ottobre 2023.

Nel nuoto dei 50 metri, dove una gara dura poco più di 26 secondi e ogni centesimo può decidere una finale, 23 centesimi sono un’enormità. Significa migliorare il primato precedente di quasi lo 0,9 per cento: una distanza che, in una specialità tanto esplosiva, assume un peso enorme.

E c’è un altro numero che racconta la portata dell’impresa. Appena un mese e mezzo prima, al Sette Colli di Roma, Curtis aveva stabilito il record europeo in 27 ”07. A Parigi è scesa a 26”63: на 44 цента меньше rispetto al primato continentale che lei stessa aveva fissato. A giugno quel 27”07 era già il quinto tempo di sempre sulla distanza. Ora il nome di Sara Curtis è in cima a tutti.

A 19 anni, il futuro è già presente

Il record arriva quando Curtis non ha ancora compiuto vent’anni: è nata il 19 agosto 2006 a Savigliano, nel Cuneese. E questo rende la prestazione ancora più significativa in prospettiva.

Non siamo davanti a un’atleta arrivata al vertice dopo una lunga carriera, ma a una nuotatrice che sta appena entrando nella piena maturità agonistica. Il suo percorso è già straordinario: da junior aveva conquistato cinque medaglie mondiali e quindici europee, mentre nel 2024 aveva firmato il record mondiale juniores dei 50 dorso in vasca corta. Nel 2025 era diventata la prima italiana a disputare una finale mondiale dei 100 stile libero, chiudendo ottava a Singapore.

Ora arriva il salto definitivo: non più soltanto promessa, ma primatista mondiale assoluta. E il dato forse più interessante è che Curtis non sembra aver ancora raggiunto il proprio limite. La sua parabola, se confermata dalla crescita tecnica e dalla continuità, può accompagnare il nuoto italiano per almeno un intero ciclo olimpico, fino a Los Angeles 2028 e oltre.

Un’italiana, senza asterischi

Ma la storia di Curtis ha anche un significato che va oltre il cronometro. Sara è nata e cresciuta in Piemonte, da padre italiano e madre nigeriana. È italiana, veste la maglia azzurra e rappresenta l’Italia nelle competizioni internazionali. Eppure ha dovuto rispondere a chi, sui social, arrivava persino a sostenere che i suoi record fossero «nigeriani». Lei ha replicato ricordando semplicemente la propria identità: «Il tricolore lo vestirò per sempre perché sono italiana». Ha definito «ripugnanti» gli attacchi ricevuti per il colore della pelle.

È qui che il record di Parigi acquista un valore simbolico particolare. Un’italiana nera, con radici africane, ha preso il record del mondo e lo ha fatto nuotando per l’Italia. Non come eccezione da celebrare, ma come una delle tante possibili facce dell’Italia contemporanea.

Il punto non è trasformare il colore della pelle di Curtis nel motivo del suo successo: sarebbe un altro modo per ridurla a un’etichetta. Il punto è esattamente l’opposto. Il suo exploit rende evidente quanto siano fragili i pregiudizi che pretendono di stabilire chi possa essere considerato italiano.

Quando Sara Curtis sale sul blocco di partenza, non esiste una versione «più italiana» della sua pelle. Esiste un’atleta italiana che parte, nuota e arriva davanti a tutte. E il cronometro, che non conosce pregiudizi, lo certifica con una precisione assoluta.

Il record come risposta

C’è dunque una coincidenza quasi perfetta tra il messaggio sportivo e quello umano. Curtis aveva già detto che essere nata da due culture diverse rappresenta per lei «un grande arricchimento». Ora quel doppio patrimonio diventa anche una delle immagini più potenti dello sport azzurro.

Il record mondiale non cancella le discriminazioni e non risolve da solo il problema dei pregiudizi. Ma produce qualcosa di importante: sposta il racconto. Perché la ragazza che qualcuno aveva provato a definire «non abbastanza italiana» oggi è semplicemente la donna più veloce del mondo nei 50 dorso.

Ventitré centesimi hanno cancellato il record di McKeown. Ma possono anche cancellare, almeno per un momento, una vecchia idea di Italia: quella che pretende di riconoscere un italiano dal colore della pelle. A Parigi, Sara Curtis ha fatto molto più che nuotare in 26”63. Ha mostrato quanto può essere veloce un’Italia capace di riconoscersi in tutte le sue figlie e in tutti i suoi figli.

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