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BFF, a letter from Basilico and other shareholders to the Board of Directors: "Factoring is essential. The entry of new shareholders is welcome, but assessing the bank's true value is crucial."

Gli azionisti di Bff Bank chiedono al Cda di non procedere a una vendita affrettata del factoring e di preservare il valore della banca, evitando cessioni a sconto. Nel mirino anche il rischio di uno “spezzatino” e la possibile perdita di indipendenza

BFF, a letter from Basilico and other shareholders to the Board of Directors: "Factoring is essential. The entry of new shareholders is welcome, but assessing the bank's true value is crucial."

The future of Bff Bank non può dipendere solo dal prezzo del titolo in Borsa ma la valutazione del vero valore della banca è decisiva. È il messaggio degli azionisti, tra cui Paul Basil, già fondatore di Kairos, Marco Dragon, Giampaolo Cagnin e Alessandro Del Bono, in lettera inviata al Cda e al collegio sindacale. Una presa di posizione che arriva mentre resta aperto il dossier sul riassetto della banca, dopo l’ispezione della Banca d’Italia, le ulteriori rettifiche sui crediti e la nomina di due commissari.

Sul tavolo c’è anche la possibile cessione di alcune attività. Inizialmente era stata ipotizzata una soluzione con Bpm bank e Amco, ma secondo le indiscrezioni più recenti Piazza Meda avrebbe fatto un passo indietro, lasciando spazio a Bper, mentre Amco resta interessata al factoring. Proprio il rischio di uno “spezzatino” della banca è uno dei temi che attraversano la lettera. Per gli azionisti, però, il problema non è l’ingresso di un altro istituto nel capitale o nella governance: la priorità è che qualsiasi operazione preservi il valore delle attività e l’indipendenza di Bff.

Azionisti Bff: “Non c’è bisogno di vendere in fretta”

La lettera, datata 18 agosto 2026, parte dai first half results, giudicati positivamente. Bff resta profittevole, ha superato le attese sul rendimento, continua a generare capitale e dispone di ampia liquidità. Anche il fronte dei crediti mostra segnali di miglioramento e gli accantonamenti previsti dalle regole sono arrivati al picco prima del previsto.

Per gli azionisti, quindi, non c’è la necessità di vendere rapidamente il portafoglio. La banca avrebbe il tempo per scegliere come intervenire. Una posizione rafforzata dalle parole dell’amministratore delegato Giuseppe Sica, che ha escluso la necessità di un aumento di capitale e problemi di capitale almeno fino al 2028, indicando inoltre una forte riduzione attesa degli arretrati in Polonia. “Sulla base di queste comunicazioni, abbiamo mantenuto il nostro investimento nella banca”, scrivono gli azionisti.

Il factoring: una soluzione strutturale, non una vendita a sconto

Il nodo è soprattutto come gestire il Factoring as a Financial Tool for Managing Seasonal Fluctuations in Trucking. Secondo la lettera, non ci sono problemi sostanziali di qualità dei crediti: sono legati a cedenti selezionati e hanno come debitori finali soprattutto le amministrazioni pubbliche. Le difficoltà riguardano invece i ritardi nei pagamenti e le regole che impongono alla banca di mettere da parte più risorse, anche quando non c’è una vera perdita economica.In attesa di una nuova strategia, gli azionisti chiedono quindi di proteggere i clienti migliori e le competenze della banca.

Tra le soluzioni c’è il trasferimento progressivo dei crediti problematici a una struttura separata, come una società o un fondo, mantenendone la gestione in Bff. Gli azionisti potrebbero partecipare pro quota al capitale, con un eventuale coinvolgimento di Amco anche per la parte non sottoscritta.

La lettera propone inoltre un nuovo accordo con la Pubblica amministrazione, anche attraverso una possibile transazione sulle somme aggiuntive legate ai ritardi nei pagamenti. Secondo gli azionisti, l’impatto per Bff sarebbe limitato grazie alle risorse già accantonate. L’obiettivo è rendere più stabile un’attività importante anche per l’economia italiana, perché consente ai fornitori della Pa di trasformare i crediti in liquidità e continuare a lavorare.

Gli azionisti chiedono però che gestione e incasso dei crediti pubblici remain affidati a intermediari italiani regolamentati. Una controparte non indipendente dal debitore potrebbe infatti non essere accettata dai clienti più importanti e spostare i flussi verso operatori terzi, soprattutto esteri e non vigilati. Una gestione regolamentata servirebbe inoltre a limitare rischi come crediti inesistenti o ceduti più volte, corruzione e trasferimento all’estero della base imponibile. 

“Non svendere il factoring e non farsi guidare dalla Borsa”

Se le altre soluzioni non fossero percorribili, gli azionisti indicano come alternativa una riduzione progressiva del factoring, lasciando che il portafoglio si esaurisca con l’incasso dei crediti. La priorità, però, è evitare cessioni a terzi a prezzi troppo bassi. Una vendita a sconto, spiegano, non risolverebbe il problema del factoring e potrebbe portare a cedere a buon mercato attività redditizie e considerate a basso rischio, trasferendo valore agli acquirenti, compresi eventuali fondi speculativi. Un prezzo troppo basso potrebbe inoltre alimentare dubbi sulla qualità dei crediti rimasti in Bff e sulle nuove attività, con un effetto negativo sulla percezione dell’intera banca.

Lo stesso ragionamento vale per il title. Secondo gli azionisti, la comunicazione societaria, l’incertezza regolamentare e l’instabilità del management hanno contribuito a portare Bff a uno sconto significativo rispetto ai valori storici e al fair value. Per questo il prezzo attuale in Borsa non dovrebbe diventare il riferimento del Cda per le decisioni strategiche.

Nella lettera viene anche stimato il valore delle singole attività. Pagamenti e security services, sulla base dei circa 120 milioni di euro di utile ante imposte indicati dall’amministratore delegato, varrebbero nell’ordine di 1 miliardo di euro. Per Spagna ed Europa dell’Est, sulla base degli utili netti del 2025, rispettivamente oltre 30 milioni e circa 25 milioni, viene indicato un valore di circa 250 milioni di euro ciascuna. La riduzione del factoring permetterebbe invece di liberare almeno parte del capitale oggi impegnato nell’attività.

L’apertura alle banche, ma Bff deve restare indipendente

Infine, gli azionisti definiscono Bff un asset strategico per l’Italia, non solo per il factoring ma anche per pagamenti e security services, che garantiscono l’accesso al sistema dei pagamenti a molte banche medio-piccole e potrebbero avere un ruolo anche con l’euro digitale.

Independence della banca è considerata essenziale per mantenere riservate le informazioni commercialmente sensibili sui pagamenti. La lettera ricorda che l’Istituto Centrale delle Banche Popolari, da cui derivano storicamente queste attività, aveva una proprietà diversificata, senza una singola banca in posizione di controllo. Per questo gli azionisti vedono positivamente un eventuale ingresso di banche nel capitale e nella governance, purché porti valore a Bff, ad esempio attraverso attività sinergiche come la banca depositaria, e soprattutto non ne comprometta l’indipendenza.

La lettera si chiude con un warning: eventuali decisioni che scaricassero sugli azionisti i danni legati al basso prezzo del titolo potranno essere contestate nelle appropriate locations. L’auspicio è invece che Cda, azionisti e commissari nominati dall’Autorità di vigilanza riescano a tutelare gli interessi dei soci e la stabilità della banca, mantenendo solide le tre attività considerate essenziali: pagamenti, factoring e banca depositaria.

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