L’investimento in Generali resta “finanziario, stiamo osservando perché l’ambiente si sta muovendo e, quindi, in funzione di quello prenderemo le nostre decisioni”, ha detto l’amministratore delegato di Unicredit in un’intervista a Class Cnbc nel giorno della presentazione del miglior semestre della storia della banca, chiuso con un utile netto di 6,1 miliardi di euro. Un risultato che ha permesso a Piazza Gae Aulenti di alzare la guidance sull’utile del 2026 che, si stima, sarà ben superiore a 11 miliardi di euro, circa 11,5 miliardi escludendo i costi di integrazione.
Il manager ha ribadito che “per il momento, l’abbiamo detto più di una volta, siamo osservatori”, della seconda fase del risiko bancario innescata in Italia dall’opas di Intesa Sanpaolo su Mps. Ma più che come una chiusura le parole di Orcel suonano più come un “aspettiamo e vediamo quello che succede”. In Italia, ha poi aggiunto in call “ci troviamo in uno scenario in cui, in 4 o 5 anni, potremmo guadagnare organicamente metà della quota di mercato che otterremmo acquistando una di queste banche di medie dimensioni, e a costo zero”.
की बात कर रहे हैं मोंटे देइ पस्ची il manager ha però smentito seccamente l’esistenza di trattative con Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, in merito alla quota che la finanziaria lussemburghese detiene nel capitale di Rocca Salimbeni (pari al 17,53%).
Orcel su Commerz: “Eventuale fusione in due o tre anni”
“Siamo convinti che ci vorranno due o tre anni per mantenere le banche separate prima di intraprendere qualsiasi azione e, per essere chiari, anche se avessimo una quota maggiore, non procederemmo alla fusione prima“, ha affermato l’Ad di Unicredit parlando di Commerzbank nel corso della conference call sui risultati semestrali con gli analisti.
“Ora ci troviamo in un periodo che potrei definire di stallo, tra la chiusura dell’offerta e il potenziale ottenimento delle autorizzazioni, che potrebbe richiedere dai 4 ai 5 mesi o anche di più. In questo periodo, ha perfettamente senso allinearci con le altre parti interessate, sia il Governo tedesco sia il comitato aziendale”, ha spiegato il manager.
“Crediamo davvero – ha aggiunto Orcel – che questa fusione debba essere realizzata nel modo giusto e la differenza tra una fusione di successo e una fallita sta proprio nel modo in cui la si attua. Riteniamo che avere due banche allineate per principi, valori, cultura, modello, tecnologia, renda la fusione molto più agevole e molto più efficace”, ha aggiunto Orcel.
Commerz: Unicredit aperta a dialogo con il governo e a concessioni ai vertici
Dagli aspetti operativi alla politica. Con il जर्मन सरकार “vorremmo trovare un modo coerente di andare avanti” e “saremmo lieti di mantenerli come azionisti” all’interno del capitale di Commerz, ha detto Orcel in call con gli analisti finanziari, parlando dei futuri colloqui con Berlino: “Quello che cerchiamo è un dialogo diretto in cui sia possibile chiarire gran parte dei malintesi e, a nostro avviso, delle informazioni fuorvianti”.
Da questo punto di vista, ha assicurato, “potremo dimostrare che i punti su cui siamo d’accordo sono molti di più di quelli su cui siamo in disaccordo”, ha affermato il ceo di Unicredit dopo che la settimana scorsa il Governo di Berlino ha detto di non voler ostacolare l’operazione.
Parlando invece del management della seconda banca tedesca, nell’intervista rilasciata questa mattina a Class Cnbc, Orcel ha detto: “La buona notizia, riguardo al rifiuto di Commerzbank di collaborare, – ha affermato – è che non abbiamo fatto alcuna concessione. Siamo arrivati ad avere il controllo, potenzialmente, senza dover fare alcuna concessione, come di solito si fa in una transazione. Quindi ora siamo abbastanza aperti”.
Orcel si dice convinto che anche per i sindacati e il governo tedesco sia “il momento giusto, probabilmente” per avviare un dialogo sul futuro di Commerz. “La mia interpretazione – spiega – è che tutti abbiano lasciato che l’offerta andasse avanti, per vedere quale sarebbe stata la posizione finale degli azionisti. E ora stanno facendo il punto della situazione”. Tirando le somme, secondo il ceo, questo è “il momento giusto, da qui all’autorizzazione, per dialogare” e “quando parleremo faccia a faccia, le persone si renderanno conto che siamo d’accordo su molto più di quanto pensino”.
