Dopo il successo riscosso al Bozar di Bruxelles, dove è stata presentata nei primi mesi dell’anno, l’esposizione approda a Milano in una versione ampliata, arricchita da nuovi prestiti internazionali. Oltre cento opere tra dipinti, sculture, manoscritti, disegni e oggetti d’arte – dialogano tra loro in un percorso che attraversa la fine del Quattrocento e il Cinquecento, dimostrando come il Rinascimento non abbia celebrato soltanto la perfezione delle forme, ma abbia fatto della deformità, della stranezza e persino del grottesco un terreno privilegiato di ricerca artistica.
La curatela e il coordinamento
प्रदर्शनी, द्वारा क्यूरेट की गई Chiara Rabbi Bernard con il coordinamento generale di जियानफ्रेंको ब्रुनेली, costruisce un racconto rigoroso ma accessibile, sostenuto da prestiti di eccezionale qualità provenienti dai maggiori musei internazionali: dai Musei Vaticani al Louvre, dal Prado al British Museum, fino al Kunsthistorisches Museum di Vienna e alla National Gallery of Art di Washington. Una concentrazione di capolavori che restituisce il respiro europeo del Rinascimento. Fin dalle prime sale emerge chiaramente come il concetto di bellezza rinascimentale non possa essere ridotto alla sola armonia classica. Se l’antichità offre agli artisti un sistema di proporzioni perfette, è proprio l’eccezione, l’anomalia e il diverso a rivelarsi il motore dell’innovazione figurativa. La scoperta della Domus Aurea e delle grottesche introduce infatti un nuovo immaginario in cui il fantastico, il mostruoso e l’ibrido cessano di essere semplici deviazioni dalla norma per diventare linguaggi autonomi dell’invenzione artistica. Particolarmente riuscita è la sezione dedicata al ritratto, dove la mostra mette in relazione l’ideale femminile con la progressiva affermazione dell’individualità. Da una parte le “Belle”, immagini sospese in una perfezione quasi astratta; dall’altra i volti reali, segnati dalla psicologia, dalla maturità e dall’esperienza. L’influenza della pittura fiamminga introduce uno sguardo più diretto sulla persona, anticipando una sensibilità moderna che privilegia la verità rispetto all’idealizzazione. Uno dei nuclei più affascinanti riguarda invece il rapporto tra meraviglia e deformità. Figure come सिमोनेटा वेस्पुची, trasformata nell’archetipo della bellezza rinascimentale, convivono con personaggi quali il celebre nano मोर्गन्टे, la cui eccezionalità fisica diventa soggetto artistico e simbolico. Il visitatore comprende così come il Rinascimento fosse molto meno uniforme di quanto spesso venga raccontato: accanto alla ricerca della perfezione convivono curiosità scientifica, osservazione del reale e interesse per tutto ciò che sfugge ai canoni.
È forse proprio qui che la mostra trova la sua lettura più contemporanea
L’arte rinascimentale appare infatti sorprendentemente vicina ai temi del nostro tempo, interrogandosi sull’identità, sulla rappresentazione del corpo, sulla costruzione dell’immagine pubblica e sul rapporto tra naturale e artificiale. Emblematica, in questo senso, è la sezione dedicata al “farsi bella”, dove cosmetici, specchi, pettini e raffinati oggetti da toeletta raccontano come il desiderio di modificare il proprio aspetto non sia affatto un’invenzione contemporanea. La cosmesi diventa una forma di intervento sul corpo analoga al lavoro dell’artista sulla materia: entrambe cercano di correggere la natura, pur rischiando talvolta di produrre effetti opposti, trasformando la ricerca della perfezione in deformazione. Il percorso acquista ulteriore forza nelle sale dedicate al Manierismo. Qui il visitatore assiste alla progressiva dissoluzione dei modelli assoluti della classicità. Con लियोनार्डो, ड्यूरर e gli artisti del Cinquecento il deforme smette di essere semplice curiosità e conquista una propria dignità estetica. Nasce così quella che potremmo definire una vera “estetica dell’imperfezione”, nella quale anche il brutto, se rappresentato con maestria, possiede una propria bellezza. La conclusione della mostra, affidata alle celebri coppie male assortite, sintetizza efficacemente l’intero progetto curatoriale: il bello non esiste senza il suo contrario. I due poli si definiscono reciprocamente e trovano nell’arte il luogo privilegiato della loro riconciliazione. Più che una mostra sulla bellezza, “Bellezza e Bruttezza” è una riflessione sulla libertà dello sguardo. Dimostra come il Rinascimento, spesso identificato esclusivamente con l’ideale di perfezione, sia stato in realtà il laboratorio in cui l’arte ha imparato a riconoscere valore anche nell’imperfetto, nel diverso e nel sorprendente.
जॉन बज़ोली, इंटेसा सानपोलो के एमेरिटस राष्ट्रपति कहते हैं: "Dopo il successo riscosso al Bozar di Bruxelles, la mostra “Bellezza e Bruttezza” approda alle Gallerie d’Italia di Milano. Frutto dei prestiti concessi da autorevoli musei nazionali ed esteri, l’esposizione presenta oltre cento opere del Rinascimento italiano e nord-europeo, che trattano uno dei temi più suggestivi e universali della cultura occidentale. Grazie all’impegno profuso da Intesa Sanpaolo a favore dell’arte e della cultura risulta confermato anche da questa iniziativa il ruolo di rilievo ormai acquisito dalle Gallerie d’Italia nel panorama museale nazionale e mondiale."
L’allestimento, firmato dallo Studio Lucchi & Biserni, accompagna il visitatore con eleganza senza mai sovrastare le opere, mentre il catalogo pubblicato da Società Editrice Allemandi rappresenta un prezioso strumento di approfondimento.
