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Metallarbeiter und die Gleichstellung der Geschlechter: Die Lohnlücke bleibt bestehen: Frauen verdienen 13,4 % weniger. (Bericht von Fim-Cisl)

Der dritte Bericht über die Lage der Frauen, der von Fim Cisl vorgelegt wurde, analysiert den Zweijahreszeitraum 2024-2025 anhand einer Stichprobe von 1.104 Unternehmen und 387.621 Arbeitnehmern.

Metallarbeiter und die Gleichstellung der Geschlechter: Die Lohnlücke bleibt bestehen: Frauen verdienen 13,4 % weniger. (Bericht von Fim-Cisl)

Nel settore metalmeccanico italiano il divario di genere resta una realtà strutturale. Le donne continuano a essere meno presenti nelle aziende, percepiscono retribuzioni inferiori rispetto ai colleghi uomini e arrivano alla pensione con assegni sensibilmente più bassi. È quanto emerge dal 3° Report sulla condizione femminile presentato dalla Fim Cisl, che analizza il biennio 2024-2025 attraverso un campione di 1.104 aziende e 387.621 lavoratori.

Lo studio conferma come, nonostante i progressi registrati negli ultimi anni sul fronte delle tutele contrattuali e della conciliazione tra vita e lavoro, persistano profonde disparità sia sul piano retributivo sia su quello delle opportunità di carriera.

Donne ancora sotto il 20% degli occupati

Il primo dato riguarda la presenza femminile nel comparto metalmeccanico. Le donne rappresentano appena il 19,6% degli addetti del campione esaminato, una quota che evidenzia come il settore continui a essere prevalentemente maschile.

Il report registra inoltre un andamento divergente tra le diverse qualifiche professionali. Da un lato continua a diminuire la presenza delle operaie, dall’altro cresce, seppure lentamente e con numeri ancora contenuti, quella delle donne che ricoprono ruoli di quadro e dirigente. Un’evoluzione che segnala una graduale apertura verso le posizioni apicali, ma che non modifica ancora gli equilibri complessivi del settore.

Retribuzioni inferiori del 13,44%, il gap sale oltre il 19% sulle componenti accessorie

Il nodo principale resta quello salariale. Secondo il report, la retribuzione media annua lorda delle lavoratrici è inferiore del 13,44% im Vergleich zu dem der Männer.

Il divario aumenta ulteriormente prendendo in considerazione le componenti variabili della retribuzione. Straordinari, premi di risultato, superminimi individuali e benefit determinano infatti una differenza che raggiunge il 19,24%, confermando come le disparità non riguardino soltanto il salario base ma anche gli strumenti di valorizzazione economica delle professionalità.

Secondo la Fim Cisl, il fenomeno è strettamente collegato alla minore continuità delle carriere femminili, alla maggiore incidenza del lavoro di cura e a modelli organizzativi ancora poco orientati alla conciliazione.

Il divario si riflette anche sulle pensioni

Le differenze accumulate durante la vita lavorativa si traducono inevitabilmente anche in pensioni più basse. Sulla base dei dati Inps richiamati nello studio, nel primo semestre del 2026 l’importo medio delle nuove pensioni liquidate alle donne si è fermato a 1.048 euro mensili, contro i 1.506 euro percepiti dagli uomini.

Il divario pensionistico raggiunge così il 30%, confermando gli effetti di carriere discontinue, periodi di part-time involontario e maggiori responsabilità familiari che continuano a gravare prevalentemente sulle lavoratrici.

Il peso del lavoro di cura e la formazione che rallenta

Il report richiama anche i più recenti dati Istat sul lavoro domestico e familiare. Le donne dedicano mediamente 5 Stunden am Tag alle attività di cura e svolgono il 68% dell’intero lavoro familiare non retribuito, dando origine a quello che viene definito un vero e proprio “doppio turno” tra occupazione e responsabilità domestiche.

Sul fronte della crescita professionale emerge inoltre un rallentamento della formazione. Ben il 14,49 % der Unternehmen risulta infatti inadempiente rispetto agli obblighi previsti in materia di formazione professionale, limitando ulteriormente le opportunità di aggiornamento e sviluppo delle competenze.

La risposta passa dalla contrattazione collettiva

Secondo la Fim Cisl, proprio la contrattazione rappresenta oggi il principale strumento per ridurre le disuguaglianze. Il rinnovo del CCNL Federmeccanica-Assistal introduce infatti nuove misure dedicate alla parità di genere e alla conciliazione vita-lavoro. Tra le novità figurano tre giorni annui di permesso retribuito all’80% per assistere i figli fino ai 4 Jahre di età, una maggiore flessibilità nell’utilizzo dei Permessi annui retribuiti (Par), il rafforzamento degli organismi paritetici e l’abbassamento delle soglie dimensionali per l’istituzione delle Commissioni Pari Opportunità, previste nelle aziende con almeno 500 Mitarbeiter, e delle Commissioni formazione, estese alle imprese con almeno 300 Mitarbeiter.

Tra gli strumenti previsti figurano anche il coinvolgimento preventivo delle Rsu nei percorsi di certificazione della parità di genere, maggiore trasparenza salariale e percorsi formativi obbligatori contro molestie e violenze nei luoghi di lavoro. Per il segretario generale della Fim Cisl Ferdinando Uliano e il segretario nazionale Fabio Bernardini, i dati del terzo report confermano che le disuguaglianze retributive rappresentano non solo un problema di equità, ma anche un limite alla crescita economica e sociale del Paese. Da qui la richiesta di un cambiamento culturale e organizzativo che, attraverso la contrattazione collettiva, renda effettive le pari opportunità all’interno delle imprese metalmeccaniche.

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