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Italian industry growing despite the crisis: exports, investments, and technology will support manufacturing in 2026.

Secondo quanto emerge dalla Newsletter Analisi dei Settori Industriali di luglio 2026 realizzata da Prometeia, lo scenario rimane molto incerto ma il nostro sistema industriale sembra reggere: ecco i dati

Italian industry growing despite the crisis: exports, investments, and technology will support manufacturing in 2026.

L’industria manifatturiera italiana continua a mostrare una sorprendente capacità di tenuta nonostante uno scenario internazionale segnato da tensioni geopolitiche, rincari energetici e nuove pressioni inflazionistiche. Nei primi quattro mesi del 2026 il fatturato del settore è cresciuto del 2,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre, depurando il dato dall’effetto dell’aumento dei prezzi, la crescita reale si attesta all’1,1%. È quanto emerge dalla Newsletter Analisi dei Settori Industriali di luglio 2026 realizzata da Prometeia.

La fotografia restituisce un sistema industriale che continua a crescere, pur con velocità differenti tra i comparti e con un quadro di forte incertezza legato ai conflitti in Medio Oriente e sul fronte russo-ucraino.

I prezzi continuano a sostenere il fatturato

Una parte significativa della crescita del giro d’affari deriva dall’aumento dei prezzi alla produzione, saliti dell’1,4% nei primi cinque mesi dell’anno e dell’1,8% nel trimestre marzo-maggio. A pesare sono soprattutto i rincari dell’energia, del petrolio e dei derivati, ma anche gli aumenti dei costi di trasporto e le difficoltà negli approvvigionamenti dopo la chiusura dello stretto di Hormuz.

L’Italia non rappresenta un’eccezione. Nello stesso periodo i prezzi alla produzione sono aumentati dell’1,9% in Germania, dell’1,6% in Spagna e dell’1,1% in Francia, confermando una pressione inflazionistica diffusa in tutta Europa.

Produzione industriale meglio della Germania

I dati sulla produzione confermano la resilienza dell’industria italiana. Nei primi cinque mesi del 2026 la produzione manifatturiera è cresciuta dello 0,8%, dato che sale all’1,4% considerando il solo trimestre marzo-maggio. Nel confronto europeo la performance italiana appare sostanzialmente allineata alla Francia (+1,6%) e inferiore soltanto alla Spagna (+2,9%), mentre la Germania continua ad attraversare una fase di forte difficoltà con una contrazione del 3,4%.

Particularly pesante il calo dell’automotive tedesco (-7,8%) e della meccanica (-4,3%), due filiere strettamente collegate anche alla manifattura italiana.

Elettrotecnica e meccanica guidano la crescita

La graduatoria dei comparti vede al primo posto l’Elettrotecnica, che registra un incremento del fatturato reale del 7,7% nei primi quattro mesi dell’anno. Segue la Meccanica con un +5,1%, sostenuta dalla ripresa degli investimenti in beni strumentali e dagli interventi collegati al PNRR e alla doppia transizione digitale ed energetica. Sul podio sale anche l’Elettronica (+4,5%), trainata sia dai semiconduttori sia dalla domanda di hardware informatico.

Crescono inoltre Farmaceutica (+4,4%), Autoveicoli e moto (+4,3%) e Metallurgia (+4,2%), mentre i comparti dei beni intermedi registrano incrementi più contenuti: Altri intermedi (+1,4%), Prodotti e materiali da costruzione (+1,2%) e Prodotti in metallo (+1,1%). I settori in maggiore difficoltà restano quelli legati ai consumi delle famiglie. Il Sistema moda perde lo 0,4%, Alimentare e bevande arretra dell’1,1%, Largo consumo dell’1,6%, Mobili del 3,2%, mentre gli Elettrodomestici chiudono la classifica con una flessione del 5%.

Ripartono gli investimenti

A sostenere il manifatturiero è soprattutto il ritorno degli investimenti. Nel primo trimestre del 2026 gli investimenti in macchinari sono aumentati del 5,5% su base annua e del 2,4% rispetto all’ultimo trimestre del 2025, grazie al rinnovo degli incentivi fiscali, al nuovo iperammortamento con deduzione fino al 180%, alla spinta del PNRR e alla crescente domanda di tecnologie per la transizione digitale.

Positivo anche l’andamento degli investimenti in software e tecnologie digitali, in crescita da diversi anni e ulteriormente rafforzati dalla diffusione dell’intelligenza artificiale. Le costruzioni segnano invece un aumento del 3,9%, sostenuto dalle opere pubbliche del PNRR, mentre si attenua progressivamente l’effetto espansivo del Superbonus nel comparto residenziale.

Export oltre le aspettative

Nonostante il rafforzamento dell’euro, la concorrenza cinese e i dazi statunitensi, il commercio estero continua a rappresentare uno dei principali motori della manifattura italiana. Nei primi quattro mesi del 2026 le esportazioni di beni manifatturieri crescono del 3,1% a valori correnti e del 2,2% a prezzi costanti. Le vendite verso i Paesi dell’Unione Europea aumentano del 2,3%, mentre quelle dirette ai mercati extra-Ue registrano un incremento del 4,1%.

Gli Stati Uniti confermano una notevole capacità di assorbimento del made in Italy, superando la Germania come principale mercato di destinazione dell’export manifatturiero italiano. A trainare sono soprattutto Farmaceutica, Meccanica e filiera dei metalli, favorita anche dagli scambi di oro non monetario.

On the opposite side continuano a crescere le importazioni dalla Cina (+3,7%), concentrate in particolare su automotive, elettronica ed elettrotecnica, comparti nei quali Pechino consolida la propria leadership tecnologica.

Consumption still weak

Il principale elemento di fragilità resta rappresentato dalla domanda interna. Le famiglie continuano infatti a mantenere un elevato tasso di risparmio, frenando soprattutto gli acquisti di beni voluttuari e semidurevoli. Tengono invece i consumi di beni durevoli, sostenuti dagli incentivi alle auto elettrificate introdotti nel 2025, anche se una quota crescente della domanda viene soddisfatta attraverso le importazioni.

The perspectives

According to Prometheia, lo scenario resta caratterizzato da elevata incertezza. Le tensioni geopolitiche, l’evoluzione dei prezzi energetici e la normalizzazione dei flussi commerciali attraverso Hormuz continueranno a influenzare l’industria nei prossimi mesi.

A mitigare i rischi potrebbero contribuire il piano infrastrutturale tedesco, i nuovi programmi europei per la difesa e il pacchetto sulla sovranità tecnologica, mentre un punto di forza dell’industria italiana resta la solidità finanziaria delle imprese. L’analisi dei bilanci 2024 delle quattro principali manifatture europee evidenzia infatti una patrimonializzazione elevata, una maggiore capacità di generare cassa e una liquidità superiore rispetto ai concorrenti di Germania, Francia e Spagna, elementi che potrebbero sostenere nuovi investimenti nella digitalizzazione e nell’intelligenza artificiale anche nella seconda parte del 2026.

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